Napoli, manifestazione pacifica per la Colombia

A Napoli nella giornata di domenica scorsa, 9 maggio si è tenuta una manifestazione pacifica per i diritti dei cittadini della Colombia

La manifestazione a Napoli

Nella giornata di domenica, si è tenuta una piccola manifestazione che aveva quasi il sapore di una festa; ma che denunciava i soprusi che in questi giorni schiacciano i diritti dei cittadini colombiani.
La comunità colombiana di Napoli e provincia si è riunita in Piazza Plebiscito con bandiere, danze tradizionali e musiche a ritmo di tamburi.
Il tutto mentre alcuni giovani si fermavano a spiegare, a chi accorreva a vedere, quanto accade attualmente in Colombia.

La richiesta

L’unica richiesta della comunità colombiana a Napoli, era semplicemente quella di denunciare e far conoscere il più possibile quanto accade attualmente in Colombia.
I cittadini colombiani di Napoli durante la loro manifestazione, inoltre denunciano una situazione di vera e propria dittatura dove a detta loro non è permessa più neanche la libertà di stampa.

Altre manifestazioni come questa di Napoli si sono tenute in tutta Europa, sul web spopolano video di Parigi e altre città maggiori piene di bandiere colombiane che sventolano in modo pacifico per i diritti di tutti i colombiani, lanciando l’hastag #SOSColombia.

La situazione attuale della Colombia

Da molti giorni, la Colombia versa in una tremenda situazione di rivolta; il caos regna nelle strade della città.
Da oltre due anni vige un conflitto interno che ha macchiato di sangue la storia di questo paese.

Dal 28 aprile migliaia di persone sono scese in strada nelle principali città della nazione per protestare contro il governo di centrodestra guidato da Ivan Duque.
Tutto è iniziato con l’aumento dell’iva che ha colpito le persone con reddito medio o basso. Da parte degli economisti viene spiegata come una scelta dovuta alla profonda crisi che impervia. Questa riforma, in aggiunta alla terza ondata di COVID, ha piegato ancor di più la popolazione che si è riversata nelle strade.

Il 2 maggio c’è stato un primo segno di marcia indietro del presidente annunciando il ritiro del progetto; in seguito Alberto Carrasquilla, ministro dell’Economia, si è dimesso. 
Questo non è bastato e le proteste sono continuate; nelle strade e nelle piazze sono scesi a manifestare gli studenti, per primi e a seguire tutte le altre categorie.

Le violenze

A seguito delle proteste sono iniziate delle violenze da parte della polizia, che hanno avuto una reazione molto dura nei confronti dei manifestanti. Le forze dell’ordine non hanno esitato a sparare sulle folle, provocando non pochi morti. Sono state organizzate persino delle ronde con lo scopo di trovare i giovani manifestanti.

Contro tali violenze si sono già esposti UE e Nazioni Unite con condanne per uso eccessivo di violenza. Si sono espresse in tal proposito anche Amnesty International e Human rights watch, senza però ottenere alcun risultato. Secondo fonti non ufficiali si parla di almeno 30 morti e numerosissimi feriti, si parla persino di infiltrati tra i manifestanti posizionati appositamente per creare scompiglio e per giustificare le reazioni delle forze dell’ordine.

I vescovi contro le violenze in Colombia

Durante la Conferenza episcopale colombiana (Cec) anche i vescovi si sono esposti in tal proposito; asserendo che la violenza non porta alcuna soluzione, e che allo stesso tempo il diritto alle manifestazioni non può essere violato.

“Respingiamo risolutamente, qualunque sia la loro origine, violazioni dei diritti umani, atti vandalici, blocchi alla mobilità e all’approvvigionamento alimentare, sparizioni di persone, attacchi contro l’integrità fisica di qualsiasi persona, danni causati alla proprietà pubblica e privata”.

I vescovi si sono soffermati anche sul ricordo dei morti, pregando per tutte le vittime.

“La violenza, il vandalismo, gli attacchi, l’abuso della forza e il caos sociale non risolvono nulla, poiché portano solo sofferenza e morte, soprattutto ai più poveri, oltre a delegittimare e rendere discutibile ogni protesta sociale”.

Questo incontro episcopale nasce anche a seguito di quanto detto da Papa Francesco:

“insistiamo sull’imperativo di avanzare verso la riconciliazione nazionale e verso la pace, con la partecipazione e gli sforzi di tutti i cittadini, senza perdere di vista che si tratta di un cammino arduo che richiede coraggio e perseveranza”.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.