“Perché ti ho perduto” il romanzo di Vincenza Alfano per Alda Merini

Perchè ti ho perduto

La scrittrice napoletana rende omaggio ad Alda Merini con la nuova opera “Perché ti ho perduto”

Perché ti ho perduto” di Vincenza Alfano (Giulio Perrone Editore) è un romanzo che somiglia a un tributo alla grande poetessa Alda Merini. L’Alfano sceglie di farlo non dimenticando mai di portarle rispetto. Vincenza osserva Alda dalla finestra della sua casa sui Navigli e prova a riportare per iscritto, con intensità, i giorni di Alda bambina; poi Alda innamorata; Alda tormentata e malinconica; che tra le dita impugna prima la penna e qualche minuto dopo una sigaretta. Allora si ritrovano Alda e la poesia: come la scapigliatura dell’anima su un foglio bianco, pronto ad ascoltarla. Sempre. Mentre traccia strisce di inchiostro Alda parla con sé stessa e sente la voce di Giorgio, l’uomo che le lascia un segno profondo nel cuore. Dopodiché arrivano quelle sensazioni che lei ha bisogno di riconoscere, seppur a fatica; e di combattere. Davanti alle quali tuttavia, pervasa fino alla punta dei capelli, Alda, con un pizzico di fierezza, si arrende.
Alda e la follia: istanti da assopire, all’ occorrenza, o da cui lasciarsi trasportare, per dare colore, spessore, piena vita ai suoi versi.

LUCI ED OMBRE PER “LA TERRA SANTA”

In “Perché ti ho perduto” dolore, tremore, sollievo, coscienza e incoscienza si alternano, si interfacciano, come luci e ombre. Sentimenti silenziati poi divampanti come fuoco. In un equilibrio narrativo di situazioni: dall’interno ( dell’anima), all’esterno. Con un ritmo opportunamente accordato.
In “Perché ti ho perduto” Vincenza Alfano, unisce elementi di vita vera della poetessa Alda Merini, ad elementi “romanzati“, propri di chi sa fa valere la pagina scritta.

Celeste: come guardarsi allo specchio per Alda

Con Alda c’è Celeste, un personaggio il cui nome fa pensare alla spiritualità e alla possibilità, per Alda, di interrogare il suo spirito. Sé stessa.
“Non è mai esistita. Celeste sei tu”. Lei non si meraviglia. Risponde decisa: “Lo so”.
Celeste, una donna che porta un nome che fa pensare al Paradiso, mentre Alda vive l’inferno della sua infermità. Tra quelle pareti bianche di ospedale la pazzia è una malattia. E tra quelle pagine, di conseguenza, acquistano una forma, la sofferenza, la forza, il senso della perdita; dell’unione e l’assenza.
Dunque, lascerei al lettore la scelta di intonare: “Perché ti ho perduto”, come fosse una domanda o un’affermazione. All’inizio o alla fine della storia, come meglio si accorderà il suo sentire, le volte in cui avrà il libro tra le mani.

“Non è mai esistita. Celeste sei tu”. Lei non si meraviglia. Risponde decisa: “Lo so”.

Il lieto fine di “Perché ti ho perduto” nel suono confortante e delicato delle onde del mare

Qualcuno ha detto che “difronte al mare la felicità è un’idea semplice”. E anche Alda l’ha capito. Lì Alda è salva e ritrova la sua Poesia, candida. Alda ricomincia ad amare.
Alda ritrova sé stessa tra le onde del mare, che non è più un miraggio, ma l’immenso di un orizzonte da cui ripartire.
Vincenza Alfano sceglie il mare perché probabilmente restituisce anche un’immagine di libertà che ad Alda è mancata troppe volte. Come l’aria. E lei ha il diritto di tornare a respirare. Con le braccia distese, gli occhi chiusi e il battito che rallenta: il cuore non ha più paura. E’ sereno.

[…]Di nuovo bambina, vergine alla sofferenza, dimentica di ogni dolore. Rigenerata. Pura. Salva. […] A Taranto ha ritrovato la forza delle parole.[…]
Con Michele è felice. Davanti al mare è felice. E’ tornata la poesia. E’ tornata la calma. Dopo tanto buio, ecco Michele, ecco, di nuovo, la poesia. […] Adesso Alda lo sa: oltre la terra c’è il mare.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.