Noemi Gherrero: la pandemia e l’arte, un inno alla rinascita

Noemi-Gherrero

Noemi Gherrero: attrice, conduttrice, artista. Inaugurata lo scorso 7 luglio, la sua ultima mostra fotografica in esposizione al PAN fino a oggi, 27 luglio

Scomposizioni e fughe dell’anima – Arte pandemica”, è questo il titolo emblematico della mostra fotografica a cura di Noemi Gherrero, personaggio televisivo partenopeo, che si cimenta in questa iniziativa con la vitalità accumulata dai mesi di lockdown dovuto alla sconvolgente crisi sanitaria e sociale causata dal diffondersi del Coronavirus in Italia e nel mondo.

Ed è stata proprio quest’ultima – universale – esperienza che ha portato la Gherrero a cercare il modo di esorcizzare, forse, quel timore più intimo che accompagna tutti noi dalle prime fasi della pandemia. Quella fatidica domanda che – in tutte le salse – veniva e viene riproposta quotidianamente: tornerà mai tutto come prima?

La Mostra è realizzata in collaborazione con l’assessorato all’Istruzione alla Cultura e al Turismo, mentre gli scatti sono a cura di Mjriam Cognigni e Teresa Fini, con la supervisione artistica di Luciano Ferrara. Immediato l’apprezzamento da parte del pubblico: dopo le Officine Garibaldi di Pisa e la Galleria Massella di Verona, è ora il turno della città natìa dell’artista, Napoli. E in particolare della sua location d’eccellenza per i lavori contemporanei e non convenzionali, il Palazzo delle Arti di Napoli (PAN), situato nello storico palazzo Carafa di Roccella di via dei Mille, adiacente al quartiere Chiaia.

Il progetto

Come raccontato dalla stessa Noemi, “Il progetto si divide in due parti. Una prima, in cui è rappresentato il mio mondo: ci sono io, le mie emozioni e i miei pensieri. Tutto il fluire psicologico ed emotivo del lockdown. La seconda parte, invece, è un lavoro sociale: il tentativo di leggere cosa la pandemia ha cambiato nella nostra società. Come sono cambiati i rapporti, le percezioni, la nostra gestualità”.

Il progetto è stato completamente finanziato e sostenuto da raccolte di crowdfunding, e prospetta sin da subito la sua natura itinerante: è partito da Pisa, passato per Verona e ora si trova a Napoli, in attesa delle date successive, alcune delle quali in altre città del Sud Italia, come Potenza e Matera.

La Mostra

L’esposizione è strutturata come un lungo percorso nei momenti salienti della pandemia e del lockdown. Si parte dal periodo – a marzo del 2020 – in cui tutto è dettato dal senso d’angoscia, quasi fossimo “stretti nella morsa di un ragno”, come la stessa artista racconta sin dai primi scatti. Stravolgimento è la parola d’ordine: dalle abitudini al cibo, passando per l’abbigliamento. Tutto cambia e siamo costretti ad adattarci.

Come una ragnatela, un velo che ci soffoca e copre i nostri occhi alla vista di quello che è il mondo in questo momento”. È il momento della paura: l’attimo in cui tutti quanti abbiamo timore, tanto di prendere quanto di trasmettere il virus del secolo. Ma è anche il momento dell’incertezza: l’universo frenetico dell’informazione – e noi con loro – è in subbuglio. Tutti vogliono sapere, ma nessuno sa ancora nulla.

Infine, è il momento della distanza. Tanto sociale quanto fisica. Come la corda che separa queste ragazze, la pandemia ci fa scegliere di non comunicare, quantomeno non nei modi convenzionali a cui eravamo abituati.

Noemi Gherrero – Primo risveglio del torpore

Il percorso cronologico-visuale prosegue poi mostrando le prime reazioni della società civile. Ma è una reazione ancora “istintuale, di pancia. Non c’è nulla di razionale. Come una fiera, un animale che reagisce nonostante i segni che si porta addosso. La prossima è un’immagine tribale, archetipica. Un primo risveglio dalla condizione ovattata in cui ci trovavamo”.

È il segno della riscoperta di una dimensione comunitaria, mai tanto enfatizzata e voluta quanto durante i primi momenti di separazione forzata.

Da qui si passa all’attimo che la Gherrero definisce “di stand-by ”, in cui abbiamo il nostro passato alle spalle, con le certezze e gli affetti del mondo che conoscevamo. Ma da lì possiamo già intravedere il mondo che ci aspetta, coperto dal velo dell’insicurezza, ancora nascosto ai nostri occhi nella sua vera forma.

Man mano questa incertezza sfuma e si passa alla consapevolezza cosciente del cambiamento in atto. Come la ragazza in foto, viva sì, ma cupa. Il volto è basso, c’è un accenno di sorriso. Qualcosa si sta trasformando. Raccoglie il rivolo d’acqua nei suoi palmi.

Si va verso il recupero dei gesti quotidiani e del nostro “stare nelle cose più semplici, che sono però quelle che maggiormente ci sono venute a mancare”.

Negli ultimi scatti della prima sequenza la trasformazione è quasi completa: il nostro dolore, il dramma, viene elaborato. Iniziamo a recuperare l’equilibrio, lo stare al mondo in armonia. Come questa ragazza, leggera e libera sotto l’ombra del Vesuvio.

La seconda parte dell’esposizione ripercorre i momenti della rinascita. I primi tentativi di capire che mondo abbiamo adesso tra le mani. Le barriere però restano: fisiche, mentali, relazionali. Ma c’è la grinta di uscirne fuori, la voglia di evadere dalle gabbie della costrizione. La bocca della ragazza è infatti libera e sensuale, accattivante.

La voce è lo strumento che ci permette di stare in vita. L’urlo è libero, parte e arriva a chi lo ascolta. Ma è ancora un momento di cecità, poiché non abbiamo ancora gli strumenti di lettura adatti a interpretare il tutto come si dovrebbe”. E’ la società dell’informazione – con il paradosso che l’accompagna – teorizzata, tra gli altri, da Alan Touraine in La Société post-industrielle. Troppe informazione e bassa capacità di discernere tra queste. “A chi credere?”

La percezione dei rapporti è ora alterata. Le azioni di routine si riprendono, nella loro nuova veste. Dal caffè in compagnia alla stretta di mano formale, passando per la mascherina, oggetto oramai più di culto stilistico che di prevenzione sanitaria. Tutto è nuovo, forse non temiamo più la morte, ma è l’incertezza che la fa da padrona. “Come comportarsi?”

Arriviamo ora alle vere protagoniste indiscusse del progetto: le donne. Noemi Gherrero ha voluto mettere la femminilità al centro, come simbolo e motore della rinascita. È la Madre Terra, donna-guerriera, ribelle e incazzata. È la Creazione, pronta a dare nuova vita al mondo.

Noemi Gherrero accanto a uno dei suoi lavori

Stare insieme, riscoprirsi attraverso lo strumento della fiducia. Tornare a vivere e a fidarsi l’uno dell’altro.

Il percorso di conclude con alcune serie tematiche, “topic d’approfondimento”, come ci spiega l’artista. In quest’ultimo scatto, il protagonista è uno dei cinque sensi, quello che ha patito maggiormente le conseguenze delle disposizioni sanitarie anti-covid: il tatto. Tra gli elementi primari della percezione, la mancanza di contatto fisico, il non poter toccare, palpare, scrutare e sentire sulla pelle il tocco della propria anima gemella o dei propri cari, per paura di infettare. La nevrosi da sfioramento, sintomo della psicovid, termine con cui l’artista ci indica quei comportamenti ossessivi e devianti – e in alcuni casi rivelatori – che hanno governato le nostre menti dall’inizio della pandemia. E che ancora fatichiamo a lasciarci alle spalle.

Come i due palmi in foto, che incarnano il contrasto tra la asettica plastica e la linfa vitale dell’albero. È un invito a rimuovere quei filtri che noi stesso apponiamo alla realtà per distorcerla, rendendola un’illusione.

Mettendo filtri alla realtà non puoi conoscerla. E se non la conosci non ti puoi proteggere”.

L’esposizione “Scomposizioni e fughe dell’anima – Arte pandemica” di Noemi Gherrero rimarrà accessibile presso il PAN di Napoli fino a oggi, 27 luglio 2021. Orario di apertura: dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 20:30, sabato domenica e festivi dalle 9:30 alle 21:30.

Chi è Noemi Gherrero

Noemi Gherrero, all’anagrafe Noemi Maria Cognigni è un’attrice, modella e artista napoletana, attualmente conduttrice su Rai Tre di un nuovo format, “Le parole per dirlo“, sul corretto uso della lingua italiana. Si è formata professionalmente alla Scuola d’Arte Cinematografica di Roma. Ha anche conseguito una laurea in Relazioni Internazionali e il suo talento si divide tra teatro, cinema, tv e web.

Link informazioni sul PAN: https://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/16592

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.