A Napoli il Natale è dolce, anzi dolcissimo

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Dolci, tradizioni e devozioni del Natale all’ombra del Vesuvio

Il Natale è un momento di festa e condivisione, di unione familiare e tradizione. A Napoli ancora di più. La famiglia, che usa riunirsi al gran completo già durante l’anno di domenica, ritiene i pranzi e i “cenoni” delle festività natalizie un rito che va rispettato con tutte le sue “devozioni”.

La cucina napoletana è ricca di prelibatezze e nelle case di Napoli già alcuni giorni prima dei “rossi di calendario” ci si prepara per mettere in tavola leccornie di ogni tipo, rigorosamente fatte in casa seguendo la ricetta di famiglia tramandata di madre in figlio.

Benché già provati da innumerevoli portare di terra e di mare, i napoletani a Natale nel momento del dolce possono scegliere tra decine di specialità perché, in quanto a dolci natalizi, Napoli ha una tradizione tutta sua, vasta e inimitabile.

Ricette antichissime, alcune in arrivo dalle cucine dei tanti monasteri presenti in città. Ma a Napoli, sulla tavola natalizia, non mancano anche dolci di altre regioni, rivisitati in chiave nostrana ed apprezzate come quelli della tradizione.

I dolci partenopei del Natale

Tra quelli “made in Naples” ci sono i “Mustaccioli”, preparati con farina, acqua, zucchero, miele, mandorle, cacao, scorza d’arancia, cannella ed altre spezie, e poi ricoperti da cioccolato fondente. L’origine del nome sembra provenire dai “mustacchi”, i folti baffi di moda nell’Ottocento.

Per chi ha denti buoni sono irrinunciabili i “Roccocò”, dolci a forma di ciambella preparati con mandorle, miele, canditi di arancia e anice. La loro origine risale al 1300, nel Real Convento della Maddalena, dove le suore li preparavano. Il nome deriva dal francese “rocaille”, elemento decorativo a forma di roccia o conchiglia da cui, nel Settecento, trarrà origine anche il termine “rococò”.

Tra i dolci più golosi e calorici c’è poi il “Raffiolo”, a base di pan di Spagna, ricoperto di marmellata di albicocche e poggiato su una base di glassa di zucchero. Di questa prelibatezza esiste anche la versione “a cassata”, in cui i raffioli vengono farciti con crema di ricotta, cioccolato, zucchero, canditi, cannella maraschino e vaniglia.

In questo caso le calorie raggiungono vette inimmaginabili ma il peccato di gola vale assolutamente il gioco.  Anche i raffioli sono stati inventati in un convento. Questa delizia è infatti nata nel Settecento, nel monastero delle benedettine di San Gregorio Armeno.

Tra i più antichi c’è invece il “Divino Amore”, dolcetti preparati con un impasto di uova, zucchero, acqua e mandorle, arricchiti con canditi, vaniglia e scorze di limone, ricoperti di ostie, marmellata di albicocche e ghiaccia rosata. Il nome deriva dal Convento del Divino Amore di Spaccanapoli. Sembra che queste delizie siano state create nel XIII secolo, dalle suore del convento per Beatrice di Provenza, madre del re di Napoli Carlo II d’Angiò.

Nella loro tipica forma di “S” ci sono poi i “Susamielli” inventati dalle clarisse del Convento di Santa Maria della Sapienza. Anch’essi molto calorici, perché impastati con miele, mandorle, cannella, zucchero e scorze d’arancia. Forse proprio per questo impasto così ricco questi biscottini hanno ispirato il modo di dire “essere un susamiello” che, riferito ad una persona, significa essere pesante, pedante, indigesto.

Sulla tavola natalizia di un vero napoletano non può mancare la “Pasta reale”, un dolce assai diffuso in Sicilia ma preparato a Napoli in diverse forme quali frutti o anche pietanze salate.

Le suore di San Gregorio Armeno erano formidabili nella preparazione di questi dolci e una leggenda racconta che il re Ferdinando IV un giorno si recò nel convento dove le monache gli offrirono un ricco buffet di aragoste, pesci e polli arrosto che lui rifiutò perché aveva già mangiato. Le suore insistettero fino a convincerlo e il re, assaggiata la prima pietanza, si accorse che aragoste, polli e pesci in realtà erano dolci.

I tanti dolci delle famiglie napoletane

Ultimi solo in ordine di citazione ma considerati un must del Natale napoletano ci sono loro: gli “Struffoli”. Palline di pasta fritte cosparse di miele caldo e poi arricchite dalla “cucuzzata” un mix di cedro, arancia e zucca canditi e confettini colorati chiamati “diavolilli”.

Un tempo gli struffoli venivano preparati a Natale nei conventi, dalle suore dei vari ordini, e offerti in dono alle famiglie nobili in cambio dei loro atti di carità.

Sono uno dei dolci “della famiglia” ed ogni famiglia ha la sua ricetta per prepararli. C’è chi li fa enormi e chi piccolissimi, chi li preferisce morbidi e chi più croccanti, chi li frigge nell’olio o chi si attiene alla frittura nello strutto come si faceva anticamente. In qualsiasi modo siano preparati questi dolci squisiti sono sempre presenti a Natale.

Offerti con orgoglio durante le visite di auguri di amici e parenti, dopo il “cenone” o il pranzo di Natale, sulle lunghe tavolate durante le infinite partite di tombola in famiglia. Uno tira l’altro e smettere di mangiarli risulta un’impresa non facile.

A Natale a Napoli molte famiglie preparano anche la “Pastiera” che è un dolce tipico della Pasqua ma che molti cucinano ugualmente perché fa parte della tradizione e la tradizione non solo è sempre viva ma va sempre e comunque rispettata!

Anche la “Cassata siciliana” è spesso presente sulle tavole dei napoletani a Natale. Sarà perché è bella da vedere, perché il raffiolo napoletano nella variante “a cassata” la ricorda e trascina i palati più lussuriosi verso di sè, di fatto la Cassata c’è e si deve mangiare!

In fondo è Natale e a Napoli, soprattutto in un periodo di festa come questo, a tavola non si può correre il rischio di rimanere, come diceva Totò, “asciutti asciutti”.

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