Ragazze e videogiochi: ancora un tabù?

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Il mondo maschilista dei videogames, non è semplice accostare ragazze e videogiochi

Ragazze e videogiochi non è un buon binomio. All’universo dei videogiochi da che mondo è mondo, per qualche arcano motivo viene accostata un’accezione prettamente maschile. Questa visione della questione da analizzare potrebbe essere considerata abbastanza retrograda, al pari del considerare uno sport come il calcio anch’essa attività per lo più mirata al genere maschile, come al contrario la danza a quello femminile.

Perché queste distinzioni?

Come già detto, questo tipo di generalizzazioni non sono limitate ad un determinato campo; anche il semplice pensiero conservativo che prevede che la donna debba stare a casa a badare ad essa e alla famiglia, mentre è l’uomo che deve pensare a “fatturare” ne è un esempio lampante.

Forse questa visione del mondo viene portata avanti anche da condizioni come il Paese di appartenenza, o almeno io credo sia così perché questo problema non mi pare così “grave” in Paesi come l’America; ma potrei sbagliarmi visto che posso riferirmi personalmente solo alla community Italiana/Europea.

Esempi di situazioni… dubbie

A volte a causa di questo problema, online possono capitare delle situazioni abbastanza strane; alcune delle quali possono anche far sorridere, ma che alla lunga diventano pesanti e ripetitive.

Si parte da una divertente quanto patetica incomprensione, quella più comune è l’essere scambiata per un ragazzino di massino 12 anni, divertente le prime 200 volte che capita. Quando il malcapitato confuso si rende conto che il 12enne è in realtà un essere umano di genere femminile, è lì che iniziano i problemi.

Quello che può succedere dopo dipende in base alle capacità più o meno alte della ragazza di saper giocare al gioco di turno; se la suddetta si dimostra non la migliore dei migliori (per usare un eufemismo); ovviamente partono i commenti sessisti, quelli soliti del torna in cucina o cose di questo genere…

Il fenomeno delle “gamer girl”

…Tuttavia se la ragazza si dimostra quantomeno “degna” (di non si sa che cosa visto che giocare ai videogiochi dovrebbe essere un divertimento prima di tutto), allora viene additata come “girl gamer” o “gamer girl” (sono due accezioni diverse; la prima neutrale, la seconda vista piuttosto negativamente, ma non entriamo molto nello specifico per stavolta).

Fare questa distinzione tra gamer e girl gamer, è in realtà superfluo a tratti anche denigrante sotto certi aspetti, è diverso dalla questione del dare del dottore e dottoressa, avvocato e avvocatessa e così via in base al genere.

Ragazze e videogiochi: ci sono delle eccezioni

Ovviamente, come in tutte le cose di accezione negativa c’è sempre anche qualcuno che la pensa normalmente; che non fa distinzioni di genere anche in queste piccole cose così come dovrebbe essere.

Secondo la mia esperienza personale, cerco sempre di evitare di farmi “riconoscere” in quanto ragazza, appunto per evitare discussioni inutili e superflue; ma in certi giochi è negativo visto che serve la comunicazione del team, ed in generale non è bello doversi “nascondere”.

Come evitare il problema?

Basta veramente molto poco in realtà; comportarsi in maniera sempre uguale come ci si comporterebbe con qualunque altro videogiocatore indipendentemente dal genere, come dall’età, non sono quelli i fattori importanti, come lo è invece quello della mera bravura.

Infine ed in sintesi, cerchiamo di comportarci in maniera tale da essere al passo coi tempi senza fare distinzioni di alcun tipo, civilmente ed in maniera tale da creare delle community sane e quantomeno normali; barriera che dovremmo cercare di destrutturare anche nella vita di tutti i giorni.

 Questo è l’augurio che mi faccio e che faccio a tutti voi, sia online che da vicino (post covid)!

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.