Rap, quando la musica salva dalla strada

Come dite? Il Rap non è il vostro genere?

Iniziamo dicendo una cosa, mi sono dovuto informare ed ho dovuto, passatemi il termine, studiare, la storia di questo tipo di musica nell’ambito Napoli.

Ho avuto la fortuna di crescere in un ambiente multiculturale grazie al lavoro di mio padre, quindi mentre per alcuni, molti, troppi, gente quali 2Pac, The Notorious B.I.G., MC Hammer, Dr. Dree erano perfetti sconosciuti, per me significavano quotidianità. Da lì in poi una escalation, sviluppatasi nell’R&b, Soul, nel Jazz. Mentre i miei amici ascoltavano gli Aqua e cantavano “Barbie Girl” io, nelle mie cuffiette muovevo il capo a suon di “California Love”, “Killing Me Softly with His Song”, “The Rain”.

Poi arrivò Eminem e tutto cambiò, o meglio, cominciò a velocizzarsi. Quel tipo di musica fece sempre più strada tra i giovani ed anche in Italia cominciarono a comparire i primi cantanti Rap che, diciamocela, un po’ scimmiottavano e cercavano di apparire come quelli d’oltreoceano con risultati relativamente bassi anche se con qualche piccola eccezione. Avete presente quando a scuola vi dicevano «É bravo ma non si impegna»? Ecco, in quei casi spesso era l’opposto. Si impegna ma più di quello non può. Pochissimi i casi in cui valeva la pena ascoltare e cercare di capire per davvero.

Similitudini

Avete presente cosa significasse vivere nei ghetti newyorkesi in quegli anni? Più o meno quello che significa crescere oggi in quartieri napoletani difficili quali Secondigliano, Scampia e via discorrendo. Troppo estremo? Forse, ma non troppo lontano dalla realtà. Il lavoro che scarseggia, ragazzini abbandonati a loro stessi che spesso hanno come figure di riferimento gente che di riferimento dovrebbe avere solo la strada di Poggioreale. Poco, troppo poco fatto da chi dovrebbe avere il compito di aiutare certe realtà, ad aiutare chi ad un certo di tipo di vita non vuole avvicinarsi.

Per citare, a parere di chi vi scrive, il più grande cantautore italiano (che sicuramente di Rap aveva ben poco) «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior» possiamo partire col dire che dalla fame e dalla povertà anche da noi qualcuno si è salvato grazie ad impegno e dedizione. Qualcuno si è salvato riuscendo ad andare oltre quelli che sono stati i contorni della vita che fino a quel momento li aveva accompagnati.

Per Napoli, come primo Rap mi verrebbe da parlare dei Co’Sang, (i “99 Posse”, nati molto prima, li ho sempre visti più reggae, anche se che stile e che storia. Spero di riuscire a parlarvene più in là) un duo nato nel quartiere Marianella di cui facevano parte Ntò e Luchè. Non proprio gli ultimi fessi, ecco… Che anno era? Il 1997. Personalmente e colpevolmente li ho conosciuti dopo, molto dopo, troppo chiuso nella mentalità che dalle nostre parti una qualità del genere non potesse esistere. Quanto mi sbagliavo. Ne volete un esempio? Anno 2005, album ” Chi more pe’ mme“. Ascoltatelo tutto, se potete, ma per andare nel conosciuto “Int’o rione” è ciò che fa per voi. Riconosciuto come uno dei migliori pezzi Rap italiani, anche se di diciotto anni fa, è attualissimo. Questo vuol dire che nulla è cambiato? Assolutamente no, ma, purtroppo, ancora troppo poco.

Giorni nostri

Si è passati, nel corso del tempo, ai vari Clementino e Rocco Hunt, riconosciuti e conosciuti, oramai, a livello nazionale. Uno degli ultimi astri nascenti, invece, è Geolier. Mi soffermerei a parlare di questo ragazzo, passato anche lui dalle strade difficili di un quartiere, quello di Secondigliano, alle luci della ribalta, riuscendo perfino ad arrivare sulle TV nazionali in un monologo nel programma “Le Iene”.

La storia, più o meno, la conoscono tutti. Famiglia per bene in un luogo che ha la nomea di produrre solo immondizia. No, non è così. Sapete perché ha scelto proprio questo nome? Letteralmente dal francese Geolier viene tradotto in carceriere, che in italiano sarebbe il secondino, ma in questo caso assume una sfumatura differente. Capitemi, non è denigrazione, ma affermazione del sé. Secondino, per chi è del luogo, sta a significare che sei di Secondigliano ed essere di Secondigliano porta, purtroppo, uno strascico. Luoghi comuni. Non è di un luogo che si può avere paura né tantomeno avere diffidenza da chi porta quel “marchio”. Dalla strada alla fama. In un’intervista parla di come andasse a scuola, studiasse e contemporaneamente lavorasse, per guadagnare 100€ a settimana pur di aiutare la famiglia. Pur di non pesare sulle spalle di chi lotta giorno e notte pur di farti avere un tetto sulla testa. Storia, la sua, come quella di tanti giovani napoletani (e non solo) che lottano e sbracciano pur di uscire da una dimensione troppo spesso stretta ed opprimente che, purtroppo, delle volte porta su vie che dovrebbero essere chiuse, sbarrate, cancellate e dimenticate.

Lui, Geolier, è stato bravo ad uscirne vincitore, a testa alta, prescindendo dal tipo di musica che produce, dai testi che scrive e dalle collaborazioni che fa. La musica è emozione, quindi soggettiva, ma bisogna andarne fieri. Programmi per aiutare i ragazzi ad uscire da certe realtà sono fondamentali e servono aiuti pur di riuscire a realizzarli. Aiuti in loco, aiuti economici, aiuti di coloro che vogliono una soluzione al problema e non continuare a girarsi dall’altra parte. Certo, non tutti hanno le capacità per affermarsi in questo modo, ma guardiamo oltre. Istruzione, insegnamento e recupero sono i punti cardini da cui partire. Non possiamo farne a meno.

Ricordate il monologo di cui vi parlavo prima? Totalmente in napoletano, sottotitolato, certo, ma ricordate che il nostro non è un dialetto bensì una vera e propria lingua riconosciuta, si conclude con una frase che userò per chiudere questo pezzo. Mi scuso per chi non è poliglotta.

Napule e ‘e napulitane s vonn affermà, p’ ‘o loro talento e ‘a forza ca tèngono, e se a coccuruno nun sta bbuòno, se coccuruno ver ‘nu problema, ‘o problema sapit aro’ stà? Rind’o specchio

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