Il perfezionismo

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L’ossessione di raggiungere la perfezione

Il perfezionismo è una sorta di ricerca ossessiva della perfezione.
E’ la tendenza ad aspirare sempre al massimo, in tutti gli ambiti che ci vedono protagonisti: vogliamo dei corpi perfetti, essere dei lavoratori impeccabili, adempiere perfettamente ai doveri familiari, avere un riconosciuto successo sociale.

Molto spesso, la mania di perfezionismo si origina dal contesto fortemente competitivo in cui ci troviamo ad operare. Sembra che nella nostra società non sia ammessa tolleranza nei confronti di chiha un passo più lento e qualche battuta di arresto, prima di raggiungere i propri obiettivi.
Se non si tiene il passo, si rischia di essere tagliati fuori.

Altre volte, si tratta di una questione del tutto personale, legata o alla propria indole troppo autocritica o al contesto familiare in cui si cresce. Tanti si sentono quasi costretti a dimostrare di non essere da meno rispetto alle aspettative dei genitori e non raggiungere la perfezione può significare deluderli. Potrebbe racchiudersi tutto in una sola espressione: bisogno di accettazione, bisogno di amore, estremizzato all’ennesima potenza.

Una tendenza tipica delle donne

Diciamoci pure la verità: l’ossessione della perfezione caratterizza specialmente il genere femminile. Sono le donne che fin dall’inizio dei tempi, hanno dovuto combattere per vedere riconosciuti i propri diritti, per dimostrare le proprie capacità al mondo e per sentirsi accettate in diversi contesti e ruoli, alla pari degli uomini.

Ma la raggiunta parità di genere, ha portato anche un sovraccarico eccessivo. Abbiamo iniziato a considerare ogni donna come una “wonder woman multitasking”, sempre impegnata su più fronti e guai a mostrarsi debole o cedevole. Ed ecco che l’aspirazione al perfezionismo diventa a volte quasi patologica. La donna, in primis, sente il bisogno estremo di confermare costantemente a se stessa e agli altri di meritare il posto in cima, tanto agognato.

Ci sono tante donne che hanno già tra le mani la medaglia del loro personale successo, ma a vincere è sempre la loro incontentabilità cronica. Per questo non prendono neanche per un attimo in considerazione l’idea di fermare la corsa e di godersi il traguardo già raggiunto.

Il peggior nemico di una donna? E’ senza dubbio il proprio riflesso nello specchio, un giudice dallo sguardo severo, incontentabile, raramente aperto alla comprensione di debolezze e fallimenti e sempre pronto a richiedere di più.

Ma a che prezzo?

Gli effetti collaterali nei contesti formativi

Il perfezionismo, quando appunto diventapatologico, origina una serie di comportamenti controproducenti, in ogni ambito della nostra vita.
Ad esempio, lì dove si richiedono degli impegni da portare a termine, come nel contesto lavorativo o di studio, chi vuole raggiungere il massimo tende spesso a procrastinare. L’attesa che tutte le condizioni siano perfette, prima di iniziare qualsiasi cosa, comporta come rischio quello di non iniziare mai. Inoltre, si vive lo stato di attesa in una condizione di ansia e stress poiché non stiamo dando la buona impressione di noi, tanto auspicata.

E’ bene inoltre tenere a mente che non sempre la produttività è strettamente legata al grado di perfezione raggiunto:

“La produttività non riguarda solo la quantità, ma anche la qualità del lavoro e quando si hanno delle aspettative irragionevolmente alte su quello che bisogna fare, è probabile che questo infici la capacità di fare bene le cose”. 

Laura Hamil

Tutto ciò accade perché imporsi di apparire infallibili, voler tenere sempre tutto sotto controllo e desiderare chetutto ciò che ci riguarda sia “assolutamente e oggettivamente perfetto”, rende la vita stessa un esame continuo e pesante. Il rischio di distruggeretutto è molto alto.

Come migliorare il rapporto con se stessi

L’aspetto fondamentale da cui partire, è sicuramente quello di migliorare il rapporto con se stessi. Bisognerebbe smetterla di compiacere gli altri, cercare sempre approvazioni esterne e conferme che siamo all’altezza delle aspettative. E dovremmo anche smetterla di remarci contro con questa ossessione di essere perfette!

Donne, impariamo a giudicarci di meno e a sostenerci di più.
Il rapporto con noi stesse sarà forse l’unico a durare tutta la vita. Impariamo dunque ad amare le nostre imperfezioni, a guardarci con ammirazione allo specchio anche quando il nostro corpo inizierà ad appassire ed accettiamo che lasciarsi andare qualche volta, è la cosa più benefica di questo mondo.

Impariamo inoltre a dare un senso costruttivo anche ai nostri fallimenti, perché ci rendono umane e “reali”. Perdoniamo le nostre battute d’arresto e celebriamo i nostri successi, senza sminuirli o darli per scontati.
Dove corriamo sempre, senza sosta, mai guardandoci indietro e mai guardandoci dentro?

Cerchiamo di sentire di più il nostro corpo e la nostra mente. Ci parlano in continuazione, ma spesso li ignoriamo. Rispettiamoli, fermiamoci un attimo a capire cosa vogliono dirci i segnali di malessere. Spesso ci invitano a riposare, altre volte nascondono un bisogno di cambiamento. Anche le macchine più efficienti, quelle che sembrano perfette, messe sotto sforzo possono rompersi. E noi siamo donne, non macchine!

Migliorare il rapporto con il resto del mondo

La consapevolezza diciò, aiuterà anche l’andamento del nostro rapporto con gli altri. E’ risaputo: la trappola del perfezionismoporta a pretendere il massimo anche da coloro che ci circondano. Allontanando però da sé l’ossessione della perfezione, smetteremo di pretenderla anche dagli altri e tutti i nostri rapporti, lavorativi, sentimentali e sociali, tenderanno a migliorare.

Questo non significa non avere alte aspettative, ma imparare a tollerare l’imperfezione altrui, avendo accettato in primis la propria.
Solo se accettiamo che l’imperfezione fa parte dell’umanità, il mondo inizierà a sembrarci il luogo perfetto dove essere semplicemente se stessi.

Celebriamola questa imperfezione, di certo è ciò che fa battere i cuori, ricordare il calore di un abbraccio spettinato, ma sincero o un episodio buffo, ma divertente. E’ li che si nasconde l’origine delle più belle emozioni.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.