Overthinking: quando pensare diventa un problema?

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Tutti i giorni della nostra vita, il nostro cervello produce costantemente un flusso di pensieri ed è impossibile interromperlo, si chiama overthinking

Ma quando pensare diventa un vero e proprio problema?

L’overthinking (pensare troppo) è un termine inglese che descrive una forma di pensiero ossessivo, negativo che genera ansie, preoccupazioni e sofferenza.

Come facciamo a distinguere questa forma di pensiero da quello che caratterizza la nostra vita quotidiana?

Individuiamo una serie caratteristiche specifiche dell’overthinking

1) Tentativi costanti, ma fallimentari, di trovare una soluzione ad un problema

Quando siamo in un periodo particolarmente stressante o quando dobbiamo fronteggiare una situazione critica, tendiamo a pensare costantemente ad una soluzione possibile. Tuttavia, questo meccanismo ossessivo, proprio come un cane che morde la propria coda, non soltanto potrebbe non offrici alcun risultato, ma esaurisce letteralmente le nostre energie mentali.

2) Ossessiva preoccupazione per eventi o/e situazioni future

L’overthinking si può manifestare anche in relazione al nostro futuro: “troverò un lavoro che mi possa appagare?”, “Chissà come andrà l’esame?”, “Sarò in grado di sostenere quel colloquio?”.

Nonostante queste tipologie di pensiero siano “funzionali” per metterci in allerta e lavorare sul nostro futuro, quando diventano vere e proprie ossessioni possono logorarci interiormente.

3) Pensieri negativi che sembrano essere inchiodati nella mente

Vi è mai capitato di avere un pensiero negativo fisso nella mente che non riuscite a scacciare in alcun modo? Ecco, questa è un’altra modalità che l’overthinking ha di rivelarsi.

4) Sensazione di essere avvolti da una catena infinita di pensieri negativi

Quando siamo in uno stato psicologico non ottimale, può capitarci di dar vita ad un flusso di pensieri negativi che però pian piano, come anelli di una catena, si espandono sempre di più fino ad avvolgerci ed intrappolarci.

5) Malessere psico/fisico

L’overthinking, per la natura incessante, richiede un grande dispendio di energie. Non dimentichiamoci che la mente ed il corpo sono altamente interconnesse e che il pensare troppo può avere delle ripercussioni non soltanto sulla nostra stanchezza mentale, ma anche fisica.

Soluzioni per overthinking

Quali possono essere dunque le soluzioni a questo fenomeno?

1) Spostamento dell’attenzione

Sposta l’attenzione dai tuoi pensieri alla realtà esterna, magari individuando un oggetto: concentrati su di esso, maneggialo, sentine l’odore, il sapore. Focalizzarti su questo oggetto può farti distogliere l’attenzione da ciò che pensavi prima.

2) Programma un tempo per pensare

Programmati una piccola parte della giornata per pensare specificamente a ciò che ti tormenta (10/15 minuti). Ogni volta che trovi difficile smettere di pensare ad una determinata cosa, puoi dire a te stesso: “Stop, ci penserò dopo!
Se gli dedichi del tempo, il loro scopo crolla: ricordarti incessantemente che esistono.

3) Parla ad alta voce

Parlare ad alta voce aiuta il pensiero a fuoriuscire dalla nostra mente, attuando un distacco tra ciò che siamo e ciò che pensiamo. Questa separazione, aiuta ad analizzare i pensieri ossessivi in maniera più oggettiva.

4) Rinuncia a trovare una soluzione

Ciò che elicita l’overthinking molte volte è il voler trovare, a tutti i costi, una soluzione ad un problema. Ma questa eccessiva formulazione di ipotesi è solo controproducente per il nostro problem-solving.

Abbandona l’idea di poter avere sempre una spiegazione per tutto.

5) Rivolgiti ad uno specialista

Ultima soluzione, ma non per importanza, è quella di rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta. I pensieri negativi ossessivi, possono sottendere un disagio psicologico che può essere compreso solo da un esperto.

Non abbiate il timore di affidarvi ad uno specialista.

Prenderci cura della nostra salute mentale deve essere una priorità.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.