Nu Genea, Napoli nel mondo

Nu Genea, Napoli nel mondo

Con i Nu Genea vecchio e nuovo si mischiano in un qualcosa di omogeneo, di fresco

Come sempre detto fin dal primo articolo, ognuno di noi ha dei gusti musicali e giudicare quello degli altri è, semplicemente, mettersi su di un piedistallo e sentirsi superiore. Superiore per cosa? Perché a te piace la lirica e tizio si emoziona col neomelodico? Ribadiamolo. Le nostre corde, quelle che ci risuonano in petto, o ‘core, sono solo nostre e nessuno ha il diritto di giudicarle.

Hallelujah!

Facciamo un esempio. Ho visto e sentito persone emozionarsi per “Hallelujah”, (non fraintendetemi, è un brano assurdo, uno dei miei preferiti) pezzo che fa venire i brividi ma, a ben vedere, quelle sono emozioni incontrollate per il connubio tra voci spettacolari e melodia che se volessimo definire celestiale non sbaglieremmo.

Poi però mi viene un dubbio, quante di queste persone sanno cosa significhi realmente la canzone? Ho chiesto in giro e tra amici e parenti quasi tutti sono stati tratti in inganno dalla parola Hallelujah. Canzone che parla di religione? Canzone che parla di un sentimento puro verso qualcosa di mistico? No, no e poi no. Qui si parla dell’esatto opposto, si parla di come l’Hallelujah sia per le cose terrene. Un urlo di gioia nel godere dei piaceri della carne, un urlo di tristezza e rabbia per il ricordo di quei momenti. Un qualcosa di concreto e per nulla astratto. Non un dogma, ecco.

La tua fede era salda ma avevi bisogno di una prova

La vedesti fare il bagno dalla terrazza

La sua bellezza ed il chiaro di luna ti travolsero

Lei ti legò ad una sedia della cucina

Ti spezzò il trono, ti tagliò i capelli

E dalle labbra ti strappò l’Allelujah

Devo continuare per farvi capire di cosa si sta parlando? Ah, piccolo suggerimento. Questo pezzo è stato interpretato da grandissimi artisti che l’hanno fatta propria ma, ve ne prego, ascoltate la versione originale di chi l’ha scritta ed interpretata per la prima volta, Leonard Cohen. Niente vibrati assurdi, niente note impossibili da raggiungere, solo intimità. Un’intimità condivisa col pubblico che, per quanto possa sembrare un ossimoro, è l’esatta realtà di ciò che accade.

Arriviamo al punto della questione. Come mai parlare di Cohen che di sicuro non era originario di Via dei Tribunali? Per il concetto iniziale di cui vi parlavo, quello di emozionarci per ciò che realmente ci tocca e non far finta di essere superiore. Come si fa? Eliminando i filtri e smettendo di fermarsi alle apparenze, aprendosi a nuovi concetti musicali e, magari, concettuali. Come canta il buon vecchio Max Pezzali in “Fai come ti pare”:

Sostieni le tue opinioni senza giudicare

E se vorrai cambiare idea la cambierai

………

Comprati un disco a caso che non volevi comprare

C’è una canzone che ti piacerà

Un tocco di freschezza

Proprio da quest’ultima strofa vorrei raccontarvi una storia per parlare di un gruppo che mi ha letteralmente travolto fin dalle prime note.

Era il 2019 ed una sera mi arriva una telefonata da un’amica, ai tempi residente a Londra, che mi chiede di un gruppo appena ascoltato, passato da una famosissima radio londinese. Le chiedo il nome della canzone, non sa dirmelo, il nome del gruppo neanche. Le chiedo almeno una parte della canzone, una strofa, il ritornello.

Nulla Antò, era solo musica, ma dicevano fossero di Napoli

Di Napoli? In una radio londinese? Canzone senza parole? Buio. Faccio qualche ricerca (almeno il nome della radio seppe dirmelo), c’è una pagina internet, ci sono le playlist passate, ottimo. Vado a vedere e leggo “Nu Guinea” con “Nuova Napoli”. Vado su YouTube e nulla, mi esplode il cervello.
Sassofono, basso, strumenti elettronici. Capisco immediatamente il perché “Nuova Napoli“. Rendere moderni suoni e musica della Napoli passata, quella dei vari Pino Daniele, Senese, De Piscopo ed il loro blues, jazz e le influenze rock e renderli nuovi, appetibili anche ai più giovani, rivisitare quel sound che tanto lontano è dalla tarantella napoletana ma che di napoletano ha tutto, soprattutto se pensiamo a quella degli anni ’70.

Ma chi sono questi “Nu Guinea”? Due ragazzi napoletani, Massimo Di Lena e Lucio Aquilina, residenti a Berlino che cominciano la loro carriera nel 2007 con un tipo di musica totalmente diversa da questa. Parliamo di Techno, di House, cavalcando l’onda del successo di quegli anni. Ad un certo punto la rivoluzione, i Nu Guinea cominciano a sperimentare, a fare ciò che gli piace, cominciano ad abbracciare un mondo più vicino alle loro corde ed alle loro origini, smettendo di essere, passatemi il termine, mainstream.

In una loro intervista si definiscono “Di nicchia ma non troppo di nicchia

Nel 2021, dopo qualche anno da questo cambio di genere, scelgono di modificare anche nome in Nu Genea, da nascita, simbolo, appunto, di un cambio radicale. Pubblicano, in quell’anno, il singolo Marechià, un pezzo unico in cui la loro musica si mescola perfettamente con la meravigliosa voce della cantante francese Célia Kameni, in cui francese e napoletano si mescolano in un solo linguaggio. Sound spaventoso che fa venire voglia di ballare e mette allegria, lei bravissima nel cantare in una lingua non sua.

Ascoltatela, le parti in francese vi sembreranno in napoletano, quasi per assonanza le capirete ed allo stesso modo quelle in napoletano sembreranno francesi. E le capirete comunque, naturalmente. Se degli artisti hanno tolto il velo della moda ed abbracciato l’amore per la loro terra cambiando totalmente strada, perché non potremmo farlo noi? Open mind…

Vecchio e nuovo che si mischiano in un qualcosa di omogeneo, di fresco. Ascoltare i loro pezzi è un po’ come bere un cocktail fresco in riva al mare in una bella giornata di maggio quando il caldo non è asfissiante e quella brezza ti accarezza la pelle facendoti sentire coccolato e rilassato ma allo stesso tempo carico ed energizzato… e ma cantano in napoletano. Embè!?

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