Pornhub: una decisione storica

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“Stanno facendo soldi con il momento peggiore della mia vita, con il mio corpo”. Pornhub arriva con una decisione storica che potrebbe mettere fine alla monetizzazione di stupri e aggressioni

Il giornalista Nicholas Kristof, vincitore per ben due volte del premio Pulitzer per il giornalismo, torna a svelarci crude verità.
Nel suo articolo sul New York Times ha riporto una serie di testimonianze minuziose quanto brutalmente reali, di vittime del sistema Pornhub.

Chiariamo: il problema non è la pornografia, ma la diffusione di materiale non consensuale.
Il giornalista nella sua lunga inchiesta ci tiene a specificare ciò.

L’inchiesta e le rivelazioni delle vittime

La prima testimonianza che Kristof riporta è quella di una ragazzina che, dopo essere stata adotta, è stata costretta a prostituirsi, il tutto registrato senza il suo consenso.
Oggi sogna di diventare un’avvocatessa.
Ma anche quando sogna o si immagina mamma, il ricordo spaventoso del suo video su Pornhub torna e le spegne ogni possibilità di sognare senza essere giudicata. Pensa e si rivolta al solo timore che qualcuno stia ancora vedendo i video di quella ragazzina prostituita e ripresa senza l’unico consenso che contava veramente: il suo.
“Pornhub è diventato il mio sfruttatore”.

Le testimonianze agghiaccianti sono tantissime.
Il lato oscuro di Pornhub riguarda le immagini di stupri di minorenni, categorizzati per età, nazionalità, violenza subita.
Questo autunno circolava il video di una donna nuda che veniva torturata da una banda di uomini in Cina, o uomini che per testimoniare lo stupro imminente, riprendevano le palpebre chiuse della vittima, gliele toccavano ripetutamente per verificare lo stato di incoscienza.
O ancora video di soffocamento tra i suggeriti con la denominazione: “She can’t breathe“.

Pornhub: tra numeri e perplessità

La pornografia è sana per la scoperta della propria sessualità, per la sperimentazione.
Ma davvero siamo disposti a far circolare video che violano la dignità di una persona, in cui l’atto sessuale si trasforma in una violenza, per il nostro piacere personale?
Dall’altra parte dello schermo potresti esserci tu. Spiato e ripreso nei tuoi momenti di sessualità o peggio. Potresti essere abusato e pubblicato nell’infinito mondo di internet, concedendo a quella violenza la vita eterna.

Prima di far vincere l’individualismo, vi forniamo alcuni numeri.
Pornhub attira 3,5 miliardi di visite al mese, molte più visite di Netflix o Amazon Prime. Secondo alcune classifiche, il sito canadese è il decimo sito web più visto al mondo.

Gli stupri nell’industria pornografica

Monetizzare centinai di stupri, di aggressioni, contribuisce alla mercificazione del corpo della donna, che sta diventando merce e alla mercé di chiunque voglia guardarlo anche se non si è autorizzati. Guadagnare su uno stupro, non ci rende consapevoli, che in quei video ripresi o diffusioni clandestinamente, ci sono delle persone, non degli attori.
Parecchi video, non tutti ovviamente, non sono frutto di una casa di produzione cinematografica porno.
Chi li guarda, chi li scarica è colpevole quanto chi li carica online, perchè contribuisce all’eterno ritorno di quel video, di quello stupro, di quella violenza.
Si contano più di 100.000 video di ragazze sotto i 18 anni e sotto i 14.

Le conseguenze dell’inchiesta

E’ da questa inchiesta coraggiosa, che ci racconta una spiacevole e macabra verità, che la tempesta mediatica ha iniziato a farsi sentire.
Pornhub funziona in modo analogo a Youtube, con una differenza: il sito pornografico consente di scaricare il video direttamente sul tuo dispositivo. Così anche un video di stupro, seppur cancellato dalla piattaforma al suo interno, sarà ormai già nelle librerie fotografiche di utenti. Non ponendo fine ad un processo che per la vittima si rivela una tortura senza fine: essere in milioni di telefoni, computer, tablet, senza che lo si voglia veramente.

Mastercard e Visa hanno hanno avviato indagini in merito, essendo partner con la piattaforma per il pagamento degli abbonamenti, al fine di valutare se proseguire o no la collaborazione.
Ed è proprio da questa scelta drastica, e quasi inaspettata, che Pornhub ha agito di conseguenza.
“Solo gli utenti verificati saranno abilitati all’upload dei video.”
Quali saranno le conseguenze?
Meno contenuti, ma sicuramente certificati e che non ritraggano stupri o violenza. E soprattuto non si potranno scaricare.
Decisione quest’ultima che non risolve il problema – non dobbiamo certo dirvi che ci sono altre modalità per ottenere un video se si vuole – ma sicuramente questa procedura renderà la diffusione esterna più complessa.

Pornhub ormai sotto accusa, ha deciso di affidare ad uno studio legala il caso. Dovranno sostanzialmente, effettuare una revisione del catalogo.

E’ solo l’inizio di un porno più sano, in cui la sessualità non è sinonimo di violenza.
Una pornografia che recupera l’erotismo, la sensualità e recupera il suo viaggio infondo alla carne.
Pornografia che non eccita la violenza, ma i corpi.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.