Einaudi: “Quanti”, una collana che la casa editrice dedica alla speranza

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Da Paolo Giordano a Eula Biss ecco i sei titoli che hanno inaugurato la collana “Quanti” di Einaudi

Il progetto editoriale, le cui pubblicazioni sono esclusivamente online, intende raccogliere tutte quelle idee, riflessioni e scritti ibridi di autori internazionali ed italiani, di catalogo e non, che si sono “accumulati” durante questi ultimi tre anni.

I primi Quanti ruotano intorno a quelle idee che in questi mesi di incertezze, solitudini e timori ci hanno fatto da salvagente: le speranze. Speranze come antidoti alla paura.

La scelta ricade sul termine “Quanti”, particelle fondamentali dell’universo, “l’informazione minima le cui infinite combinazioni vanno a comporre gli atomi, le molecole e tutto il resto. In una parola: la realtà” come detto dalla casa editrice presentando la collana.

Si mira dunque a rispondere ad una esigenza degli ultimi anni: scandagliare i tempi odierni che l’uomo contemporaneo si accinge a vivere.

Cercare cioè di comprendere, studiando, esplorando e conoscendo, quella che è una realtà confusa ed oscura che rappresenta l’istante presente. La collana Einaudi è per cui composta da testi brevi che possono essere letti in un unica seduta di lettura, firmati da autori italiani ed internazionali che compongono non solo il catalogo della casa editrice ma il panorama editoriale contemporaneo.

La fruizione è veloce, dinamica e proposta attraverso il mezzo digitale proprio per andare incontro ad un tipo di lettore alle prese con il caos quotidiano.

Sei sono i titoli che compongono la collana al momento e spaziano dalla saggistica alla narrativa, “dal personal essay al reportage, dal pamphlet agli scritti più ibridi e inclassificabili”.

Paolo Giordano “Le cose che non voglio dimenticare”

Si parla tanto dei cambiamenti che saremo in grado o no di fare nel mondo post-Covid che verrà. Bene, eccone uno particolarmente importante: mantenere viva questa tensione verso ciò che non conosciamo. Esiste un modo di educare al non-sapere? Di insegnarlo già ai bambini, sovvertendo il principio dominante che la conoscenza sia un corpo statico di nozioni di cui appropriarsi pezzo a pezzo?

Paolo Giordano

Da questa considerazione Paolo Giordano, famoso per i suoi “La solitudine dei numeri primi” ed il più recente “Divorare il cielo”, parte per poter individuare quelle “cose” che non vogliamo e non possiamo dimenticare.

In particolare una lettura che concorre a cementare la ricorrenza storica del 21 febbraio, giorno in cui, nell’anno 2020, viene scoperto il focolaio di Codogno.

Paolo Giordano in una manciata di pagine ricorda l’Italia che “si svegliò” scoprendosi la prima nazione colpita dall’epidemia del «nuovo coronavirus» fuori dalla Cina.

Alla riflessione di Paolo Giordano si inserisce poi, all’interno dei “Quanti Einaudi”, la meditazione dello scrittore Hisham Matar.

Hisham Matar “Momenti sospesi. Due riflessioni”

Il posto di un ospite è sulla soglia, lungo il confine. L’ospite si trova nel punto di conversione, un luogo vertiginoso e annebbiante dove è facile smarrirsi

Hisham Matar

In “Momenti sospesi. Due riflessioni” Hisham Matar, penna presente nel catalogo Einaudi, conduce invece il lettore su quello che sono gli “istanti in cui le conseguenze non sono ancora scritte, e si trattiene il fiato in attesa di un cambiamento. Sono attimi che possono durare mesi, come quelli che abbiamo vissuto durante l’emergenza per la pandemia, o una vita intera, come per chi si ritrova ad abitare una terra da ospite, confinato sulla soglia”.

Momenti, come rimanda il titolo, che lo scrittore cristallizza attraverso una immagine forte e suggestiva quella di due bambine le cui mani sono tese verso una farfalla (richiamo anche al tema ambientale caro all’autore).

C’è una speranza? Le storie non sono fatte per rispondere a questa domanda. A nessuna domanda. Le storie sono fatte per raccontare te. Quello che sai e non sai di te, quello che vuoi e non vuoi essere

Antonella Lattanzi

Alla speranza di Matar in polifonia si associa la voce di una scrittrice italiana da molti sottovalutata, quella di Antonella Lattanzi ed il suo “Salvarsi. Come uscire dall’Overlook Hotel”.

Con brevi e chiare frasi, la scrittrice Antonella Lattanzi, che da poco è tornata in libreria con il suo ultimo lavoro ” Questo giorno che incombe”, pone invece l’accento su come la letteratura abbia salvato le persone in moltissimi casi ed in moltissimi modi soprattutto durante il periodo pandemico.

A un certo punto del 2020 ci siamo domandati se quello che stava accadendo fosse un film dell’orrore o la realtà. Come nell’infanzia, in cui chiedevamo speranzosi ai grandi se quello che stavamo vedendo sullo schermo fosse finto.

Antonella Lattanzi

Solo citando questi tre testi si può ben comprendere quella pluralità di linguaggi, stili, nonché generi utilizzati dalle penne chiamate in causa per realizzare “Quanti Einaudi”.

Ascanio Celestini con “I parassiti. Tre vite ai tempi del contagio” e Marco Filoni con “Il calcolo della paura” permettono poi il recupero di alcune letture che fanno comprendere la pluralità di pensiero e sfaccettature stilistiche che compongono il panorama letterario contemporaneo italiano.

Ma è forse il contributo più forte della collana, quello di Eula Biss ed il suo ” Terra di nessuno”, che l’operazione acquisisce una consistenza vivida e che l’intera collana “Quanti Einaudi”, almeno per il momento, centra in pieno l’intento e l’obiettivo auspicato dalla casa editrice torinese.

La paura isola chi ha paura. E sono arrivata a credere che la paura sia un atto di crudeltà nei confronti di quelli di cui abbiamo paura

Eula Biss

In quelle pagine che compongono “Terra di nessuno”, la scrittrice si interroga ed interroga il mondo “con la pietosa ma radicale sincerità dei grandi saggisti, intrecciando il racconto della sua esperienza personale a quello del mito di fondazione americano, che affonda le proprie radici nell’epoca violenta degli indiani e della frontiera. E ci offre così un meditato antidoto a tutti quei discorsi che, nel tentativo di respingerla o assoggettarla, demonizzano e svuotano di senso ogni diversità”.

Un testo che è “la ciliegina sulla torta” per poter riportare tutto ad una unica grande domanda che sta crucciando artisti, intellettuali, filosofi e studiosi del nostro tempo “fino a che punto la paura può contribuire alla costruzione della nostra identità individuale e collettiva?”.

Una domanda che potrebbe riecheggiare anche tra “le mura” del Book Pride di quest’anno con il tema scelto “Moltitudini”.