Parlesia. Sapete cos’è?

Lingua incomprensibile ai non iniziati. La parlesia permette di conoscere un mondo tutto da scoprire

Ma vuj sit scartiloffisti o scatuozzi?

Quando vidi per la prima volta “No grazie, il caffè mi rende nervoso” avevo otto anni e rimasi perplesso. Conoscevo poco il napoletano, lo sentivo quotidianamente ma ogni volta che provavo a parlarlo ecco che arrivava, puntuale, lo sguardo giudicante di mia madre. “L’italian Antò! Ea parlà l’Italian!”. Da adulto ho capito il perché di quella imposizione, ma da bambino il messaggio era fuorviante.

Un po’ come “l’uscite dentro” del custode alle superiori…

L’incontro con Tony Tammaro

Alla domanda iniziale avete saputo rispondere? Sapete quando ci son riuscito io? Nel 2018, o forse il 19 (uagliù l’età comincia a farsi sentire) quando, per lavoro, mi ritrovai fianco a fianco a Tony Tammaro per alcuni giorni. C’era il Pizza Village, ci trovavamo dietro le quinte del palco ed il caos era tanto, gente che urlava, tecnici che invocavano Dio perché il jack di quel microfono si era rotto o perché quel faretto non andava. Tra il disordine generale sento una voce spiccare.

Era proprio lui, Tony, che chiedeva non so cosa ad uno dei tecnici del suono. Non avevo capito una sola parola, ma li vedevo ridere. Mi faccio coraggio e gli vado vicino “Tony, scusa, ma che cosa vi siete detti?“. Mi guarda e ci sediamo su una di quelle casse nere presenti ad ogni concerto e mi fa “La conosci la parlesia? Sai c’ re?“.  Dopo qualche scambio di battute ed una ricca spiegazione in cui nulla mi fa capire perché non sono un musicista, non sono un “iniziato”, mi alzo con la consapevolezza che oltre non andrò mai. Ok, conosco la storia di come è nato questo sottodialetto, ma non lo parlerò mai. Un fulmine, poi, mi prende. Il ricordo del film e la risposta che non ho mai saputo dare.

Piccolo appunto. Il personaggio è una cosa, la persona e l’artista un’altra. Il personaggio potrebbe non piacere (che problemi avranno queste persone non so), ma posso assicurarvi che la persona, così come l’artista, son da dieci e lode.

Tony, Tony! Scartiloffista o scatuozzo?

Si ferma e ride. “Nessuno dei due, non sono né scippatore né scassinatore. Io suono e basta“. Va via, così, senza aggiungere altro.

Ora, potreste chiedermi il perché di una non ricerca rapida su internet. Beh, non volevo quella risposta da un sito, volevo che qualcuno me lo spiegasse, che qualcuno capace di parlare quella lingua me lo dicesse con la sua voce. Venticinque anni con questo dubbio risolti da una frase tanto semplice quanto forte.

Origini e storia della parlesia

Entriamo nel merito della questione adesso che avete saputo rispondere alla domanda. Cos’è la parlesia? Bhe, le origini non sono proprio nobilissime o, meglio, sono incerte, ma per lo più si narra risalgano più o meno a metà dell’800 quando tra i malavitosi cominciarono a nascere termini utilizzati in modo che nessuno potesse capirli. Allo stesso modo i musicisti. Parlare tra di loro in una lingua che fosse sconosciuta ai, come dicevo prima, non iniziati. Parliamo della seconda opzione, la prima nun m’ piac

I primi ad usare la parlesia sono stati i posteggiatori, di cui abbiamo già parlato (scusate l’autocitazione) per poi espandersi a tutto il mondo musicale napoletano.

Col tempo molti termini sono andati via via sparendo dato che qualcosa si è cominciato a capire e proprio come la musica, proprio come una lingua si evolve, anche la parlesia lo ha fatto, introducendone di nuovi ed eliminando quelli che oramai erano riconosciuti. Vi faccio un esempio.

Jammone

Qualcuno di voi ricorda la canzone di Pino DanieleTarumbò” del mitico album “Bella ‘mbriana“? È del 1982 ed in quegli anni lo stesso Pino veniva additato di poca chiarezza dei suoi testi, dato l’utilizzo di termini quale, per citarne uno, jammone. Cosa vuol dire? Spiegazione. O jamme è l’uomo, andando a scrivere jammone, di conseguenza, possiamo intuire che ci riferiamo ad un uomo di grossa statura. E no! Mi dispiace, ma in questo caso non è proprio così. In questa specifica canzone, infatti, Pino sbeffeggia attraverso l’uso della parlesia la malavita.

Curiosità. Alcuni dicono che in realtà si sbeffeggi del papato e non della malavita, andando a sottolineare l’incapacità di mettersi nei panni della gente comune. Potrebbe essere, solo lui potrebbe dircelo oggi, ma son sicuro che non lo farebbe dribblando con qualche risposta pungente delle sue.

Un linguaggio tutto da scoprire

Jammone, in questo caso, è usato con tono dispregiativo, inteso come capo, boss. Un altro termine in Tarumbò è bacone, letteralmente una persona cattiva ed incapace.

Se ci pensate è divertente come i napoletani non capiscano una lingua che è napoletano ma in realtà napoletano non è. In tempi antichi, molti musicisti la definivano a’ serp, facilmente capibile il perché. Linguaggio di serpenti, se non sei un serpente, se non fai parte della cerchia, allora niente, non ci capirai mai. Noi facciamo gruppo e ci difendiamo, gli altri ne restino anche fuori.

Strane persone gli artisti.

Detto questo, ragazze e ragazzi, vi saluto. Ho appena preso un caffè, non sospeso e ce vò na bella scampos!

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