Le Olimpiadi più Queer della storia: quanti racconti a Tokyo 2020

Queer

Un’Olimpiade all’insegna del colore. Con oltre 160 atleti, mai nella storia i Giochi Olimpici hanno ospitato così tanti sportivi appartenenti alla comunità LGBTQI+

Le Olimpiadi di Tokyo 2021 di certo non stanno passando inosservate. Tra medaglie in discipline più che inaspettate, chicche di tutto gusto e abbandoni di gara, la presenza di oltre 160 atleti queer è una piacevole e importante notizia. Soprattutto perché la maggior parte di essi non tiene più la notizia in sordina, come accadeva fino a pochi anni fa, ma la condivide apertamente. Tuffi, Hockey, Basket, tiro con l’arco e molte altre discipline vedono quest’anno più che mai una considerevolissima presenza di atleti LGBTQ+.

Non solo discorsi ma anche colorati accessori e gadget a contornare e a rinforzare un grande messaggio politico e sociale, quello dell’inclusione. Tra capelli colorati, calzini, treccine, boa arcobaleno e dichiarazioni d’amore On Air. Ma ogni movimento di inclusione sociale, porta con se sia consensi e speranze che critiche e polemiche. Una tra queste sembrerebbe essere relativa al presunto favoreggiamento, per via del loro corredo biologico, degli atleti transgender.

Uno dei primi atleti olimpici a fare coming out, Tom Daley

Uno dei simboli LGBTQ+ da diverse olimpiadi, è il plurimedagliato tuffatore inglese Tom Daley. Già poco tempo dopo la fine delle Olimpiadi di Londra 2021, l’appena diciottenne inglese fece coming out. Negli anni successivi, passando per Rio 2016, alle odierne Olimpiadi di Tokio, non sono mancati gli attacchi alla sua vita privata. Convolato a nozze nel 2017 con lo sceneggiatore, regista e produttore Dustin Lace Black, i due hanno avuto nel 2018 un bambino tramite maternità surrogata. Bronzo a Londra 2012 e argento a Rio 2016, il tuffatore vince l’oro nel sincronizzato alle ultime Olimpiadi di Tokio, lasciandosi andare ad un toccante discorso dal forte impatto comunicativo.

Sono molto orgoglioso di essere un uomo gay e un campione olimpico – Quando ero più giovane non pensavo che avrei mai ottenuto nulla. Essere un campione olimpico ora dimostra che puoi ottenere qualsiasi cosa» – «Ho fatto coming out nel 2013 e quando ero più giovane mi sono sempre sentito quello solo, diverso e non adatto. C’era qualcosa in me che non sarebbe mai stato come la società voleva che fossi. Spero che qualsiasi giovane LGBT là fuori possa vedere che non importa quanto ti senti solo in questo momento. Non sei solo. Puoi ottenere qualsiasi cosa» – «È stato il viaggio più incredibile della mia vita, e non vedo l’ora di andare a vedere loro, mio marito e mio figlio, per dar loro un grande abbraccio e poter festeggiare con loro“.

Tom Daley alla conferenza stampa di Tokio 2021

Se infatti all’epoca il suo è stato uno dei primi coming out nel mondo delle Olimpiadi, oggi sono presenti molti più atleti dichiaratamente Genderqueer.

In questi giorni il tuffatore è in un simpatico occhio del mirino mediatico, dopo essere stato ripreso mentre assisteva alla gara di tuffi femminili, intento a lavorare su ferro circolare. Abbattendo di fatto tutti gli stereotipi di genere, il tuffatore gestisce anche un account Instagram dal nome Madewithlovebytomdaley dedicato ai suoi lavori e che utilizza per raccogliere fondi che devolve in beneficenza.

Credits @Tom Daley

La storia d’amore tra basket e calcio. La cestista Sue Bird e la calciatrice Megan Rapinoe

L’israeliana Sue Bird e la statunitense Megan Rapinoe, sono un affiatata coppia da ormai 5 anni. Vincitrice dell’ultimo mondiale di calcio femminile con la squadra USA, La Rapinoe conosce la Bird nel 2016 e racconta di come la sua vita sia completamente cambiata in seguito al fortuito incontro con la cestita. Nella sua autobiografia intitolata “One Life“, Megan ha scritto di come la storia con la compagna l’abbia resa più forte e prestante sia fisicamente che mentalmente. Le due pare si allenino insieme e sostengano a vicenda prima e durante le competizioni.

Quando hanno chiesto a Megan del coming out della compagna, lei ha risposto.

Sue era dichiaratamente lesbica con i suoi amici, i compagni di squadra e la famiglia, ma non pubblicamente. “Ehi,” disse sarcastica mia sorella “Quando farà coming out Sue? Perché, sai; sei la persona più eccezionale del mondo e la più visibile in questo momento”. Sue è più riservata di me e non aveva mai sentito il bisogno di fare un annuncio pubblico. Ma quando è stato chiaro che eravamo una coppia, ha programmato un’intervista con ESPN. Per la prima volta, ho sentito qualcosa a cui non ero abituata: la vulnerabilità. Mi ero innamorato prima, ma a trentun anni non avevo mai avuto il cuore spezzato. Il mio rapporto con Sue era diverso. Da un lato, aveva la facilità e l’inevitabilità di qualcosa che sembra veramente giusto. Dall’altro, mentre ero pienamente fiduciosa della mia relazione, innamorarmi così tanto per qualcuno era nuovo per me”.

Le due sono ora prossime a nozze e sembrano più felici che mai. Nell’ottobre 2020 Megan si è inginocchiata sulle spiagge di Antigua per chiedere la mano alla sua musa cestita. In attesa della concretizzazione di questa promessa, le due atlete stanno conquistando ottime soddisfazioni durante queste Olimpiadi.

E chissà se da qui alla cerimonia Megan passerà dal lilla ad un altro colore di capelli!

Credits @Megan Rapinoe

L’arco italiano che fa scoccare l’amore

L’arciera Lucilla Boari, che ci ha regalato un meritatissimo bronzo, non finisce di emozionarci aggiungendo alla sua vittoria una toccante dichiarazione d’amore in diretta. Classe ’97 e alla sua seconda Olimpiade, si aggiudica già il suo primo podio, diventando inoltre la prima arciera italiana a vincere una medaglia olimpionica. Tra i festeggiamenti la Boari ha fatto pubblicamente coming out a seguito del commovente videomessaggio della fidanzata Sanne de Laat, arciera olandese che dopo la vittoria dell’italiana si è congratulata dicendole: “Ti amo tanto, sono molto orgogliosa di quello che hai fatto, non vedo l’ora che ritorni, ti sto aspettando per darti un grande abbraccio!”.

E’ polemica: “Atleti trans favoriti alle Olimpiadi”

In questi giorni però non sono mancate alcune critiche in merito a presunti favoritismi nei confronti degli atleti trans. Secondo tali polemiche, gareggiare in squadre femminili ed essere biologicamente uomini creerebbe una condizione di partenza di non equità, considerata una vera e propria ingiustizia. Uno studio corroborerebbe tale tesi ed quello dello Sports Medicine del 2020. Da tale studio è emerso che i famarci utilizzati nella transizione e che inibiscono i livelli di testosterone, non diminuirebbero di fatto in modo così significativo la forza muscolare del soggetto che, in questo contesto, avrebbe un vantaggio sportivo notevole in nome della risoluzione di un problema etico. Insomma, ciò di cui si discute è se l’etica può in qualche modo superare l’oggettività delle capacità individuali. Un dibattito che divide a metà la questione etico morale e quella meritocratica e a cui difficilmente si può trovare risposta.

.. Non solo Olimpiade

Non esattamente alle Olimpiadi, ma parallelamente ad esse, la Formula Uno è stata protagonista di un altro gesto degno di nota. Vettel e Hamilton si sono schierati a favore del movimento LGBT, prendendo posizione contro le nuovi leggi anti-gay adottate dall’Ungheria, paese dove si è tenuta la gara automobilistica. Gesto simbolico avvalorato dalla scelta dei piloti di indossare guanti e mascherine arcobaleno.

Insomma, non è una novità che sempre più settori si stiano dichiaratamente tingendo di arcobaleno. Ma che un mondo come quello dello sport, notoriamente improntato su un ideale machista sin dalla notte dei tempi, parli apertamente e sia rappresentato da sempre più atleti LGBTQ+, non deve passare inosservato poichè rappresenta un sostanziale movimento rivoluzionale nella nostra società.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.