Il napoletano a Cambridge tra luci e ombre

Il napoletano a Cambridge tra luci e ombre

Napoli è una città spettacolare, ricca di cultura e tradizioni, però alla fine si sceglie di andare a Cambridge per lavorare

Il napoletano all’estero in fondo non si integra mai, conserva dentro di sé quelle tradizioni tipiche della propria terra, della città partenopea che porterà sempre nel cuore. Cambridge è una cittadina britannica famosa per i suoi prestigiosi college frequentati dai figli dei monarchi di tutto il mondo, degli oligarchi russi e degli sceicchi.

Le case in mattoncino e legno, con il tetto spiovente, riportano alla seconda metà del Cinquecento e passeggiando tra le stradine e i parchi, sempre ben curati, sembra di essere uno dei protagonisti della saga di Harry Potter, una delle serie più conosciute al mondo. Silenzio, rigore, ricerca scientifica, gentilezza, tutto racchiude Cambridge in una cornice spesso piovosa, a tratti uggiosa e poco soleggiata.

La vita dei napoletani emigrati a Cambridge

A chiusura dei locali aperti dai napoletani emigrati, poco prima delle 9 di sera, dal retrobottega, durante le pulizie di fine turno, una musica rimbalza in strada, poco in cuffia e molto in diffusione, spunta il cantante neomelodico di turno e ti senti subito a casa. Le attività aperte dai napoletani sono diverse, per lo più food e beverage.

La cucina tipica napoletana, si sa, è amata in tutto il mondo e basta aggiungere un apostrofo e una s alla fine del cognome per segnare l’appartenenza del Sud. La paninoteca, i piatti tipici della cucina partenopea, la pizza, il pesce, vengono proposti con successo alle migliaia di comitive di ragazzi che a Cambridge sono iscritti ai prestigiosi college.

Differenze tra la cittadina inglese e Napoli

La politica in Italia tuona: “Fuga dei cervelli, i nostri giovani devono rimanere qui non espatriare per necessità” ma poi non ci sono alternative, si è sottopagati, si vive di lavoro nero, di contributi persi e di falsi miti e speranze. A Cambridge vai a cena con il tuo capo, gli dai del tu, ti riconosce come suo pari, al Sud: io sono il capo e tu un mio sottoposto.

A Cambridge esiste lo smart working, non solo nel periodo della pandemia, esistono le ferie, i giorni di malattia, le esigenze personali, della famiglia e dei propri figli. In questa cittadina c’è un bus ogni cinque minuti che percorrere con puntualità lo stesso percorso senza incappare in buche o fossi e a volte voragini. Il sistema sanitario è efficiente, la delinquenza pari allo zero, addirittura si può lasciare una bicicletta senza catena per giorni nello stesso posto, la ritroverai sempre.

Il senso civico, quello sconosciuto, lì diventa uno stile di vita. Certo al mattino non ti svegli col sole in fronte, l’aria è frizzantina, non hai la signora sul pianerottolo che ti offre il caffè ma avere entrambe le cose in un’unica città sarebbe impossibile, un sogno ad occhi aperti. Ed è per questo che almeno una volta ogni due mesi si prenota l’aereo e si ritorna in Italia, a Napoli, lì dove tutto è possibile.

Spesso leggiamo: “Fuga delle nostre risorse, dei cervelli“. Ma perché lo stesso ragazzo, con le stesse qualità, la stessa preparazione, in Italia viene valutato diversamente? Puoi cambiare taglio e colore dei capelli ma sei sempre la stessa persona, non per Cambridge, qui sei migliore e vale la meritocrazia, spesso in Italia, invece, conta essere la moglie di o il figlio di.

A quaranta minuti di treno c’è Londra, dove tutto può succedere e all’improvviso, eppure la famiglia monarca inglese dovrebbe aver trasmesso un certo bon ton, che però rimane confinato a Buckingham Palace perché per le strade londinesi incontri culture di tutto il mondo, che si incrociano fra loro.

La cucina napoletana è imbattibile

Per il napoletano a Cambridge, nella dispensa della cucina, accanto al burro di arachidi e alla marmellata di arance, c’è il barattolo di mandorle tostate zuccherate cucinate dalla madre e il barattolo di sott’oli preparato dalla nonna.

La domenica bando agli hamburger, alla carne cotta con le verdure e trionfo del ragù con la salsa italiana fatta nel mese di agosto da mani esperte. Il thè si sorseggia alle 17.00, ma vuoi mettere un buon bicchiere di vino accompagnato dalla mozzarella di bufala campana, spedita in tempi record?

Non lo stesso sapore, impossibile, ma almeno la stessa sensazione di casa, quella che lasci per un futuro lavorativo migliore ma che col trascorrere degli anni ti crea un macigno nel cuore, un nodo alla gola e una rabbia contro chi le nostre terre le ha martoriate.

Partenope non si può dimenticare

Un paesaggio quello napoletano da togliere il fiato, bellezze architettoniche spettacolari, ricche di storia, una laurea presa in scienze del turismo e poi scegli Cambridge per lavorare. Alleviamo speranze in giovani che non potranno mai trasformarsi.

A Napoli c’è chi ritorna dopo anni, dopo aver sfidato la fortuna, altri non tornano più, cercano di ambientarsi, di imporsi che la vita è dove ti conduce la tua vittoria lavorativa, ma a distanza di due ore e mezzo di volo c’è sempre il calore umano di una città che ami e che a volte sei costretta ad odiare per non rimpiangerla.

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