Prezzetella e le altre…

Prezzetella e le altre...

Storie di prezzetella, capéra, di inciuci e di social

Quando si è sui social capita ormai spessissimo di imbattersi in reels e storie che ritraggono parrucchieri, pardòn, hair stylist alle prese con chiome fluenti, impegnati con gli ultimi ritocchi, quasi sempre dedicati al ciuffo morbido e scintillante.

Lo stile è più o meno simile per tutti: in genere vestiti di nero con qualche accessorio eccentrico, sguardo fisso in telecamera, concentratissimi come se stessero manipolando i comandi per l’atterraggio di un’astronave su un nuovo pianeta.

La modella invece sembra sempre la stessa, sotto i capelli “wow” lineamenti perfetti, forse aiutati dai filtri, quasi certamente da qualche ritocco, tanto simili tra loro da sembrare sempre la stessa persona o forse è solo il chirurgo plastico lo stesso per tutte.

Ci sono anche video in cui i fashon stylist del capello creano delle vere e proprie storie in cui si mostra una ragazza un po’ dimessa, con un mantello da salone che la copre, con dei capelli da brivido che poi in un tocco, generalmente quello dello stilista che le solleva il mantello davanti al viso, diventa una figa incredibile, con un trucco e parrucco che neanche JLo agli MTV Awards ed uno sguardo “grrr” da fare intimorire chi guarda. L’abbigliamento che si intravede dopo la trasformazione è in tema con l’acconciatura, bodino strizzato con scollatura generosa e stile molto aggressive.

Che poi, ad un certo punto viene da chiedersi se da questi professionisti ci vanno anche persone normali, tipo mamma o segretaria che va a fare una messa in piega al volo in jeans e magliettina accollata. In ogni caso la guerra dei social per promuovere la propria attività è così e siccome su queste piattaforme è facile che una persona diventi, per causa di forza maggiore, “personaggio”, accettiamo la cosa e amen. Non senza qualche piccolo rimpianto per il nostro amato parrucchiere dell’epoca pre-social che rappresentava un momento di relax e svago e non il dietro le quinte della fashion week.

A questo punto viene da chiedersi come si mostrerebbe invece la cara, vecchia “capéra” sui social. Ma come chi è la capéra?! Se siete “forestieri” vi perdoneremo la domanda ma se invece sulla vostra carta d’identità sul luogo di nascita c’è scritto “Napoli” siete senza scusanti.

La capéra

La capéra era una parrucchiera a domicilio che a partire dall’800 si diffuse nella città di Napoli. Questa donna passava da un’abitazione a un’altra ed aveva tutto ciò di cui è fornito un parrucchiere: forbici, mollette, forcine, pettini di metallo, particolari pinze che una volta riscaldate venivano utilizzate per lisciare o arricciare i capelli e la famosa “pettenessa”, un pettine molto grande e ricurvo che serviva per fissare i capelli più folti e difficili da domare.

Chi conosce la lingua napoletana sa che con il termine “capéra” ci si riferisce ad una persona pettegola e certamente questo è dovuto al fatto che le capére andavano di casa in casa raccogliendo confidenze o assistendo a fatti intimi della famiglia che poi distribuivano nelle case e alle clienti successive.

In alcune rappresentazioni teatrali infatti questa donna, diventata una vera e propria macchietta, entrata in scena esordiva con un “nun me facite parlà” per poi iniziare a raccontare gli affari degli altri, arricchendoli anche con la sua fantasia. Del resto per le donne dell’epoca, relegate al focolare domestico, doveva essere un’occasione ghiotta poter affacciarsi nell’intimità degli altri senza muoversi da casa.

E chissà quante amicizie si sono frantumare dopo che la capéra si era occupata delle teste delle sue clienti! In fondo, a pensarci bene, anche i moderni parrucchieri si sono portati addosso il pregiudizio di essere un po’ pettegoli, almeno fino a quando non sono diventati semplicemente guru del capello e star dei social.

Tornando alla capéra delle origini bisogna aggiungere che spesso non si fermava alle acconciature, ma dava anche consigli di bellezza, suggeriva rimedi contro i malanni che affliggevano le clienti e addirittura, si dice, numeri del lotto. Alcune praticavano anche sortilegi, magari utilizzando le ciocche di capelli delle loro clienti.

A Napoli c’erano delle capére veramente famose e richiestissime e loro, avendo capito il potenziale della loro attività, riuscivano a crearsi un vero e proprio personaggio che le rendeva famose e ben remunerate. Perfino la scrittrice Matilde Serao in una sua opera ne descrisse le caratteristiche.

Non solo personaggi dediti all’inciucio ma donne che erano riuscite a creare con le loro capacità una fonte di reddito per aiutare i mariti a sbarcare il lunario.

Prezzetella, la macchietta di Viviani

La Capéra diventò popolare anche tra gli stranieri quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, faceva accomodare i “boys”, i soldati americani, sulle sedie davanti ai bassi per sistemare la loro acconciatura a colpi di pettine e brillantina Linetti.

Insomma la capéra è una figura che fa parte della nostra tradizione culturale e sarebbe veramente curioso vederla oggi sui social, magari su Tik Tok su cui certamente farebbe il verso ai suoi colleghi, i moderni “hair stylist“, ormai troppo seriosi e un po’ tutti uguali.

Purtroppo non è possibile ma, se vi va di vederne una, in Vico Tofa ai Quartieri Spagnoli, c’è un murale che la rappresenta. E chissà che chi l’ha disegnata non si sia ispirato a “Prezzetella ‘a capera”, la macchietta creata dal grande commediografo Raffaele Viviani che ha così consacrato questa figura nel teatro napoletano e nella storia culturale della città.

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