‘O cunt’ e ‘ambasciata

‘O cunt' e ‘ambasciata

La schiettezza e la cura dei napoletani nelle relazioni sociali

A Napoli fare ‘O cunt’ e ‘ambasciata significa raccontare un avvenimento a qualcuno informandolo, contestualmente, anche delle conseguenze che la cosa può avere o raccomandando, dopo aver riportato i fatti, quale può essere l’atteggiamento più corretto da seguire. Una specie di unione tra racconto e mediazione che può diventare un aiuto prezioso per chi ascolta.

I napoletani sono conosciuti per la loro schiettezza e la capacità di comunicare con tutti affrontando temi leggeri o fatti scottanti, magari con un sorriso, arrivando sempre al cuore del loro interlocutore.

‘O cunt’ e ‘ambasciata racchiude proprio questa capacità di entrare in empatia con gli altri, di prenderli in carico, di aiutarli e, se possibile, di dargli un consiglio in un momento di difficoltà.

E’ un po’ come chiedere un’informazione stradale a Napoli dove un napoletano, a differenza di quanto accade altrove, può addirittura arrivare ad offrirsi per accompagnarti, raccontandoti storie ed aneddoti della città o mettendoti in guardia su luoghi e situazioni da evitare.

In un mondo in cui l’individualismo e la diffidenza sono sempre più crescenti questo modus vivendi rende ancora più speciali i napoletani.

‘O cunt’ e ‘ambasciata, una delle espressioni più emblematiche di come i napoletani si rapportano agli altri

Se questo accadesse ogni volta che ci troviamo di fronte a delle ambiguità o a delle situazioni difficili, nel dubbio o nello sconforto per quello che abbiamo appena saputo, con la consapevolezza che chi ci sta mettendo al corrente dei fatti ci offre anche il suo sostegno, vivremmo certamente in un mondo diverso.

La tendenza corrente è quella di farsi gli affari propri, è vero, ma difficilmente un napoletano che vi conosce e tiene a voi si asterrà dall’aiutarvi dopo avervi raccontato un fatto che vi riguarda.

All’ombra del Vesuvio, ‘O cunt’ e ‘ambasciata per antonomasia è quello della mamma con i propri figli ma anche quello tra gli amici, soprattutto in situazioni che riguardano gli affari di cuore.

Anche se poi il grande Massimo Troisi sulla sincerità degli amici, sempre pronti al conto e all’ambasciata, esprime qualche perplessità.

In una famosa scena del film “Pensavo fosse amore e invece era un calesse”, esilarante ed amara al contempo, gli amici di Tommaso, il protagonista, gli raccontano di aver visto la sua ex fidanzata con un altro uomo e gli spiegano che stanno riportando la cosa perché sono amici e “gli amici dicono le cose in faccia” in modo da poterlo consolare e supportare nella sofferenza. Tommaso però gli risponde che i veri amici le cose non le dicono in faccia ma alle spalle.

Forse Troisi era dell’idea che è sempre meglio non sapere, in un contesto dove si ha la tendenza a raccontare e poi a mediare.

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