Operazione clandestina, muore una donna a Genova

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Un’istruttrice di yoga muore in seguito a un’asportazione di un neo

È successo a Genova, una giovane donna è morta in seguito all’esportazione di un neo. In realtà era un melanoma, rimosso clandestinamente in un centro olistico a Borzonasca. La donna: Roberta Repetto, non aveva mai effettuato alcun esame istologico, ma in seguito alla persuasione di un santone, un giovane chirurgo e probabilmente una psicologa, la donna ha deciso di sottoporsi all’operazione per esportare la massa. I due sono già stati arrestati, con l’accusa di omicidio volontario, si indaga riguardo la psicologa. Quest’ultima avrebbe convinto la donna; è quindi indagata per circonvenzione e violenza sessuale.

La denuncia da parte dei genitori

L’operazione è avvenuta al Centro Anida, dove la donna lavorava come istruttrice di yoga. La struttura era dotata di una cucina e sul tavolo di quest’ultima, naturalmente in condizioni non idonee a livello sanitario è avvenuto tutto ciò. La donna nei mesi successivi ha iniziato a percepire dolori vari, risolvibili secondo il santone e il chirurgo attraverso la meditazione e la somministrazione di tisane zuccherate. La situazione non cambiava affatto e solo dopo la sollecitazione dei genitori, la donna si è rivolta ad una struttura specializzata. Purtroppo per la donna non c’è stato più nulla da fare, le metastasi avevano invaso il suo corpo. Esse hanno aggredito i diversi organi, fino a far sì che si spegnesse. I genitori hanno deciso poi di denunciare tutto alle forze dell’ordine, che hanno repentinamente attivato un ordine di misura cautelare nei confronti dei due uomini.

Manipolare le ragazze fragili

Inoltre è emerso dalle dichiarazioni dei genitori della giovane di appena trentanove anni, che conduceva una vita sociale del tutto nella norma. Fino a quando quest’ultima ha iniziato a frequentare tale centro olistico dove lavorava.
La donna ha così instaurato un rapporto di fiducia con il santone, il quale ha convinto la donna ad asportare il neo verrucoso, sanguinante, addirittura senza anestesia. Questa eliminazione era vista come una sorta di purificazione spirituale, alla quale la donna si era sottoposta. Il chirurgo e il santone erano però consapevoli dell’aggravarsi della malattia, ma non hanno fatto nulla, anzi. Infatti cercavano di rassicurare la donna, che in preda a dolori lancinanti, continuava ad ascoltare i loro consigli. Era come se le fosse stato fatto il lavaggio del cervello, era ciecamente convinta della buona fede dei due uomini. Purtroppo forse, solo sull’orlo del baratro della perdizione si è accorta dell’errore commesso.

“Non dire chi ti ha operata”

Questa la frase che intimava il medico alla donna; i due (loro malgrado) erano a conoscenza delle disastrose condizioni della donna. La malattia progressiva era ormai diffusa ovunque, per Roberta a questo punto era troppo tardi. Il sindaco della città ha espresso la sua vicinanza alla famiglia:

“Non abbiamo mai avuto problemi con i gestori del centro, venivano in Comune per chiedere permessi e presentando progetti. […] Siamo profondamente dispiaciuti, oltre che per la morte della giovane donna anche per non aver intuito quello che succedeva in quella collettività. Ci auguriamo che la vicenda venga chiarita e che i responsabili vengano puniti”.

Un’operazione fatale

Molti degli abitanti di Borzonasca erano a conoscenza della struttura olistica. Probabilmente pochi però erano a conoscenza delle attività illecite che si svolgevano all’interno. Roberta è solo una delle vittime di una setta, perché in realtà ne sono presenti molteplici, spesso le donne si lasciano convincere. La donna infatti è stata psicologicamente violentata, in quanto è stata convinta da un santone. Lei stessa era un’istruttrice olistica, quindi le potenzialità della meditazione, hanno contribuito evidentemente a farle accettare tutto ciò. Una storia tragica, malata, fatta di manipolazione, perché non si può a soli trentanove anni morire in seguito ad un’operazione. Lasciare tuttavia il mondo in piena agonia, in preda al dolore che consumava la donna e la disintegrava man mano, per colpa di persone che hanno voluto giocare con la sua vita e la sua malattia.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.