Quattro Giornate di Napoli, 30 settembre 1943: bruciano i fondi dell’Archivio Storico

Quattro Giornate Napoli

Il 30 settembre del ’43, Antonio Tarsia in Curia assume il comando dei partigiani mentre i tedeschi distruggono i fondi appartenenti all’Archivio Storico di Napoli

All’alba del 30 settembre del 1943, dopo tre giorni di durissimi scontri, le forze tedesche di stanza a Napoli iniziarono il ripiegamento in direzione nord. I pochi fascisti ancora rimasti in città continuavano, caparbiamente, una lotta ormai persa, mentre i partigiani stavano portando avanti il loro piano per assumere il controllo della bella Partenope.  

A Napoli si continua a morire….

In diverse zone della città partenopea, come l’Arenella, la Pigna e il Vomero i combattimenti proseguirono per tutta quella fatidica giornata. Proprio in quell’ultimo giorno di lotta per la libertà morirono gli studenti Giovanni Ruggiero e Adolfo Pansini. Stavano facendo la spola da un campo di battaglia ad un altro quando furono colpiti dal ferro tedesco. 

Il loro sacrificio e quello di tanti altri contribuì al ripiegamento notturno tedesco in direzione di Marano

Antonio Tarsia in Curia assume il comando 

Anche se all’ultimo giorno, i partigiani decisero di affidare il comando unitario ad Antonio Tarsia in Curia. Proprio lui, ci lascerà una testimonianza di questa fatidica decisione: 

Al mattino presto il comando dei patrioti si riunisce in consiglio di guerra e stabilisce che io ne sia il Capo. Il gruppo prende il nome di “Fronte Unico Rivoluzionario”. Ad evitare soprusi, saccheggi o altro da parte di male intenzionati, emanai un proclama alla popolazione del Vomero: “Assumo temporaneamente i pieni poteri civili e militari. Ciascuno faccia scrupolosamente il suo dovere. La disciplina deve essere assoluta. Sono vietate tutte le manifestazioni che turbino l’ordine pubblico. I negozi devono rimanere aperti. Squadre d’azione rivoluzionarie sorveglieranno la disciplina e la vendita nei pubblici esercizi”. 

Partiti non in grado di fronteggiare la situazione

In quelle ore convulse, non furono i partiti ad assumere il controllo di una situazione complessa sotto vari punti di vista ma singole personalità. Come ricorda F. Caracciolo di Castagneto, nel suo Diario:

Napoli e la sua collera, Napoli e la sua insurrezione, le sofferenze ed il sangue di Napoli, meritavano ben altri interpreti e ben altra sorte”. 

É anche giusto ricordare che la situazione che stava vivendo Napoli durante le Quattro Giornate avrebbe fatto tremare i polsi a qualsiasi personalità, politica e militare, del tempo. Anche perché i tedeschi in ritirata continuarono con i loro saccheggi, come accadde nella zona di Capodichino, e a prendere come ostaggi cittadini innocenti. 

Fascisti in fuga

In fuga ormai i tedeschi, i partigiani napoletani non esitarono a cercare, per fare giustizia sommaria, gerarchi fascisti o semplici simpatizzanti della Germania. Un caso emblematico è quello che coinvolse Federico Travaglini, segretario del Fascio di Ponticelli per otto anni e padre di undici figli. Il povero Travaglini, uomo probo e in quei giorni alieno da attività politiche di qualsiasi genere, fu ammazzato barbaramente il 1° ottobre del 1943. Prima una folla esasperata dalla brutalità tedesca tentò di dargli fuoco, ma un carabiniere lo salvò portandolo in caserma. Non contenta, la folla guidata da Umberto Solaro, Umberto Tammaro e Eduardo Migliaccio (finiranno sotto processo per questo) pretese dai carabinieri Federico Travaglini, il quale fu portato fuori dalla caserma e ammazzato sotto gli occhi di tutti. 

Se realmente fosse stato in collegamento con i tedeschi, perché questi ultimi deportarono il figlio Giuseppe in Germania? 

1° ottobre 1943: alle ore 09:30 arrivano gli Alleati. Le Quattro Giornate di Napoli si concludono positivamente

Le prime unità alleate entrarono a Napoli alle ore 09:30 del primo ottobre 1943. Ciononostante, in quello stesso giorno continuarono sporadici scontri con gli ultimi fascisti rimasti, come a Palazzo Reale. Nonostante le perdite subite, il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante in capo di tutte le forze tedesche in Italia, considerò la ritirata conclusa con pieno successo. 

I tedeschi distruggono i documenti della Cancelleria Angioina

Nel corso delle Quattro Giornate, Napoli ha dovuto piangere tante vite innocenti, e lamentare inutili distruzioni del patrimonio economico e culturale. Il comando della Wehrmacht, come rappresaglia per la resistenza che la città aveva attuato fino a quel momento, decise per la distruzione del patrimonio archivistico conservato presso la villa Montesano di San Paolo Belsito, nel nolano. Furono distrutte 866 casse contenenti documenti dal valore culturale incalcolabile, come l’unico registro superstite della cancelleria imperiale di Federico II di Hohenstaufen (per gli anni 1239-1240) e la Cancelleria Angioina

Quest’ultima era costituita da:

375 registri in pergamena e 3 in carta; 4 registri frammentari detti “registri nuovi”; 66 volumi in carta, intitolati “fascicoli”; 37 volumi di atti membranacei originali, detti “arche in pergamena”; 21 volumi di atti cartacei, pure originali, detti “arche in carta“.  

Riccardo Filangieri di Candida Gonzaga, archivista di enorme fama, cercò di ricostruire gli archivi perduti della Cancelleria Angioina, anche con l’aiuto di storici e filologi, italiani e stranieri. 

Motivazione della Medaglia d’oro alla città di Napoli

Vogliamo concludere l’articolo, riportando la motivazione della medaglia d’oro concessa alla città di Napoli da parte della Repubblica Italiana. 

Alla città di Napoli:  con superbo slancio patriottico sapeva ritrovare in mezzo al lutto e alle rovine, le forze per cacciare dal suolo partenopeo le soldatesche germaniche, sfidandone la feroce disumana rappresaglia. Impegnata un’impari lotta col secolare nemico alla Patria, nelle Quattro Giornate di fine settembre 1943, numerosi eletti figli. Col suo glorioso esempio additava a tutti gli italiani la via verso la libertà, la giustizia, la salvezza della Patria.  Napoli, 27 – 30 settembre 1943”

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.