‘O pà’ ‘o pà’, il richiamo di Umberto Consiglio

‘O pà’ ‘o pà', il richiamo di Umberto Consiglio

Umberto Consiglio, il mendicante più amato di Napoli

A Napoli, città inclusiva per eccellenza, non di rado è successo che alcuni mendicanti diventassero delle vere e proprie icone, entrando nel cuore dei cittadini dei vari quartieri.

Uno di questi era Umberto Consiglio, conosciuto da tutti come “’O pà’”, un uomo minuto che ha animato per moltissimi anni le strade del Centro Storico e quelle della zona universitaria, via Toledo e i Quartieri Spagnoli fino ai vicoli dei Tribunali e le stradine che costeggiano la zona ‘in’ di via Chiaia.

Discreto ed educato, chiedeva qualche moneta e lo faceva ripetendo come un mantra poche sillabe, “’o pà’, ‘o pà’”, il pane.

Umberto Consiglio

Aveva insomma bisogno di pochi spiccioli per poter acquistare un pezzo di pane per sfamarsi e chi lo incrociava glieli donava sempre con un sorriso.

Umberto ringraziava e si allontanava con la stessa discrezione con cui si era avvicinato di fianco alle persone, quasi come se fosse sparito, come fosse stato magico.

Nessuno lo ha mai sentito pronunciare altre parole se non la cantilena con cui faceva l’elemosina.

Aveva un modo di camminare particolare, un po’ ondulante, ma era velocissimo e macinava un’infinità di chilometri ogni giorno, tanto da poterlo incontrare in una stessa giornata in due punti opposti della città, anche più di una volta.

Umberto era molto amato da passanti e negozianti ed era diventato una presenza rassicurante, di una Napoli che non è più o, almeno, di una città che al ritmo delle grandi metropoli va sempre di fretta e si sofferma poco su quelli che vengono considerati gli ultimi.

La sua popolarità è divenuta tale che Umberto era conosciuto anche nei quartieri che non era solito frequentare ed era amato anche da chi non lo aveva mai incrociato.

Tante persone a rendergli omaggio

Quando nel 2022 Umberto è andato via, a 88 anni, nella chiesa di Piazza Trieste e Trento in cui si sono tenuti i funerali c’era tantissima gente che voleva rendere omaggio a questo personaggio divenuto di punta nel teatro a cielo aperto che è Napoli.

Tanti amici che forse Umberto “‘O pà’” non immaginava neanche di avere.

Tante persone che sono rimaste sinceramente dispiaciute per il fatto di non poterlo incontrare più. Forse perché, malgrado l’età avanzata, restava simile ad uno scugnizzo che con la sua presenza dolceamara riusciva a risollevare anche una giornata un po’ così, di quelle in cui Napoli ti aveva fatto un po’ incazzare ma poi incontravi lui e vedevi come i passanti gli sorridevano, quasi a volergli regalare una coccola, e allora pensavi che in fondo eri felice di esserci nato in una città capace di tanta amorevole compassione.

Sono stati tanti quelli che hanno raccontato aneddoti su Umberto dopo la sua scomparsa ma il più bello è forse quello di un medico dell’Ospedale San Paolo che lo ebbe in cura, nel maggio del 2016, per una frattura alla gamba.

Le parole del dottor Mario Guarino

Quando il dottor Mario Guarino in turno al pronto soccorso lo vide, lo riconobbe subito e postò alcune foto con lui, insieme ad un lungo post nel quale lo raccontò con grande dolcezza…

Cosa sono i ricordi? Calde alcove dove rassicurarci al tepore di esperienze già vissute?! Nuvole rilasciate da neuroni che macinano pensieri? Non saprei. Te li ritrovi catapultati all’improvviso, senza avvertire, senza chiamare.

Voci, odori, rumori, immagini, volti. Si volti che, come files riposti in chissà quale hard-disk delle nostre emozioni, ti spalancano la retina ed il cervello nella sua parte arcaica, mesencefalica.

Turno di notte in 118, dispatch per un codice verde. Mi accingo ad uscire, passo per il bancone del triage e vedo un paziente sulla barella in attesa di valutazione. Il mio sguardo sfiora il suo volto ed in maniera inconsulta le mie labbra lasciano uscire “‘o pà, ‘o pà”. La familiare si gira di scatto e mi guarda incuriosita. “Mi perdoni, ho sbagliato… pensavo… mi sembrava…” “è proprio lui” mi fa lei”.

“‘O pà, un pezzo di Napoli e della mia infanzia, adolescenza età adulta, ‘o pà che ha consumato i lastroni di piperno della vecchia via Toledo. Lui, ‘o pà, inseguito per ore da noi bambini a via Toledo, nella Pignasecca… fino alla parrucchiella.

Là al triage davanti a me. “Signora ma è…” non ho mai conosciuto il suo nome. Non lo abbiamo mai saputo. Per noi e per me era semplicemente ‘o pà. Un nome onomatopeico figlio dell’unica parola che ha ripetuto per bilioni di volte, correndo a passo breve ma veloce, con la mano destra protesa… un cappotto sempre troppo lungo e lacero… ‘o pà, ‘o pà’.

L’abbiamo accolto, tutelato e protetto, lo facciamo con tutti… prelievo, rx e caramelle per vedere se il sorriso di quando gli davi una moneta era cambiato. Uguale.

Adesso ha 81 anni. Età puramente anagrafica perché il volto, il sorriso sbilenco, la voce anserina sono uguali. Da alcuni anni sono convinto che noi del mondo dell’emergenza-urgenza siamo privilegiati. Professionisti appassionati affacciati ad una esclusiva finestra sul mondo.

Spugne che assorbono storie, racconti, vite e morti, amori e veleni, umori e fratture del corpo e dell’anima. Siamo privilegiati. Scelti e prescelti.

E allora immortaliamo il momento come una Polaroid da “azzeccare” sui nostri camici sudati ed infetti. Insieme, per uno splendido selfie di gruppo con un monumento di una Napoli vera.

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