Partenope è bella ma è tutta “rifatta”!

Partenope

Quando le “altre” sono invidiose hanno bisogno di infangarti

Le donne lo sanno bene, quando in un contesto di qualsiasi tipo arriva una ‘bella’ c’è sempre chi non resiste alla critica, chi le cerca difetti, chi la disprezza e la deprezza. Quando poi la bellezza è tale da risultare inattaccabile, si arriva alla frase di rito “si vabbè è bella ma… è certamente tutta rifatta!”.

In alcuni casi poi, si mette addirittura in dubbio la moralità della malcapitata cercando di fraintendere ed interpretare, in maniera malevola, ogni suo comportamento, qualsiasi atteggiamento, movenza, sorriso.

Partenope

Questo non succede solo tra donne, spesso capita anche con le città o, almeno, con la città di Napoli. E proprio come accade tra donne, nell’ipotetico incontro tra le varie città, all’ingresso di Partenope, più di una non resisterebbe e, davanti a tanta bellezza, le getterebbe addosso palate di fango perché non avrebbe altro modo di sfogare la sua invidia.

Purtroppo e spesso nei confronti di Napoli succede così. Non di rado questa splendida terra viene tirata in ballo quando si parla di criminalità, di malaffare, di disorganizzazione, sporcizia e bassa qualità della vita. Lo fanno i media, qualche intellettuale del Nord, lo hanno fatto alcuni politici che volevano dividere il Nord dalla zavorra del Sud per poi perdere la memoria e tornare tra i terroni a chiedere consensi elettorali.

Di odio per Napoli ed i napoletani ne sono pieni i social network. La somma di questo astio immotivato è spesso presente negli stadi, dove il testo di un brano di Bob SinclairFreed from desire” è stato riscritto e trasformato in “Vesuvio erutta”.

Dagli stadi si è passati alle discoteche. La cosa positiva, perché ai napoletani riesce facile rovesciare la medaglia e mostrarne il lato più luccicante, è che allo stadio o in discoteca che sia, questo brano simpaticamente rivisitato lo cantano anche i napoletani, ridendo, perché questa cosa è così grave da dover essere presa soltanto con una risata e con la consapevolezza che quando è fatta con intenzione è una cosa da perfetti imbecilli. Ed è anche da ignoranti.

Il Vesuvio

E’ da ignoranti perché chi invoca il Vesuvio di eruttare per cancellare tutta la città di Napoli, forse non sa che questa terra è stata definita la “culla della civiltà”, della cultura, della letteratura, dell’arte. Che a Napoli, prima che altrove, sono nati teatri, università, ferrovie.

Che da questa terra arrivano grandi letterati, poeti, musicisti, filosofi, artisti apprezzati ovunque nel mondo.

Che di questa bellezza si sono innamorati personaggi come Goethe, Leopardi e Stendhal, solo per citarne alcuni. Che questa città, nell’800, era meta obbligata per il Grand Tour, il viaggio di istruzione per i rampolli delle famiglie nobili e facoltose di tutto il mondo affinché potessero arricchirsi di arte, cultura e buon vivere.

Che questo popolo maltrattato, da molti e ingiustamente, è sempre pronto ad accogliere tutti con il sorriso ed un caffè sospeso. Se il Vesuvio eruttasse davvero, che perdita sarebbe la scomparsa di Napoli per tutta l’umanità!

A tutto questo odio vengono date risposte ogni giorno, nei fatti. Napoli è sempre più apprezzata ed amata, sempre più affollata di turisti che non resistono al suo richiamo e tornano a casa, in Italia e nel mondo, stregati dalla bellezza di questo luogo incantato.

Non più la Napoli di “pizza, mandolino e mafia” ma quella dei musei, dell’architettura, del buon cibo e del buon vino, degli scorci indimenticabili, del calore e dell’allegria sincera e genuina della gente.

Il testo di Raffaele Moccia

Contro i tanti attacchi indirizzati a questa città, conditi dall’odio e dal razzismo, c’è un testo che più di ogni altro è degno di nota. É stato scritto da Raffaele Moccia, un ex ferroviere in pensione.

“Io sono napoletano e vivo nella più antica capitale dell’occidente, eravamo metropoli quando New York non esisteva e Londra e Parigi erano piccole città.

Io sono napoletano e appartengo alla cultura più antica d’Europa, quella cultura che ci permetteva di parlare greco quando tutti parlavano latino.

Io sono napoletano e parlo una lingua che era lingua diplomatica alla corte di Caterina la Grande. Quella lingua che ha dato all’Italia una tradizione musicale, letteraria e teatrale.

Io sono napoletano e vivo in una città dove in 600 anni di inquisizione MAI si è acceso un fuoco per bruciare persone e dove MAI all’inquisizione spagnola fu permesso di insediare un tribunale.

Io sono napoletano e vivo in una città che ha fatto dell’accoglienza e della tolleranza la cifra della sua riconoscibilità, una città dove gli dei antichi vivono insieme agli dei nuovi, le anime sono così grandi da contenerli e amarli tutti.

Io sono napoletano e vivo in una città che ha inventato “il sospeso”, il caffè pagato all’estraneo che mai conoscerai perché nessuno si senta così povero da non potersi permettere un caffè.

Io sono napoletano e vivo in una città che anche nel massimo suo splendore e della sua potenza, MAI ha invaso altri popoli con le armi per soggiogarli e dominarli. Li abbiamo sempre conquistati con la cultura con l’amore e una canzone.

Io sono napoletano e vivo in una città che da sola, insieme a Parigi ha dato un senso alla definizione di flaneur, il passeggiare per il passeggiare, per ammirare e godere del paesaggio umano della vita.

Io sono napoletano e possiedo il passato così come il futuro, poiché questa è la città dove tutto comincia e tutto finisce.

Io sono napoletano e il mio destino è affidato all’integrità di un uovo seppellito dal “mago” Virgilio nelle viscere della terra. Perché la vita se non ha magia non vale la pena di essere cantata.

Io sono napoletano e ho nel corpo tutte le ferite e tutti i dolori di Iside che cerca il corpo di Osiride. Questo corpo mai ricomposto cerco di far rinascere nel pellegrinaggio dei sette santuari.

Io sono napoletano e abito in una città nata dal corpo di una sirena morta di dolore per non essere riuscita a sedurre Ulisse. Perché l’intelligenza non si fece sedurre dalla passione, non sapendo a cosa stava rinunciando.

Io sono napoletano e abito in una città della quale Hans Christian Hendersen, mirabile inventore di favole, venuto a trovarci dalle fredde luci del profondissimo nord, andandosene ebbe a dire “quando sarò morto tornerò a Napoli a fare il fantasma perché qui la notte è indicibilmente bella”.

Si può continuare all’infinito, ma intanto, essendo napoletano non posso non rivolgere il mio pensiero a chi nasce borghezio e ai suoi simili, noi non saremo mai capaci di tanto odio, noi amiamo il coraggio dell’ironia e a chi ci insultò dagli spalti di uno stadio dicendoci NAPOLETANI VI ODIAMO TUTTI preferimmo rispondere con un ironico “Giulietta è ‘na zoccola”. Shakespeare non si offese, i cretini non capirono, il mondo intero rise.”

Bisognerebbe leggerlo nelle scuole questo brano, ripassarlo a memoria ogni mattina prima di uscire da casa. Dovrebbe diventare il mantra di chi ha la fortuna di vivere a Napoli. Una poesia da ricordare col sorriso e con l’orgoglio di cui i napoletani sono capaci più di chiunque altro, con buona pace della impareggiabile bellezza di Partenope e del possente, e fortunatamente pacifico, Vesuvio.

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