Nino D’Angelo e la sua Napoli

Nino D'Angelo

Quando il caschetto biondo segna un’epoca

Quanti cantanti napoletani conoscete? Un’infinità scommetto. Se vi dicessi, che ne so, doppio taglio, arrivereste a capire di chi sto parlando? E se vi dicessi orecchini? Peculiarità comuni a molte persone ma, se per caso, con due semplici parole vi facessi indovinare la persona di cui sto parlando? Facciamo questo gioco.

Caschetto biondo.

Se non cominciate a cantare Popcorn e patatine allora non possiamo essere amici. Sì, stiamo parlando di una figura iconica della musica napoletana e, permettetemi, non solo. Nino d’Angelo.

Quando parlo di musica, cosa che succede spesso, non mi pongo limiti sul genere e sull’artista. Freddie Mercury, Michael Jackson, Prince sono, personalmente parlando, sullo stesso livello di Pino Daniele, James Senese ed anche Nino D’Angelo. Non scherzo, lo abbiamo detto più e più volte su queste righe ed è un concetto che non smetterò mai di ripetere.

La musica è assolutamente soggettiva e ciò che emoziona Tizio può non toccare Caio quindi, perché giudicare? Eccoci, però, davanti al dilemma. Stai dicendo che tutti i cantanti sono uguali? No, ci mancherebbe, anche io ho i miei gusti ma denigrare un artista non è cosa da fare. In arte tutto è soggettivo. Discuto spesso con mia cugina per punti di vista diversi sull’arte moderna ed accetto, pur non condividendo, ciò che le trasmette.

Torniamo a noi.

Piccola biografia di Nino D’Angelo

Nino D’Angelo nasce a Napoli, precisamente nel quartiere di San Pietro a Patierno, nel 1957 da una famiglia poco agiata. Costretto a lasciare la scuola per lavorare ed aiutare in casa, essendo il primo di sei figli, Nino si rimbocca le maniche vendendo gelati e facendo il commesso in un negozio di scarpe.

Comincia, saltuariamente, a cantare in cerimonie varie e ad esibirsi in strada, soprattutto nella Galleria Umberto I e, successivamente, partecipando a vari concorsi tenuti in quel di Napoli. La svolta arriva nel 1976 quando pubblica, grazie al sacrificio economico di tutta la famiglia, il suo primo album A storia mia (‘O scippo) che lo renderà celebre in Campania e nel Sud Italia.

Sulla falsariga di Mario Merola, nel 1981 fa il suo esordio in TV con Celebrità, film basato sull’omonimo album uscito l’anno prima. Da lì in poi una sequela di film ed album fino ad arrivare sul palco di Sanremo, a cui partecipa per ben sei volte – anche se con risultati non proprio esaltanti – che lo renderanno, però, una figura iconica di Napoli. Tanto caos è scoppiato per via di Geolier e della sua canzone in napoletano. Nino D’Angelo lo aveva fatto nel 1986.

La semplicità delle emozioni

Ma perché parlare proprio di lui, oggi? Riflettevo sulla facilità con cui, e non mi riferisco solo ai VIP ed alle storie di gossip, le coppie si lascino andare così, anche dopo anni, senza combattere realmente per recuperare il rapporto. Lui si sposa all’età di 25 anni con Annamaria Gallo, compagna di vita da una vita, supporto e musa ispiratrice senza la quale, a detta di Nino stesso, non sarebbe riuscito ad arrivare dov’è arrivato.

Potrebbe sembrare banale e/o riduttivo, ma se ascoltate bene, molte delle sue canzoni sembrano essere rivolte proprio a qualcuno di intimo, a qualcuno che lo conosce bene. Beh, ho sempre pensato che in molte delle sue parole ci fosse un po’ di Annamaria. Non rende tutto molto più romantico? Ad oggi parlare di sentimenti, lasciarsi andare, essere sé stessi è sempre più difficile. L’uomo deve essere uomo, parlare d’amore, di rose e sentimenti lo rende spesso oggetto di scherno. Mi sono sempre chiesto il perché senza trovare una reale risposta alla domanda al di fuori de “La mamma dei cretini è sempre incinta“.

Ci sono tante canzoni in cui parla di come sia rimasto ferito, di come ama, di come vorrebbe amare ma non può, ci sono tante canzoni in cui si mette a nudo davanti al pubblico raccontando sé stesso senza filtri.

Per lavoro mi ritrovo a che fare con persone di un certo ceto sociale, che si fregiano della particella in minuscolo nel cognome, che spesso non ti vedono facendoti sentire invisibile, incalcolato, poi un po’ alla volta ti abitui, capendo e rendendoti conto che alla fine, quando la musica parte e senti Nino D’Angelo, loro cantano insieme a te e conoscono quelle canzoni tanto quanto te che la particella minuscola nel cognome non ce l’hai. Allora il pensiero. Nino D’Angelo che unifica le varie parti di Napoli, e non solo, che le livella, che le mette tutte sullo stesso piano.

Piccolo esempio? Quella dell’inizio, Popcorn e patatine, ‘Nu jeans e ‘na maglietta, Senza giacca e cravatta. Potrei citarne altre ma penso possano bastare. Le conosciamo tutti, vuoi per passione, vuoi perché sentite per caso tante di quelle volte che alla fine le impari, vuoi perché, anche senza volerlo ammettere, ti piacciono. Queste canzoni fanno parte della cultura partenopea e chi non ne va fiero è solo per mantenere, come dicevamo prima, un risvolto sociale.

Ehi tu, si, mi riferisco a te che ti fregi del tuo cognome, ti ho visto cantare Sotto ‘e stelle tra i denti mentre facevi finta di non divertirti. Continuerò a chiedermi il perché vergognarsi del cantare in dialetto, tanto mio quanto tuo… ah, la minuscola, scusa!

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