Pompei: ultime scoperte

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I tesori di Pompei: un resoconto delle ultime scoperte

Dopo circa duemila anni dalla violenta eruzione del 79 d.C., la città di Pompei serba ancora inestimabili testimonianze di una civiltà antica sepolta dalle ceneri del Vesuvio. Nel Novecento, un’accurata operazione di scavo riportò alla luce le rovine riaffiorate in parte nel corso del XVIII secolo. Tuttavia, i bombardamenti della Seconda guerra mondiale provocarono ingenti danni ai resti della città, che sospesero gli scavi per quasi cinque decenni. Fin quando, intorno agli anni Novanta, l’UNESCO dichiarò l’area archeologica patrimonio dell’umanità. Alcuni anni dopo, nel 2012, i ricercatori avviarono un nuovo progetto allo scopo di restaurare e mettere in sicurezza il sito. Da quel momento, la città di Pompei continua a regalarci scoperte e restituirci preziosi tesori: tracce di un’umanità che rinasce in tutta la sua impareggiabile bellezza.

Pompei: le ultime scoperte dal 2018

Il quartiere del Cuneo costituisce una vasta zona rimasta inesplorata fino a pochi anni fa. L’operazione di scavo, avviata verso la fine dell’ultimo decennio, ha riportato alla luce un’immensa quantità di resti e materiali.
La rimozione di uno strato alto circa cinque metri e composto di pomici e lapilli ha restituito alla vista dei ricercatori le rovine dei numerosi edifici che popolavano il quartiere affollato del Cuneo. Oltre alle decorazioni, gli oggetti di uso quotidiano, rinvenuti in alcune stanze delle abitazioni, sono numerosi: significativo è il ritrovamento dei resti di un altare votivo (larario) decorato con un piccolo affresco recante l’immagine di un pavone (animale sacro) e la raffigurazione di una battaglia tra il Bene e il Male. Tracce di sacrifici effettuati, con molta probabilità, poco prima dell’eruzione, hanno suggerito l’identificazione di questa piccola struttura con un altare domestico.

Gli scavi del Cuneo: Casa del giardino

La rimozione dello strato di materiali vulcanici e della vegetazione ha consentito di definire gli spazi di una ricca abitazione. Nella Casa del giardino l’accumulo di lapilli ha conservato un affresco raffigurante Adone, mentre un mosaico, recante l’immagine di una chimera, presenta una suddivisione in due sezioni raffiguranti due fasi diverse del mito di Orione. Oltre al ritrovamento delle ossa di donne e bambini, però, la decifrazione di un’iscrizione muraria ha segnato una scoperta sensazionale. Un piccolo dettaglio che potrebbe indurre gli studiosi a riscrivere la data dell’eruzione. Il breve testo, infatti, sembra essere una sorta di promemoria che il proprietario della casa avrebbe tracciato sul muro di una stanza. L’iscrizione indica il 24 ottobre come data del giorno in cui il testo è stato tracciato, giorno in cui forse si sarebbe consumata la tragedia dell’anno 79. Di certo, l’indicazione fornita dal breve testo contraddice la tradizionale data del 24 agosto. Tuttavia, su questo punto, le analisi e le ricerche degli storici sono ancora in corso.  

Novembre 2020: la scoperta dei corpi di due uomini in fuga dall’eruzione

Nel corso degli scavi condotti ai margini della città, vengono rinvenuti i corpi di due uomini in fuga dalla violenta eruzione del 79. La tecnica del calco in gesso ha permesso ai ricercatori di ottenere informazioni precise sulla loro identità. Un giovane, di circa venti anni e alto 1,55 metri, indossa una tunica corta di stoffa pesante. Quest’ultimo dettaglio, insieme alle lesioni vertebrali, suggerisce che la vittima potesse svolgere lavori pesanti, quindi essere uno schiavo. L’uomo accanto a lui – presumibilmente il suo padrone – ha un’età compresa tra i 30 e i 40 anni ed è alto circa 1,60 metri. A giudicare dal tessuto diverso della sua tunica, pare che egli occupasse una posizione sociale più elevata.

Dicembre 2020: il thermopolium della Regio V

Gli scavi in questa area sono cominciati due anni fa. Gli archeologi hanno intercettato un affresco raffigurante una Nereide (ninfa marina), su un lato del bancone di un thermopolium (un luogo di ristoro dove era possibile acquistare cibi pronti per il consumo). In seguito, si è scoperto che anche l’altro lato del bancone fosse dipinto. Dei volatili spiumati, un gallo e un cane al guinzaglio sono raffigurati entro una composizione pittorica vivace e realistica. Tali raffigurazioni erano volte a indirizzare agli avventori un’immagine diretta e concreta del locale. Sulla fascia superiore della cornice che racchiude l’affresco, un avventore avrebbe tracciato un’iscrizione che mira forse a dileggiare il proprietario del locale. Un nome greco, Nicia, è definito “cinaede cacator” (cacatore, sei uno svergognato). Inoltre, gli studiosi hanno analizzato le grosse anfore di terracotta incassate nel bancone – atte a contenere le vivande – per comprenderne l’uso e il contenuto; tale indagine potrà offrire un quadro interessante sulla dieta degli antichi pompeiani. Alcune indicazioni al riguardo sono già fornite dal ritrovamento di frammenti di fave e ossa animali; mentre altri recipienti, grazie all’accumulo di materiali vulcanici, hanno conservato l’odore intenso del vino.

Pompei: le scoperte non si fermano qui

Quelle appena descritte sono soltanto alcune delle più significative scoperte effettuate negli ultimi anni. Ma le indagini non si fermano qui, perché nuovi tesori attendono le future generazioni di archeologi.
Tesori che ricordano quanto sia necessario ricostruire il nostro passato e ripercorrere le tappe che ci hanno condotto fin qui: sulle orme di una gloriosa civiltà che, sebbene ci abbia preceduto, ci ha tramandato un patrimonio di valori inestimabile. A conferma di come l’umanità prosegua il cammino tracciato dalle civiltà precedenti, espandendo il sapere antico attraverso nuovi traguardi conoscitivi.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.