Obi-Wan Kenobi: recensione dei primi 2 episodi della nuova serie TV su Disney+

Obi-Wan Kenobi

Torna Obi-Wan Kenobi, uno dei personaggi più amati dell’universo di Star Wars, in una miniserie televisiva in streaming su Disney+

Obi-Wan Kenobi è su Disney+. La miniserie che vede protagonista il Cavaliere Jedi sbarca oggi sulla piattaforma di streaming. E chissenefrega? Io. E altri, pure.
Disney, in realtà, non ci ha abituati a prodotti televisivi di qualità significativa, anzi. C’è chi ancora cerca di dare un significato a The Book of Boba Fett. Ma faremmo meglio a chieder lumi a Vasco Rossi.

Sia con i personaggi Marvel che con quelli Star Wars, i prodotti originali non si possono considerare perfettamente riusciti. Caratterizzati da una scrittura stanca e poco in sintonia con il mezzo televisivo, hanno spesso provocato malcontento. Il mio, soprattutto. Mai generalizzare, oh!

Ma Obi-Wan Kenobi è un personaggio a cui il pubblico è tanto affezionato e, una serie che coprisse il buco cronologico del personaggio formatosi tra la trilogia prequel e la trilogia originale, ha immediatamente riscosso l’interesse degli appassionati. Ma com’è andata? Non male, non benissimo. Ma vediamo.

Episodio 1: Parte I

L’episodio spende i primi minuti che ha a disposizione fornendo una sintesi dei fatti successi nella trilogia prequel (La minaccia fantasma, L’attacco dei cloni e La vendetta dei Sith). Evviva!
La narrazione riprende dai dieci anni successivi alla caduta della Repubblica in favore dell’Impero, ed esplora le vicende su Tatooine (pensate un po’!) di Obi-Wan e su Alderaan della piccola principessa Leia.

I Jedi sono ormai un ordine quasi estinto; i pochi superstiti vivono nel terrore di essere scovati dagli Inquisitori. Dei tizi davvero cattivi e spietati, che rinnovano il fetish tutto starwarsiano degli arti amputati. Obi-Wan Kenobi vive in uno stato di completa disillusione e disperazione, ha abbandonato la via della Forza – franto dai lutti che ha vissuto e segnato dagli errori che ha commesso; pur avendo una barba curatissima. In mezzo al deserto. Da asceta medievale. Beato lui.

Gli aspetti positivi vanno ricercati soprattutto nell’interpretazione algida e assente, quasi depressa, di Ewan McGregor. Ma anche nell’interpretazione della piccola Vivien Lyra Blair, che veste i panni della Principessa Leia – sicuramente meglio della Leia versione segreteria telefonica della Trilogia sequel. Inoltre, abbiamo fin da subito chiara l’idea su cosa vogliano i personaggi: tra questi, spicca la Terza Sorella, tra le file degli Inquisitori, che nutre una vera e propria ossessione per Obi-Wan Kenobi.

C’è senza dubbio conflitto nella narrazione di questo primo episodio. Ma qualche dubbio emerge soprattutto quando si sente l’eco di Episodio VIII. In un tentativo, forse troppo didascalico, di enfatizzare la condizione di sconforto in cui vive il protagonista, mi sono trovato a scongiurare “Non farlo! Non farlo!” ripensando al lancio della spada di Luke. Guardate l’episodio per sapere se poi le mie preghiere siano servite. Eccessivo didascalismo (dettato da esigenze produttive per facilitare l’accessibilità ad un pubblico più ampio) che si riscontra anche in altri personaggi.

Come per Il Grande Inquisitore e il Quinto Fratello, che sono anche i due che ne escono peggio. Complice un make-up decisamente rivedibile (il primo sembra un uovo sodo) hanno dimostrato il carisma di un calzino sporco in lavanderia. E insieme a loro fa una magra figura anche la CGI che appare farlocca e macchinosa. Meglio se l’è cavata lo stagecraft, ormai marchio di fabbrica della ILM (sbarcata anche al cinema con The Batman).

Un primo episodio che pone le basi per qualcosa di interessante, ma che porta in sé i crismi delle brutte esperienze che l’hanno preceduto.

Episodio 2: Parte II

Si riprende da Obi-Wan che insegue la piccola Leia, dopo il rapimento della giovane principessa di Alderaan e la partenza da Tatooine del jedi. La Principessa ha bisogno nuovamente di Obi-Wan. Ma non è l’unico elemento che torna in questo episodio: uno da sempre caro a Star Wars, il rapporto padre-figlio e l’altro abbracciato solo negli ultimi tempi, il cyberpunk.

Uno consiste nel nascente rapporto dia-generazionale tra Obi-Wan e Leia inizia a metter in crisi la continuity narrativa della saga (cosa ampiamente preventivata e prevedibile), l’altro continua a non azzeccarci per niente con l’universo di Star Wars. Oltretutto ripreso da The Book of Boba Fett. Salvate Star Wars dal cyberpunk!

Se il primo episodio cerca di offrire una maggiore introspezione dei personaggi grazie ad un ritmo più cadenzato, il secondo accelera con molta più azione. Colpo d’acceleratore non propriamente riuscito. Quasi una deragliata, direi. I rapporti tra alcuni personaggi non sono maturi per assistere ad alcune svolte che l’episodio concede; altri vengono presentati troppo frettolosamente, passando dall’eccessivo didascalismo della prima puntata al pressappochismo troppo leggero di quest’ultima.

Nonostante ciò, il personaggio di Kumail Nanjiani, un truffatore di nome Haja, risulta immediatamente simpatico e vorrei rivederlo. Le sensazioni negative sui due Inquisitori permangono, come quelle sulla CGI (seppur più protetta da una fotografia scura). Il problema di questo episodio sta, in ogni caso, maggiormente nel cambio di ritmo prematuro – si ha la sensazione che la sceneggiatura abbia deciso di iniziare a correre per arrivare al finale.

E ora, con il respiro più pop del cinema e delle serie TV, sospendiamo ogni giudizio fino alla prossima settimana. Che la forza sia con voi.