Il pregiudizio: una sentenza anticipata, senza prove!

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Che cosa sono i pregiudizi

I pregiudizi sono un tipo di insegnamento emozionale che viene impartito da piccoli. Il che li rende molto difficili da sradicare. Più specificamente:

Le emozioni legate al pregiudizio si formano durante l’infanzia, mentre le convinzioni con cui l’individuo lo giustifica compaiono più tardi.

Sostiene Thomas Pettigrew, studioso di psicologia sociale presso la California University di Santa Cruz. Ciò significa che per un adulto, che capisca quanto sia sbagliato sostenere un pregiudizio e decida di liberarsene, è di gran lunga più facile modificare le convinzioni intellettuali che non i sentimenti profondi.

Il pregiudizio è quindi un giudizio affrettato e superficiale che viene formulato tendenzialmente per l’altrui aspetto fisico, sesso, religione, razza, orientamento sessuale. A co-crearlo possono essere tanti fattori come il proprio background, le influenze esterne o le esperienze personali.
Tutto ciò, ci porta a pensare “per associazioni e scorciatoie”, sulla base di stereotipi e convinzioni limitanti.

Spesso il pregiudizio è inconscio, cioè manifestato attraverso atteggiamenti involontari di discriminazione ed offesa, chiamati micro-aggressioni.
Sono lievi mancanze di rispetto che comunicano messaggi ostili e dispregiativi, esplicitati ad esempio attraverso un’espressione facciale, un tono di voce, il linguaggio del corpo o una scelta di comportamento poco inclusivi.

Una fonte di pregiudizio, è spesso lo stress che si avverte a lavoro. Dopo che il nostro cervello ha investito già la maggior parte delle risorse cognitive nella soluzione di problemi, può capitare di agire poi istintivamente, con azioni e parole non ponderate e poco inclusive. Ciò ricade ovviamente sul benessere psico-fisico di chi si sente discriminato e di conseguenza sulla produttività.

L’anatomia di un pregiudizio

Qual è il meccanismo che porta ad agire secondo “pre”-giudizio?

Innanzitutto il pregiudizio viene alimentato dalla paura. Nel nostro cervello esiste una vera e propria sentinella della paura: l’amigdala.

L’amigdala (mandorla), è un gruppo di strutture interconnesse, a forma di mandorla ed è situata vicino alla parte inferiore del sistema limbico.
E’ quindi specializzata nelle questioni emozionali, infatti tutte le emozioni dipendono da essa.

Uno dei suoi compiti principali, è interpretare quella che potrebbe essere una minaccia per noi e quindi risvegliare la sensazione di rifiuto, disagio e allarme.

La potremmo considerare una sorta di sentinella psicologica che scandaglia ogni situazione ed ogni percezione, sempre guidata da un unico interrogativo, il più primitivo: “è qualcosa che odio? qualcosa che mi ferisce? qualcosa che temo?”

Se la risposta è , l’amigdala scatta immediatamente, come una sorta di grilletto neurale, dichiarando lo stato di emergenza emozionale. Sequestra poi il resto del cervello, compresa la mente razionale, imponendo il proprio ordine del giorno. Questo fenomeno si chiama sequestro neurale.
Se l’amigdala ci spinge all’azione, la neocorteccia, più lenta, ma in possesso di informazioni più complete, prepara il suo piano di azione più raffinato.

Un esempio di pregiudizio razziale: il caso Starbucks

Accadde nel 2018 a Philadelphia, in una caffetteria della catena americana Starbucks: due giovani di colore furono arrestati e portati via da sei poliziotti, chiamati dallo store manager del locale. Perché?

Erano seduti ad un tavolo, senza aver ordinato nulla, ed avevano chiesto “per di più” di utilizzare i servizi igienici del locale. Erano sicuramente dei furfanti con nessuna intenzione di pagare? Assolutamente no! In realtà, stavano semplicemente aspettando l’arrivo di un collega prima di ordinare.

Cosa era accaduto nella mente di chi aveva chiamato la polizia? L’amigdala aveva sentito una minaccia, basata sul colore della pelle, quindi su un pregiudizio. Ciò aveva portato ad un’azione non necessaria, estrema e razzista, escludendo la possibilità di trovare altre spiegazioni per giustificare l’atteggiamento dei due afroamericani.

Quanto ci può costare un pregiudizio?

Bisogna sempre condannare le discriminazioni

É sicuramente difficile abbattere qualcosa che è radicato nel profondo e da sempre. Ma, di certo, l’atteggiamento di chiudere un occhio di fronte ad atti discriminatori, non fa altro che dilatare il problema. Il non fare nulla, è già di per sé una presa di posizione importante che lascia diffondere indisturbato il virus del pregiudizio.

Quindi il semplice, ma non scontato, gesto di denunciarne le manifestazioni, contribuisce a stabilire un’atmosfera sociale che lo scoraggia. Anche all’interno di un contesto aziendale, gli individui che occupano una posizione di autorità hanno un ruolo fondamentale: rimproverare gli artefici, chiarendo che il pregiudizio non è cosa banale, ma ha conseguenze reali e negative.

Inoltre, sono sempre più numerosi i corsi sulla diversità per incrementare le regole aziendali che vietino ogni forma di pregiudizio.

Sembrerebbe più pratico adoperarsi per sopprimerne le espressioni, piuttosto che cercare di eliminare il pregiudizio stesso, poiché gli stereotipi, se cambiano, lo fanno molto lentamente. In ogni caso, ciò non è impossibile se si punta ad una rieducazione emotiva delle persone.

Una dose quotidiana di empatia: ti vedo per ciò che sei e non per chi io penso tu sia

Il vero antidoto per sradicare questa forma distorta di vedere ciò che è diverso e lontano da noi e di cui abbiamo paura, non sono né le leggi né le costrizioni imposte dall’esterno. Ma si sa, tutto ciò che presuppone un cambiamento interno è difficile ed impegnativo.

Tuttavia, il vero principio attivo resta quello di assumere il punto di vista altrui, esercitando compassione, empatia e immedesimazione. Pensare a come potremmo sentirci noi nei panni della persona discriminata, magari tutta sola in un paese che non conosce, in cerca di una vita migliore.

Questo è solo un esempio, ma ce ne potrebbero essere tanti di casi che ci permetterebbero di scoprire delle similitudini tra noi e chi sembra non somigliarci per niente, se solo ci dessimo la possibilità di approfondirne la conoscenza, liberi da filtri e influenze.

Bisogna fermarsi a pensare perché qualcun altro dovrebbe provare la sensazione di sentirsi escluso e meritare un trattamento, come una presa in giro o uno sguardo sprezzante, per non parlare dei gesti razzisti di estrema violenza, di cui sentiamo notizia quasi ogni giorno.

Riflettiamo di più. Talvolta, dietro i nostri pregiudizi si nascondono oggetti di desiderio o conflitti irrisolti con noi stessi. Dunque, partire dall’analisi di sé è in certi casi essenziale per cambiare il modo di porci e di vedere gli altri.

“Metti da parte tutto ciò che ti è stato detto. Ricorda solo una cosa: se non conosci qualcosa direttamente, in prima persona, questo non ha alcun valore, nessun significato. Quindi, addentrati senza alcun pregiudizio; né a favore né contro. Incamminati con un’apertura totale e osserva. E se ami e se sai come osservare, ti imbatterai nel fenomeno più misterioso che ci sia: vedere un errore comporta il suo dissolversi.”

Osho

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.