Università Federico II di Napoli occupata

Protesta aperta nella sede di Porta di Massa

Forse, l’istituzione universitaria è stata l’unica a non essere mai stata considerata, né tantomeno citata spesso, nel corso dei molteplici DPCM. Naturalmente il virus (Covid-19) ha sorpreso e sconcertato tutti noi, indistintamente, trovando gli stessi dipartimenti impreparati. Coloro che pagano anzi, sono costretti a pagarne le conseguenze, sono gli studenti stessi. Le aule, sebbene grandi, mediante il distanziamento non sarebbero apparse consone nel raggruppamento studentesco, per svolgere correttamente le lezioni. Quindi gli studenti universitari furono costretti a seguire, studiare e addirittura sostenere gli esami a casa. Contro tale sistema, nell’università Federico II di Napoli, precisamente nella Facoltà di Lettere si è aperto un focolaio di protesta.

Pandemia: un vero disagio

La pandemia da Covid-19 ha sicuramente svogliato/scoraggiato diversi studenti. Restare a casa, spesso induce naturalmente allo studio, ma essere costretti davanti ad uno schermo, eliminando problemi di connessione, disagi dovuti a dispositivi poco consoni o, nelle peggiore delle ipotesi a esser stati contagiati dall’epidemia, ha caratterizzato una vera e propria piaga sociale. Naturalmente nel corso dell’estate (che ha provocato un nuovo disastroso caso epidemiologico), è stato studiato un primo rimedio per gli universitari. La soluzione è stata la “didattica mista”, ovvero la possibilità di scelta tra DAD o seguire in presenza, naturalmente distanziando i posti, mediante prenotazione e l’adozione di mascherine. Sarebbe bastato tutto ciò? La risposta è naturalmente negativa, dato che gli studiosi erano già preoccupati da un’eventuale seconda aggressiva ondata. Devastante, sempre dovuta al Covid, è stata la situazione di coloro che nel funesto 2020 hanno conseguito la laurea: attraverso una webcam.

Il caso della facoltà di lettere

Per gli studenti universitari della Facoltà di Lettere (moderne e classiche), è stata adottata, per i neo-iscritti, una didattica mista. Per chi invece frequentasse il secondo anno, la didattica sarebbe stata obbligatoriamente, da casa. Ciò naturalmente per tutelare gli studenti, ma allo stesso tempo, tagliando qualsiasi contatto a livello sociale. L’università non è soltanto un luogo frequentato per imparare, superare gli esami, crearci un futuro per una prospettiva lavorativa. È anche luogo di condivisione, di arricchimento e crescita morale.

Gli esami in presenza!

Era questo il piano adibito per il nuovo anno 2021, ma purtroppo anche stavolta gli esami sono stati online. Nel caso i prenotati fossero stati di un numero compreso o uguale a dieci studenti, la presenza sarebbe stata un’ottima soluzione, in caso contrario naturalmente a distanza. Problematico è stato anche per coloro che avrebbero dovuto conciliare laboratorio e studio; molti infatti hanno avuto tale privilegio di accedere alle diverse risorse che l’università offre.

Le istituzioni non rispondono, gli studenti protestano

La domanda – che sorge spontanea – è perché? Naturalmente con una pandemia in corso, migliaia di contagiati ogni giorno (nonostante i vaccini) gli studenti hanno organizzato una protesta. Tale contestazione, è contro l’imposizione di una didattica che schiaccia gli studenti stessi, con la possibilità di scegliere. Quindi in base alle esigenze, in seguito a questa protesta gli studenti coinvolti sperano di ottenere la garanzia di ritornare in presenza in totale sicurezza. Mentre per gli studenti impegnati, eventualmente lavoratori, o impossibilitati dal raggiungimento della sede, potranno dunque scegliere. Leggiamo da uno dei manifesti affissi dagli studenti e riportati attraverso la pagina Instagram (lettereoccupata):

Scioperiamo perché vogliamo decidere noi come stare nei nostri luoghi: università, luoghi di lavoro e non lavoro ai vostri profitti opponiamo cura e inclusione.

Quella della facoltà di lettere è il rilancio del percorso di unità delle lotte, per costruire un fronte anticapitalista con un programma chiaro, mettendo al centro l’arma dello sciopero, che si opponeva alla misura del Governo.
Tra le diverse attività organizzate dagli studenti, possiamo citare le molteplici e utilissime assemblee, alle serate da film o corsi di yoga.

Sarà realmente utile tale protesta?

Quesito irrisolvibile, dato che la protesta è sempre più feroce negli animi degli studenti, in lotta per i propri diritti. Naturalmente, con i mezzi precauzionali a loro disponibili per evitare un contagio, anche se potrebbe essere inevitabile. Tale protesta potrebbe realmente causare un generale contagio o porterà a risultati concreti? A molti sembra solo motivo di contagio, un’inutile protesa; per altri un valido motivo di svolta. Ognuno deciderà da che parte stare.

Photocredits: @lettereoccupata

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.