Le Quattro Giornate di Napoli: quando il sangue non si sciolse

Quattro Giornate-Napoli

Uno tra gli eventi più significativi dell’ultimo secolo raccontata giorno per giorno, tra atti di eroismo e incredibili tragedie

Il 27 settembre del 1943 è la prima delle Quattro Giornate di Napoli che portarono alla liberazione della città partenopea dal controllo tedesco. Per ognuna di queste giornate ci sono molti episodi ed eventi degni di essere ricordati. Tutta Napoli fu teatro di questa lotta tra tedeschi e napoletani e tra gli stessi partenopei.

Napoli tra tedeschi e Repubblica Sociale

Dopo l’8 settembre e il collasso del Regno d’Italia, Napoli era passata sotto il controllo dei tedeschi. Questi ultimi non erano i soli a controllare la situazione nella città partenopea: Domenico Tilena, Federale fascista per la Provincia di Napoli, riaprì in quei convulsi giorni di settembre la sede provinciale del Fascio Repubblicano a via Medina, ottenendo l’adesione di un centinaio di persone. Non bisogna dimenticare che il 23 settembre del 1943 nasce ufficialmente il governo della Repubblica Sociale Italiana, della quale fino al 1º ottobre farà parte anche Napoli. Fu anche ricostituita la Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale, che venne ospitata presso la scuola elementare “Vincenzo Cuoco, in via Salvator Rosa. La Milizia arrivò a raggiungere tre compagnie, una delle quali riuscirà a raggiungere il Nord Italia.

Ciò avrebbe comportato, come vedremo, ad un primo episodio di guerra civile tra italiani di opposti schieramenti. 

Una situazione insostenibile per i napoletani

A partire dal 12 settembre, il comando dei reparti militari tedeschi di stanza a Napoli fu assunto dal colonnello Walter Scholl. In quel giorno decine di militari italiani che si erano dati alla macchia dopo i tragici fatti dell’8 settembre furono passati per le armi, mentre 4000 persone, tra civili e militari, furono costrette a partire per lavorare nelle fabbriche e nei campi tedeschi. 

In quello stesso giorno, fu dichiarato il coprifuoco e lo stato d’assedio: per ogni tedesco ucciso sarebbero stati fucilati cento napoletani. 

Molti napoletano stavano diventando insofferenti della presenza tedesca a causa della povertà dilagante, dei saccheggi e dei continui rastrellamenti. 

Scarse notizie davano per certo l’arrivo degli alleati: conferma indiretta di questa speranza fu uno spietato ordine emanato da Scholl: entro le ore 20.00 del 23 settembre tutti i cittadini residenti nella fascia costiera cittadina, sino a una distanza di 300 metri dal mare, dovevano lasciare le loro abitazioni. Decisione presa per realizzare una “zona militare di sicurezza” allo scopo di rendere inutilizzabile l’area portuale alle forze di invasione. 

Non ci fu il prodigio di San Gennaro

A rendere ulteriormente inquieti i napoletani, di qualsiasi schieramento politico del momento, fu la mancanza dello scioglimento del sangue di San Gennaro nel settembre 1943. Troppe volte, nel passato, il mancato prodigio aveva rappresentato un segno premonitore di disgrazie per Napoli. 

Il riarmo delle forze anti tedesche

Se, come abbiamo visto, i fascisti si erano mossi per ricostituire una forza organizzata, lo stesso fecero anche i partiti riemersi dopo il 25 luglio 1943. Tra questi, i più attivi furono certamente i comunisti che, come ricorda nel suo libro il Professore Guido D’Agostino, furono

in grado di esercitare ascendente politico antifascista su circoli, sia pure ristretti, di amici, compagni di lavoro, famigliari”. 

27 settembre 1943 – iniziano i combattimenti

La goccia che fece traboccare il vaso della pazienza napoletana fu la comparsa, in quei cupi giorni, di un manifesto firmato dal Prefetto che obbligava al servizio di lavoro obbligatorio in Germania tutti i maschi abili di età compresa fra i 18 e i 33 anni.

Tra i renitenti si manifestavano fieri propositi, si formulavano audaci disegni, si ambiva e si preparava la riscossa. I germi di questa vibravano e si diffondevano nell’aria”.  

Nino Aversa

I primi combattimenti delle Quattro Giornate di Napoli avvennero il 27 settembre, durante la ritirata tedesca verso una posizione maggiormente difendibile. Fino ad alcuni anni fa l’inizio delle Quattro Giornate era celebrato il 28 settembre ma poi ci si è resi conto dell’importanza del 27 quale prima, vera giornata di scontri. Quali furono i luoghi legati a questi scontri? 

Via Foria e via Salvator Rosa finirono al centro degli scontri a causa della loro importanza strategica per gli spostamenti delle truppe tedesche. Via dei Mille, invece, perché vi era un’importante stazione militare tedesca. Non dobbiamo dimenticare che il comando centrale delle forze germaniche a Napoli si trovava all’albergo Parco (attualmente, Hotel Parker). 

La caserma del Vasto e il Castel Sant’Elmo furono tra i depositi d’armi conquistate dalle forze insorte. Quest’ultima fu assaltata da un gruppo capeggiato dal soldato scelto Vincenzo Stimolo, interpretato dall’attore Gian Maria Volontè nel film del 1962 “Le Quattro Giornate di Napoli” di Nanni Loy

Le poche truppe germaniche ancora presenti in città, utilizzarono la Villa Floridiana e il Campo Sportivo del Littorio (dal dopoguerra si chiamerà “Stadio Collana“), come punto di raccolta e di difesa.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.