Vademecum delle opinioni: muoversi tra razzismo e omofobia

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Nelle ultime settimane l’opinione pubblica è in fermento; la corsa all’opinione sui grandi temi come il razzismo e l’omofobia impazza, come muoversi?

Il torrido caldo estivo, ha catalizzato il fermento dell’opinione pubblica intorno ai grandi temi sociali e civili degli anni ’20 del 2000 (sì, fa strano scrivere anni ’20). Il discusso DDL Zan entra nel vivo. La Nazionale di calcio italiana prosegue il cammino nell’europeo, ma presta il fianco alle polemiche sollevando una sorta di dubbio amletico: inginocchiarsi o non inginocchiarsi? Questo è il dilemma. E, in ordine sparso, diventa davvero un problema con questi 30° all’ombra farsi un’idea argomentata su temi così importanti. Razzismo e omofobia per loro natura spaccano l’opinione pubblica a metà, e in una situazione dicotomica sembra impossibile avere dei dubbi. Ma qualche dubbio deve pur esserci.

DDL Zan: scacco matto a razzismo e omofobia, o no?

Si tratta di uno dei testi di legge più discussi degli ultimi anni. La proposta ha suscitato subito delle perplessità, ma ha anche generato degli strenui sostenitori. Le fazioni sono pronte a battagliare senza soluzione di tregua a colpi di strumentalizzazioni. I recenti fatti di cronaca suggeriscono che qualcosa va fatta per contrastare sia il razzismo che l’omofobia; bisogna impegnarsi per garantire la serenità di poter esprimere liberamente la propria identità.

Ma il testo di legge proposto qualche dubbio lo lascia: nell’art. 4 si sostiene che non andrà ad intaccare né la libertà d’espressione, né il pluralismo delle idee. Si fonda sulla distinzione tra propaganda -consentita e non punibile – e istigazione – punibile per legge. Il dubbio sorge spontaneo: basta impacchettare in bella forma un discorso con contenuti d’odio per non incappare in provvedimenti penali? A quanto pare, sì.

Questa zona grigia in cui agisce il DDL Zan, a salvaguardia del pluralismo, deve far riflettere. Se la forma precede il contenuto, non si fa una lotta all’odio, ma si invita l’ignoranza a vestirsi a festa. Si offre la libertà di espressione soltanto a chi è munito di un codice linguistico ben preciso: quello che oggi chiamiamo politically correct. Dunque, va a profilarsi su un altro orizzonte: quello rappresentato dalla sensibilità culturale dell’individuo. Ed apre ad uno scenario anche peggiore, rappresentato da un odio represso e dissimulato nell’ombra di un linguaggio formale.

L’Italia non si inginocchia

Il calcio inglese durante la stagione 2020/21 ha scelto di tributare il movimento Black Lives Matter con un gesto di semplice solidarietà: inginocchiarsi subito prima del calcio d’inizio. Un gesto semplice che offre l’opportunità al calcio di farsi veicolo di messaggi di sensibilizzazione. Purtroppo, con l’inizio di Euro2020, il gesto è stato strumentalizzato dalla politica e dalle istituzioni calcistiche.

Non tutte le nazionali hanno deciso di tributare il movimento BLM, e i calciatori hanno ricevuto critiche ma anche consensi. Prima dell’ottavo di finale tra Italia e Austria, gran parte dell’opinione pubblica italiana si chiedeva cosa avrebbero deciso di fare gli azzurri in merito alla questione. Inginocchiarsi o no?

Un simbolo, come un gesto, ha forza nella misura in cui riesce a farsi carico di un messaggio da esprimere. La polemica strumentalizzata dalle fazioni politiche (da destra a sinistra, senza dubbio) ha, di fatto, esautorato di ogni potere la forza simbolica del mettersi in ginocchio: nessuno ha pensato più alla solidarietà espressa nel gesto dai calciatori, perché è diventato un gesto politico. Se ne è persa la spontaneità e il discorso si è profilato su altri orizzonti.

Una guida rapida per muoversi nel caso in cui i dubbi non siano ancora dissipati

Una guida rapida sui luoghi comuni nati da quando l’omofobia – e la lotta ad essa – è diventata una questione politica:
“L’amore è l’amore, non conta chi è che si ama” (utile per entrare in punta di piedi, con un umore scanzonato e con pomposa retorica, in maniera piuttosto equilibrata senza prestare il fianco a nessuno. Nota a margine: è preferita dalle donne liberali e dai maschietti che leggono con passione Madame Bovary).
“Alla fine ognuno fa quel che vuole” (utile per non apparire sdolcinato, cedendo ad una punta di retorica, ma negoziando con un sottotesto cinico. L’inciso tace una proposizione del tipo: “basta che non mi rompiate le palle”);
“ma si potrà dire frocio?” (utile per provocare e per rivendicare la libertà d’espressione, strizzi l’occhio alla destra, ma anche alla sinistra rosso-bruna, ma se hai la compagnia giusta strappi anche qualche risata da un amante del black humour. Nota a margine: con l’aggiunta di un’imprecazione del tipo “santodio” e un sorrisetto stampato, la resa comica aumenta proporzionalmente all’incazzatura di chi vuoi provocare);
“sei nato stronz* da un uomo e una donna” (utile se vuoi provocare un omofobo, con l’asterisco necessario se sei sul web, anche perché la resa sonora non saprei interpretarla; oltre al linguaggio inclusivo puoi trovare anche “lotta al patriarcato” e pronomi liquidi per dare voce ai “gender fluid”).


PS. Nel dubbio lamentati del caldo e vai sereno.

PPS. In arrivo anche il vademecum sul razzismo.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.