Pena di morte: eseguita la condanna per Brandon Bernard

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Un macabro record

Alle ore 21.27 del 10 dicembre 2020, corrispondenti alle 3.27 italiane del giorno successivo, in un penitenziario di Herre Haute (Stati Uniti), muore Brandon Bernard.
Quella di Brandon è la nona esecuzione nel giro di pochi mesi: a luglio, infatti, la Corte Suprema americana ha dato di nuovo il via libera all’esecuzione dei condannati dopo un periodo di 17 anni, durante il quale la pena di morte era stata momentaneamente sospesa.
Prima del termine ufficiale della presidenza Trump, previsto per il 20 gennaio, sono in programma altre quattro esecuzioni capitali.
L’amministrazione dell’uscente presidente potrà dunque vantare un macabro record: la sua sarà fra quelle con un più alto numero di condannati alla pena di morte.

Il caso

La vicenda inizia nel 1999.

In quell’anno, Bernard viene accusato di essere coinvolto nell’omicidio di una coppia dell’Iowa in visita nel Texas.
È lì che un gruppo di adolescenti deruba i coniugi e li costringe a salire nel retro di un’auto, all’interno della quale Christopher Vialva, morto per iniezione letale lo scorso settembre, li ucciderà con dei colpi di arma da fuoco.

Brandon Bernard darà poi l’auto alle fiamme con all’interno i due cadaveri. Sarà dunque incarcerato a soli 18 anni con una sentenza di pena capitale.
Tale sentenza è stata eseguita ieri. Sembra che l’uomo abbia dedicato le sue ultime parole alla famiglia delle vittime per scusarsi per quanto commesso.

Molti sono stati nel corso del tempo i tentativi di commutare la pena di morte per Brandon in ergastolo.
Innanzitutto, la difesa ha sostenuto che la coppia fosse già deceduta quando Brandon, su ordine di Christopher Vialva, aveva dato fuoco all’automobile.
A loro parere, questa possibilità, unitamente al comportamento esemplare tenuto da Bernard durante la sua detenzione, avrebbero del tutto giustificato la trasformazione della pena in ergastolo senza condizionale.
Cinque dei giurati che all’epoca dei fatti approvarono la condanna a morte per l’imputato sono stati dello stesso avviso, insieme alla stessa procuratrice generale che la propose.
Anche alcune star del panorama americano ed internazionale, fra cui Kim Kardashian, avevano sostenuto la commutazione della pena.

Pena di morte: qual è il senso?

Nulla è servito: Bernard è stato fra i condannati a morte più giovani.
A soli 40 anni, la vita di un uomo, seppur segnata da errori, si ferma e smette di poter aspirare al miglioramento.

È dunque lecito domandarsi, ancora una volta, quale sia il senso della pena capitale. Essa è ancora largamente utilizzata in alcuni paesi, fra cui gli Stati Uniti, dove, però, sono presenti alcuni Stati che hanno deciso di abolirla o di sospenderla.   

Se l’obiettivo della detenzione carceraria è il reinserimento in società o, almeno, la rieducazione degli imputati, in che modo può essere utile condannarli ad una pena tanto severa ed irrimediabile?
In quest’ottica, è logico considerare la pena di morte come la negazione estrema di questa funzione. Essa toglie per sempre la possibilità a chi ha compiuto degli errori di comprenderli e di porvi rimedio per quanto possibile.

Il debito nei confronti della giustizia può davvero essere ripagato con la stessa moneta avvelenata che lo ha creato?

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.