‘O surdato ‘nnammurato

'O surdato 'nnammurato

Da poesia a canzone, O surdato ‘nnammurato è un’opera indimenticabile

In questo periodo storico parlare di guerre parrebbe scontato ma, come al solito, andiamo controcorrente. Il nostro territorio, quello italiano intendo, non vede guerre da un bel po’ (fortunatamente aggiungerei) ma in passato abbiamo vissuto momenti tragici e molti ragazzi non hanno fatto ritorno a casa. Perché parlo di questo? Perché anche parlando di guerra si può parlare di musica. Sapete qual è la canzone che, nel 1915, fu dedicata ai soldati napoletani?

O surdato ‘nnammurato. Le mani che hanno composto questo pezzo sono quelle di Aniello Califano e la musica, arrivata dopo, è stata scritta da Enrico Cannio che riuscì a trovare la melodia perfetta.

O surdato ‘nnammurato

Nel 1915 l’Italia entra in guerra, la Prima Guerra Mondiale e, molto semplicemente, la canzone parla di un ipotetico soldato che, dal fronte, scrive alla propria amata rimasta a casa ad aspettarlo.

Unico conforto dell’uomo che affronta una cosa, la guerra appunto, è quel pensiero che, dolcemente, l’accompagna.

Oje vita, oje vita mia…

Oie core ‘e chistu core…

Si’ stata ‘o primmo ammore…

E o’ primmo e ll’urdemo sarraje pe’ me!

Vorrei soffermarmi sull’ultima frase che spesso mi ha fatto riflettere. Perché parla di primo ed ultimo amore? Per amore assoluto? Per la paura di non tornare a casa intendendo, letteralmente, l’ultimo? Scelgo la prima strada ed il pensiero di lui che torna e che la riabbraccia è un pensiero confortante, un pensiero che potrebbe aiutare chi, ad esempio, è fuori per lavoro in cerca di una vita migliore – anche se di questo ne abbiamo già parlato – od a chi si ritrova in una situazione disagiante. Se anche quel soldato è tornato a casa ed ha riabbracciato la sua amata, anche noi possiamo trovare una via d’uscita.

La canzone è diventata, paradossalmente, l’inno del Corpo degli Alpini nati nel 1872. Napoli, città di mare che crea una canzone che anni dopo diverrà l’inno di chi geograficamente e militarmente è lontano da noi. Marinai che abbracciano Alpini tanto che, nel 2022, i festeggiamenti per i 150 anni della nascita delle Penne Nere sono stati fatti proprio a Napoli con tanto di fanfare e trecce tricolori.

Quante sfumature

Ancora, canzone che è diventata famosa per aver dato titolo al film diretto da Ninì Grassia, per essere stata cantata da Anna Magnani nel film La sciantosa e, per saltare di palo in frasca, essere diventata un inno da stadio. L’inno da stadio. Chi è andato a vedere il Napoli, che si sia trattato di calcio o basket, ha cantato questa canzone dedicandola alla propria squadra del cuore innalzandola a primo amore essendo ricordo legato, la maggior parte delle volte, a quando da piccoli insieme a qualche famigliare si andava a vedere quell’azzurro correre su e giù per il campo.

Tra gli altri interpreti della canzone troviamo Massimo Ranieri, Gigi D’Alessio e, come quasi sempre accade con i capolavori del cantautorato napoletano, ci ritroviamo davanti all’immensa voce di Luciano Pavarotti.

Che dire di più su questa canzone? Penso che frasi ad affetto per una conclusione ad affetto siano fuori luogo, l’unica cosa che mi viene da dire è

‘A cchiù bella ‘e tutt’e bbelle

Nun è maje cchiù bella ‘e te.

Nel 2024 ci sono ancora ragazzi che a casa non torneranno. Io, la mia, la dedico a loro…

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