Papa Francesco dice sì alle unioni civili

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La Chiesa fa un’apertura epocale nei confronti delle persone omossessuali

Oggi, in un documentario di Evgeny Afineevsky in uscita alla festa di Roma, Papa Francesco si è proclamato favorevole alle unioni civili per gli omosessuali.

“Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo.”

Parole che segnano la storia della Chiesa, dell’Italia e del mondo intero; poichè a pronunciarle è proprio il Vescovo di Roma, che durante il tempo a capo della Chiesa ha preso a due mani l’intento universalista ereditato da Giovanni XXIII.
La neonata enciclica “Fratelli tutti”, ne è la dimostrazione.

Papa Bergoglio: un percorso di fratellanza

Questa posizione per quanto inaspettata, non deve però coglierci come una (graditissima) doccia fredda.
Già dal giorno della fumata bianca, Papa Francesco si è distinto dai suoi predecessori: a partire dal nome e seguendo con le vesti.
Più volte è stato definito “progressista” o “coraggioso” per le sue posizioni durante il suo percorso.
E anche nei confronti degli omosessuali, nonostante le critiche negli scorsi anni contro la “lobby gay” e “l’indottrinamento gender”, Francesco aveva mostrato già la sua posizione di tolleranza.

“Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”

Nel documentario di Afineevsky, oltre a rimarchevoli comparse come l’emerito Papa Ratzinger, Bergolio fa riferimento a Andrea Rubera e il suo compagno: una coppia con 3 figli che aveva scritto al Papa in passato poichè volevano fare frequentare la Parrocchia ai bambini, ma si vergognavano di farlo.
Il consiglio di Papa Francesco, è quello di portarli comunque al di là di eventuali giudizi.

“Le persone omosessuali hanno il diritto di essere una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo.”

Dalle parole ai fatti

Alla comunità LGBT, è stata tesa una mano da uno dei attori principali che storicamente ha discriminato i gay, le lesbiche, i trans e tutti coloro che non rientrano nella stretta definizione di normalità dettata dalla Chiesa.
Finalmente anche il mondo religioso non ha più una giustificazione istituzionale per odiare. Sperando che le parole si trasformino in fatti al più presto.

Nel mondo ci sono ancora circa 70 paesi dove essere se stessi è illegale e punibile con il carcere ed addirittura in almeno 6 di questi con la pena di morte.
Ma stesso in Italia la situazione non è rosea:
Il tasso di suicidio tra i giovani LGBTQ+ è 3.4 volte più alto degli altri.
Il 92% delle persone LGBTQ+ in Italia subisce discriminazione, tra insulti, bullismo e violenze fisiche .

È arrivata l’ora di dare a queste persone la possibilità concreta di una vita tranquilla.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.