La pizza a portafoglio, emblema dello street food partenopeo

La cucina napoletana è ormai nota in tutto il mondo. La pizza a portafoglio è il simbolo della praticità partenopea

Acqua, farina, lievito madre, ore di attesa per far crescere l’impasto, pomodoro, mozzarella, olio, sale e basilico. Sono questi, ed altri segreti, gli ingredienti per la realizzazione della pizza verace napoletana. Piegata in quattro parti diventa ‘a pizz a portafoglio‘ come un vero e proprio portafoglio che invece di contenere soldi, ha in sé tanti ingredienti preziosi, gustosi e semplici.

La pizza a portafoglio è l’emblema dello street food napoletano, milioni di turisti e non solo, ogni anno popolano i vicoli della città del sole e per ammirare le sue bellezze architettoniche, i musei e i suggestivi paesaggi preferisce mangiare all’impiedi la pietanza napoletana più conosciuta al mondo. Espediente pratico perché passeggiando si degusta l’impasto morbido, la mozzarella filante e l’olio genuino che scorre sul tovagliolo di carta dove viene avvolto questo cibo definito povero ma che rientra nella cucina gourmet degli chef internazionali.

Lo street food partenopeo

Le pizzerie della Napoli popolare hanno i tavoli per far sedere i clienti e la vetrina a lato dell’ingresso del locale piena, zeppa di pizzette. Tantissime sfornate all’ora, non si contano ed è l’idea geniale di chi non vuole perdere tempo a stare seduto ma girando per i vicoli dei quartieri preferisce degustare la pizza verace. Accanto, crocchè, montanare, cioè pezzi di pizza fritta con salsa, formaggio grattugiato spolverato sopra e l’immancabile foglia di basilico. In vetrina anche pezzi triangolari di mais fritto e melanzane in pastella. Tutto quello che la dieta consiglia poche volte all’anno. Ma come si rinuncia a queste prelibatezze quando si viene attirati dall’odore di fritto, di sapori unici che si confondono con i colori della città, con i volti dei passanti e degli stessi pizzaioli che con passione, sudore e grembiuli intrinsi di farina cercano di regalare al cliente un esperienza culinaria sensoriale più unica che rara?

Pizza a libretto

Prorompente, la pizza a portafoglio è chiamata anche pizza a libretto per il modo in cui viene piegata, è la pizza dei vagabondi. Probabilmente la pizza a portafoglio nasce nel secondo dopoguerra, con il boom economico e la nascita di numerosissime pizzerie, molte delle quali riconvertite: da bassi con la friggitoria diventano dei veri ristoranti. La pizza a libretto negli anni ‘90 svolta, esplode la moda, tutti vogliono mangiarla.

Arriva Bill Clinton

Nel 1993 a  Napoli c’è il G7 e la città si prepara per l’arrivo di Bill Clinton, accolto come una vera star. Il Presidente degli Stati Uniti d’America è una buona forchetta. Clinton assaggiò  la pizza a libretto, gli piacque tantissimo e bevve, proprio in una delle pizzerie più famose di Napoli, l’immancabile Coca-Cola, da buon americano. Vedere un Presidente mangiare così in maniera informale fu per Napoli e la pizza a portafoglio una delle immagini indelebili che rimarranno nella storia culinaria della città partenopea.

I turisti apprezzano

Ad oggi sono milioni i turisti che assediano Napoli durante tutto l’anno e la tappa da non perdere è proprio quella dello street food napoletano perché la pizza sebbene arricchita da ingredienti preziosi rimane il pasto più povero e mangiato al mondo che riesce a soddisfare i palati di tutte le età con la sua semplicità. Canzoni, scene di film famosi, pubblicità, hanno spesso come oggetto la pizza a libretto, saporita per i più piccini e per i grandi. Per i professionisti tra un appuntamento di lavoro e un altro, per gli impiegati nella pausa pranzo, per gli studenti all’uscita della scuola, per due fidanzati che passeggiando mano nella mano degustano la pizza fumante.

Il napoletano verace

Nel piegare questa delizia ritroviamo la caratteristica del napoletano verace, frettoloso, buon gustaio, pratico e consapevole di potersi adattare a tutte le situazioni anche a quella in cui, data la fila interminabile per sedersi a tavola e mangiare una pizza verace, preferisce piegarla in quattro ed addentarla velocemente, correndo il rischio di scottarsi la lingua ma con la consapevolezza che sicuramente si scotterà il cuore dal sapore tutto partenopeo. 

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