Napoli, la limonata si beve solo a cosce aperte

Napoli, la limonata si beve solo a cosce aperte

La limonata a Napoli si beve in una maniera molto particolare

Un pizzico di bicarbonato, acqua frizzante, zucchero e limone. Sono questi gli ingredienti della limonata, a cosce aperte, così denominata perché quando si beve il contenuto del bicchiere sgorga fuori come un vulcano grazie alla presenza del bicarbonato. La banca dell’acqua, ecco dove trovarla, i famosi chioschetti sparsi in tutta Napoli, da via Foria fino a Mergellina.

Qui i turisti e i napoletani, soprattutto d’estate, si fermano per rigenerarsi con questa bevanda che è diventata il must delle pause di tutti quelli che passeggiano e che giustamente assetati hanno bisogno di una bevanda dal gusto semplice ma che attira la curiosità di tutti.

Come bere la limonata?

Le gambe si allargano in automatico una volta preso il bicchiere, per non far sporcare i pantaloni e le scarpe. Certo che i napoletani ne inventano di tutti i colori. Come il thè per gli inglesi anche la limonata è diventata una bevanda tipica della città partenopea. L’acqua deve essere molto frizzante, i limoni rigorosamente di Sorrento, buccia doppia e tanto succo, gli stessi utilizzati per il limoncello o la crema di limoni.

La classica granita non basta più per soddisfare il palato di grandi e piccoli, la classica grattachecca romana insomma, occorre una bevanda speciale che disseta senza essere troppo calorica. Allora al bando le bevande gassate o ricche di zuccheri come i classici sciroppi gusto fragola o menta per dare spazio alla limonata a cosce aperte con quel pizzico di bicarbonato che la rende al contempo dissetante e simpatica da degustare.

Il sarchiapone

Famoso anche il sarchiapone, termine dialettale con cui si indica una persona un po’ goffa, ma che in questo caso si riferisce a un drink pressoché identico alla limonata, solo con qualche cubetto di ghiaccio in più. Il bicarbonato viene aggiunto all’ultimo dall’acquafrescaio con un gesto veloce e deciso, e poi servito in fretta al cliente, che deve sbrigarsi a prendere posizione per evitare che la reazione tra limone, acqua gassata e bicarbonato faccia fuoriuscire tutta la bibita.

L’acquafrescaio

Per chi volesse provare questa curiosa tradizione basta imbattersi nei posti più suggestivi di Napoli, quelli con l’acquafrescaio pronto a servirti con un sorriso smagliante e pronto a ricordarti di bere in fretta per non sporcarti. Napoli è folclore anche nell’ideare una bevanda digestiva.

Non è la solita triste bevanda che disseta ma un tripudio di ingredienti semplici che mischiati tra di loro ti regalano un sorriso e una sosta piacevole per chi è disposto a fare diversi chilometri e visitare la città o prendere qualche minuto di pausa dall’attività lavorativa.

Il chioschetto è ormai una tappa fissa per i turisti che, da ogni parte d’Italia e del mondo, vogliono assaggiare la limonata a cosce aperte. Così tra il passaparola e la genuinità del prodotto, la limonata a cosce aperte è diventata famosa in tutto il mondo.

Gli acquafrescai a Napoli nascono nel ‘700 quando Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli, donò al popolo la fonte del Chiatamone, ovvero l’acqua ferrata e suffregna. Si tratta dell’acqua sulfurea di Santa Lucia, prediletta dai napoletani, che in passato ha rappresentato la principale fonte di guadagno per gli abitanti di via Chiatamone.

Le mummare

Gli acquafrescai erano degli ambulanti, camminavano con due anfore di creta, le famose “mummare“, che contenevano l’acqua ferrata per non farla scurire. Insieme alle anfore portavano due tinozze per lavare i bicchieri, un cesto con gli agrumi poggiato in testa, una serie di piatti legati ai pantaloni con una pinza che servivano per schiacciare i limoni. Ed infine un sacchetto di bicarbonato. Successivamente, nell’800, sono nate le banche dell’acqua: erano i ristori dei napoletani, in città ce ne erano a centinaia.

Venite a bere la limonata, quella originale, quella a cosce aperte” così d’estate, tra i vicoli di Napoli, si ascolta il richiamo della pausa estiva, del refrigerio, a cui nessuno può sottrarsi un po’ per curiosità, un po’ per tradizione.

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