Oskar Schindler oltre il cinema: la vera storia a 47 anni dalla sua morte

Oskar Schindler

Il 9 ottobre 1984 moriva, a causa di un infarto miocardico, Oskar Schindler. Durante la seconda guerra mondiale aveva sottratto oltre mille ebrei alla persecuzione nazista.

47 anni fa si spegneva Oskar Schindler, seppellito, per suo volere, in un cimitero cattolico che si trova nella parte vecchia di Gerusalemme.

Oskar non comprese immediatamente la violenza del suo tempo. Anzi, si può quasi dire che, in un primo momento, cercò di trarne beneficio.
Non è facile comprendere alcuni eventi della storia. Non dal punto di vista tecnico, ma da quello umano. Spesso ci si chiede come possa essere stata perpetrata una logica come quella nazista. Come il mondo possa essere stato fermo a guardare.
Schindler, però, si accorse presto di non poter restare inerme. Usò la propria attività imprenditoriale per salvare molte vite e, per questo, fu poi investito di varie onorificenze dopo la fine della guerra. Grazie a lui, molte altre generazioni di ebrei hanno potuto vedere la luce.

La fabbrica di Oskar Schindler

Oskar Schindler aveva il fiuto dell’imprenditore. Dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali naziste, restò in contatto con la comunità ebraica. In questo modo, avrebbe potuto rilevare le loro attività a prezzi stracciati.
Inoltre, Oskar godeva di importanti agganci all’interno del partito, grazie alla sua attività di spia al servizio dell’Intelligence nazista.
Schindler, comunque, riuscì nel suo intento: rilevò una fabbrica di utensili da cucina, fondata poco prima, ad un prezzo irrisorio. In seguito, durante la guerra, la fabbrica avrebbe iniziato ad occuparsi di produrre attrezzature belliche.

Per risparmiare, smise di assumere manodopera polacca – nel frattempo, infatti, si era trasferito a Cracovia – e iniziò a preferire quella ebrea, decisamente meno costosa.
Fu proprio questa scelta, però, a condizionare il futuro dell’imprenditore. Dopo aver assistito in prima persona ai rastrellamenti di Cracovia, Oskar Schindler iniziò a trasferire un numero sempre maggiore di ebrei nella propria fabbrica. Stavolta, però, il risparmio non era più una variabile considerata. Stavolta, si trattava solo di salvare vite umane.
Impressionato dalla violenza e dalle umiliazioni a cui erano sottoposti, Schindler rese la propria fabbrica un luogo sicuro per gli ebrei, garantendogli – soprattutto grazie alla sua particolare posizione all’interno della struttura nazista – protezione dai tedeschi e dignità umana.

Costretto a fuggire in Argentina dopo la fine della guerra a causa della sua appartenenza al partito nazista, tornerà in Germania alla fine degli anni ’50. Tuttavia, non riuscirà mai a tornare in affari.
Dal 1961 fino alla sua morte, però, vivrà viaggiando costantemente fra Germania e Israele, dove nel 1967 sarà conferito, a lui e a sua moglie Emilie, il titolo di Giusto fra le Nazioni.

La fabbrica di Oskar Schindler, oggi museo.

La lista di Schindler

I nomi degli ebrei che Schindler cercò di salvare sono stati appuntati in una lista. Pare, però, che essa non sia stata scritta dallo stesso Oskar, ma da un altro ebreo.
In questa lista, la cui scoperta ha dato origine ad un libro e poi ad un film che ne ripercorre la storia, sono indicati vari dati in merito agli ebrei impiegati in fabbrica. Fra di essi, i loro nomi, la loro nazionalità e la loro occupazione.

Ad imprimere la storia degli ebrei di Schindler nella memoria collettiva è stato il film Schindler’s List, arrivato nelle sale nel 1993 e diretto da Steven Spielberg.
Il film, carico di tensione e dolore, colpisce per le sue scene talvolta cruente e per il suo essere quasi totalmente in bianco e nero. Uniche eccezioni, una bambina dal cappottino rosso e le scene finali.
In queste ultime, viene mostrata la tomba di Oskar Schindler, su cui alcuni degli ebrei da egli salvati – spesso accompagnati dagli attori che li hanno interpretati nella pellicola – si recano a posare una pietra, come da tradizione ebraica.

Rischiare la propria vita per quella di altri, agire in modo umano dove imperversa la barbarie: è questo che ha fatto di Oskar Schindler – e di tutti coloro che, come lui, hanno cercato di difendere il più debole – un Giusto fra le nazioni. Ma, ancor prima di questo, un esempio di umanità.

Scene finali del film Schindler’s List

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.