Nena o nennella? La Spagna è vicinissima

Spagna

Cronaca di un rapporto d’amore infinito fra Napoli e la Spagna, alla scoperta di due lingue incredibilmente simili

I legami fra Napoli e la Spagna raccontano parte importante delle nostre radici e un emblema di questo rapporto è proprio la commistione fra le due lingue.

La lingua napoletana è in continua evoluzione, da millenni. Parlare di conservatorismo significherebbe smentire le basi storiche che hanno descritto l’evoluzione della nostra lingua, specchio dell’evoluzione della nostra terra, assimilando accenti, cadenze e peculiarità di ogni influenza culturale transitata alle falde del Vesuvio.

Partiamo col dire che il napoletano è riconosciuto dall’UNESCO come Lingua in Pericolo di Estinzione, in quanto tale viene parlata da più di 11 milioni di persone nel mondo, anche se considerando che Napoli è la quinta città al mondo per numero di napoletani (dopo San Paolo, Buenos Aires, Rio de Janeiro e Sydney, fonte Demographic Usa) la statistica potrebbe addirittura sottostimare i numeri. Tra le tante culture venutesi a incrociare con la nostra, dalla saracena alla greca passando per la francese, di sicuro quella più imponente e rilevante in epoca moderna è stata la spagnola.

La toponomastica arrivò dalla Spagna già nel 1500

Don Pedro de Toledo nel XVI secolo fece assumere tratti urbanistici moderni a Napoli, ravvivando la città con la costruzione di strade come Via Toledo, introducendo basi militari per reprimere eventuali rivolte interne, oppure zone ostello per soldati di passaggio come i quarteras (gli attuali Quartieri Spagnoli). Nell’attualità basti osservare i patios delle case spagnole e i cortili di quelle napoletane, per rendersi conto che la commistione non si è fermata all’edificazione di quartieri simbolo o di vie principali ma ha assorbito la quasi totalità dell’estetica della città.

L’identità linguistica fra i due popoli

Al contempo, volendo analizzare la lingua, non si è in presenza di semplici assonanze, suoni gutturali o rimandi all’idioma ispanico, ma di una vera e propria affinità linguistica. Il famoso “guappo” napoletano, talvolta “di cartone”, altre volte reale, non è altro che una trasformazione di “guapo”, bello, affascinante.

A proposito di somiglianze culturali e di stereotipi che a volte vessano sia i cugini spagnoli che noi partenopei, la cosiddetta “ammuina” utilizzata con connotazioni prevalentemente negative in napoletano, ha molto a che vedere col verbo “amohinar”, infastidire, irritare. L’uguaglianza lessicale (non somiglianza si badi bene) nella fattispecie la si riscontra, ad esempio, nel termine “abbuffà“, abbuffarsi, gonfiarsi, che in spagnolo è letteralmente bofar“, senza trasformazioni, senza avvalersi di sinonimi, dritto al punto.

La spaventosa somiglianza delle espressioni, leggere per credere

L’elemento più degno di nota riguarda i modi di dire che, probabilmente, vi sorprenderanno per quanto siano spaventosamente identici. Quanne buono buono in spagnolo diventa de bueno a bueno, che indica rassegnazione davanti ad accadimenti inevitabili. Cu mmico diventa conmigo, la prisa sarebbe la pressa, la fretta, ‘o paraustiello è legato all’espressione para usted, modo di porsi molto, troppo formale, a volte pretestuoso, visto che in Spagna l’uso di “usted” è limitato a situazioni estremamente formali.

Il nostro trezziare è terciar, dividere in tante piccole parti, ricollegabile al godersi qualcosa poco a poco, oppure scoprire carte da gioco pian piano.
Nei prossimi mesi se siete in città in periodo pasquale sentirete parlare spesso del casatiello, catapultatevi in Spagna e vi racconteranno del famoso ripieno al formaggio locale, la quesadilla.

Un amore eterno nel segno del fascino della storia

In ultimo, fa sorridere e trasmette tenerezza l’uguaglianza negli appellativi affettivi, la nenna, nennella, non è altro che nena in spagnolo, nene per il maschile. Un manuale d’amore vero e proprio, che intreccia non solo storia, usi e costumi, ma anche sentimenti, passioni e amori di questi due popoli, forse diversi, con storie di egemonia culturale e di cicatrici marcate dal tempo a loro modo poi non proprio così lontane.

Napoletani e spagnoli assumono la parvenza di due anime gemelle, due parti dello stesso cuore unite più che mai.

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