Obi-Wan Kenobi: recensione e analisi del 6° e ultimo episodio della miniserie su Disney+

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L’ultimo atto di Obi-Wan Kenobi, la miniserie con Ewan McGregor protagonista è in streaming su Disney+

Obi-Wan Kenobi termina la sua prima stagione con il sesto episodio. Ce ne sarà un’altra? Forse sì, forse no. Ma la vorremmo un’altra stagione? Forse sì, forse no. Questa miniserie sul cavaliere Jedi, ci è piaciuta? A tratti decisamente no, in altri ci sono stati elementi più discutibili e in alcuni è piaciuta. Anche abbastanza. Ma tant’è.

Ed è proprio quest’ultimo episodio a consegnarci i momenti migliori. Ma andiamo per gradi. Il quinto episodio aveva suscitato qualche polemica sul doppiaggio, di cui non posso parlare perché l’ho guardata in originale. La curiosità della polemica ha orientato la mia scelta nel guardare l’ultimo episodio in italiano. Anche per dare orecchio al vecchio Luca Ward come signore dei Sith. Piace? Forse sì, forse no. Ma tant’è.

E devo dire che non mi è dispiaciuto il doppiaggio italiano, al netto di errori (che in questa puntata non ci sono) di adattamento. E mi viene da smontare anche la ripetuta polemica della corruzione del canon: Star Wars vive di retcon, più o meno da sempre, e questa serie nasce con l’esigenza di alterare la continuity narrativa. Piace? Forse sì, forse no. Ma tant’è.

Obi-Wan Kenobi, Episodio 6: Parte VI

E veniamo all’ultimo episodio. Non faccio fatica nel definirlo il migliore dei sei, pur con qualche ingenuità e qualche difetto che rivendica la natura correlativa ai precedenti. Rivedere Haja mi mette sempre di buon umore. Un personaggio che si è visto poco, anche troppo poco, ma a cui si vuole istintivamente bene. Il suo humor da’ alla scena un tocco di freschezza.

E lo ritroviamo sulla nave che trasporta Leia, Obi-Wan Kenobi e tutti gli altri ribelli; ma è braccata da Darth Vader, spalleggiato da Il Grande Inquisitore, e bisogna trovare una soluzione per sfuggire all’Impero. Mica pizzi e fichi. E c’è solo un modo: il sacrificio di Obi-Wan. Nonostante le timide proteste de Il Grande Inquisitore, Vader decide di dare la caccia al cavaliere Jedi, appena sganciatosi con una nave di salvataggio.

Nel frattempo, il montaggio alterna l’arrivo di Reva su Tatooine, per dare la caccia al piccolo Luke Skywalker. Se lo scontro tra Obi Wan e Vader è evocativo, avvincente – anche ben girato con un uso più originale della luce e dello stagecraft – e l’assalto di Reva ad Owen e Beru funziona, non si può dire lo stesso del montaggio. Anche se non ho potuto fare a meno di pensare a Boris quando Owen dice a Luke “Ci sono i Tusken che si aggirano”: i Tusken sono i nuovi rumeni, Luke il nuovo Stagista schiavo.

L’alternanza spezza il ritmo delle due vicende e non risulta particolarmente fluido. Limite tecnico che non intacca la bellezza dello scontro tra i due vecchi amici. Finalmente! Questo scontro ce lo meritavamo. Ad esser severi, si potrebbe dire anche che forse l’episodio corra un po’ troppo: per quanta carne c’è al fuoco, magari, avrebbero potuto spezzare l’episodio in due? Forse sì, forse no. Ma tant’è.

L’uso dello stagecraft in The Mandalorian

Obi-Wan Kenobi compie un arco narrativo? Sì. E non è scontato per una serie originale Disney+ (Boba Fett, ti fischiano le orecchie?). La gestione del personaggio, complice l’ottima interpretazione di Ewan McGregor, è molto positiva. Cresce di puntata in puntata per poi suggellare il percorso di crescita con la ri-connessione con la Forza e con il suo vecchio maestro, Qui-Gon Jinn.

Insieme al protagonista, la piccola Leia è un altro elemento positivo; oltre che Owen e Beru, che avrei voluto vederli di più. Come elemento positivo è un finale, tutto sommato, soddisfacente. Gli elementi negativi sono altri, purtroppo.

Reva, innanzitutto. Probabilmente il personaggio peggiore. Anche la sua redenzione (pronosticata e pronosticabile) viene comunque tirata per i capelli. Ma ha un pregio tecnico: la scena con l’immagine della Reva bambina che si sovrappone sul viso di Luke è davvero efficace, come efficace è tutta la sequenza. Ma non basta a redimere un personaggio scritto male e interpretato peggio.

Il Grande Inquisitore è un personaggio marginale, quasi inutile ai fini della narrazione. Narrazione che risulta (tranne che per l’ultimo episodio) troppo schematica, con situazioni ricorrenti e ridondanti dovute ad una scrittura a tratti pigra e priva di slanci.

La verve poco creativa, però, la cannibalizza la regia: Debora Chow non può essere la regista di un progetto così importante. Se escludiamo qualche scena interessante, la sua mano è fin troppo scolastica. Sarà stata aiutata dal budget? Assolutamente no. Ma si poteva far meglio. Con più ispirazione, magari.

Il season finale ci consegna un Obi-Wan Kenobi molto più prossimo a quello conosciuto in Episodio IV; e mancano soltanto nove anni ai fatti di “Una nuova speranza”. Quali sono gli orizzonti per una nuova stagione su Obi-Wan? C’è davvero la necessità di farla? Forse sì, forse no. Vedremo.

Alla prossima stagione? Che la forza sia con voi.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.

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