Referendum Cannabis legale: Cdm proroga termine per depositare le firme

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Dopo anni di teorie e dibattiti serrati riguardo gli effetti benefici della cannabis, siamo prossimi ad un Referendum per legalizzarla

Quando lo Stato risulta troppo lontano dal paese, sono i cittadini a mobilitarsi. Il successo dell’iniziativa referendaria che propone la legalizzazione della cannabis, di cui è promotore Marco Perduca, vede la partecipazione di un Comitato formato da diverse associazioni: Associazione Luca Coscioni (protagonista del referendum sull’eutanasia legale), Meglio Legale, Forum Droghe, Società della Ragione, Antigone e dai partiti +Europa, Possibile e Radicali italiani. Solo lo scorso 11 settembre, giorno di apertura delle firme, vi è stata un’adesione di più di 70.000 persone.

L’iniziativa in corso mira ad un’approvazione totale del Referendum, mediante il rilascio di una firma digitale, attraverso alcuni semplici passaggi, tutti esplicati sul sito referendumcannabis.it.

La firma digitale, compiuta direttamente da casa, mediante lo SPID (sistema pubblico d’identità digitale), ha generato un’approvazione immediata. Sono infatti state superate le 500.000 firme previste.

Ciò che, però, ha rischiato di mandare tutto a monte è stata la mancanza di un documento che accertasse il diritto di votare. Il Comitato ha quindi richiesto ai comuni dei votanti via PEC, di avere i certificati elettorali di tutti i firmatari; un’operazione ambiziosa, tanto quanto la sua lunga messa in atto, visto che la scadenza iniziale, per depositare le firme, era datata 30 settembre.

Negli ultimi giorni, lo stesso Comitato aveva inoltrato una richiesta formale al governo di una proroga riguardo la tempistica, fino al 31 ottobre. Delle 580 mila firme, infatti, solo una piccola parte era stata accertata dai comuni.

Così, nelle ultime ore, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge che proroga la data di scadenza per la presentazione delle firme sui referendum dal 30 settembre al 31 ottobre.

Il referendum è salvo con buona pace dei ministri leghisti che non hanno partecipato al voto perché contrari allo slittamento del termine e ai temi posti da alcuni quesiti.

Approvazione del Referendum: i benefici

La legalizzazione della cannabis che sarebbe legata alla conseguente approvazione del referendum comporterebbe molti benefici, ma allo stesso tempo rischi. Bisogna quindi evidenziare che dato il basso contenuto di THC impedisce effetti quali la fame chimica, cambiamenti di umore, di comportamento.
Tra i benefici ricordiamo la stimolazione del sistema immunitario, con la conseguente proprietà di alleviare problemi di salute, analgesiche, ansiolitiche, antinfiammatorie e antidepressive. In più è utile anche per trattare alcune malattie quali: l’epilessia, le infiammazioni dell’intestino e gli stati d’ansia. Oltre alle qualità terapeutiche, la legalizzazione permetterebbe anche di evitare un traffico illecito da parte di gruppi di criminalità organizzata e traendo circa 5,5 miliardi di euro, quindi un vantaggio anche dal punto di vista economico.

I rischi dell’approvazione

I rischi sono altrettanti in quanto la legalizzazione comporterebbe un mercato legale per i maggiorenni, illegale per i minorenni; ma allo stesso tempo la perdita di controllo riguardo le quantità elimina possibili soluzioni. Senza naturalmente dimenticare che la cannabis verrebbe tassata come le sigarette. Inoltre allo stesso tempo la legalizzazione della cannabis, comporterebbe l’accesso più immediato a delle sostanze prima ritenute illegali. La cannabis quindi non sarebbe più “di moda” spingendo quindi i giovani (e non) all’acquisto di sostanze più pesanti, aumentando quindi esponenzialmente la proliferazione di sostanze altamente rischiose. In più come sappiamo la cannabis altera la percezione dello spazio-tempo, quindi comporterebbe anche la giustificazione di alcuni reati.

Gli stati che l’hanno legalizzata

Tuttavia sono molti gli stati ad aver legalizzato la cannabis, Basti citare l’Uruguay, i Paesi Bassi e il Canada; altri invece hanno preferito adottare una via di mezzo.
L’Uruguay è stato il primo paese a legalizzare produzione, distribuzione e vendita, però si è sviluppato un mercato nero, dei coltivatori nazionaliche vendono i loro prodotti ai turisti.
Nei Paesi Bassi vi è una tolleranza, riguardo vendita e possesso di sostanze stupefacenti, bisogna evidenziare il minor impiego penale per reati minori. Bisogna aggiungere che il consumo di tali sostanze non varia rispetto agli altri paesi e sottolineare che i Paesi Bassi, investono molto riguardo l’informazione e prevenzione.
Negli USA molti sono gli stati che a partire dal XXI secolo l’hanno legalizzata, provocando una riduzione del suo uso problematico. Solo a Washington dato che i minorenni sono esclusi dal consumo, sono quelli più soggetti a perquisizioni.
In Canada la marijuana è stata legalizzata per scopi ricreativi, la domanda è aumentata a dismisura favorendo il mercato illegale, che ha approfittato dei ritardi di quello legale.

Cosa farà l’Italia? Si aggiungerà alla lista verde, o preferirà restare nella rete della chiusura?

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.