Alla resa con un Conte cui i conti non tornano

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Ma Ursula non ci sta…

Conte, qualche disponibilità è pervenuta: a patto che ci sia discontinuità.

Dalla parte del Partito Democratico, la maggioranza non vuole riaprire al fiorentino levantino.

Intanto i giorni passano ed è necessario avere un quadro, finalmente, più chiaro sul futuro. Non è che prima fossimo messi meglio, ma adesso la situazione è sempre più ingarbugliata.

Attendiamo che la salita al Colle si compia; in una o due “mosse”?

Potrebbe, l’attuale “bis”, andare dal Presidente della Repubblica e ripetergli ciò che, già in maniera interlocutoria, gli aveva riferito qualche giorno fa; quindi, domani, risalire e dimettersi.

Però, più tempo passa e più è evidente che la maggioranza politica – richiesta in maniera chiara e dirimente da Mattarella – è un’illusione.

La “risicata” affermazione al Senato, allo stato attuale non è assolutamente ripetibile. Già alcuni Senatori si sono espressi in maniera chiara: quel sì, sarà no per l’affare Bonafede.

I “Ristori” minacciati dall’evoluzione

Che ci fosse una differenza tra la prescrizione civile e penale, diciamolo con franchezza, all’uomo della strada non interessa molto. Tuttavia, tale nodo è quello della “redde rationem” nella conta.

Non si sono appalesati costruttori, non si hanno notizie di “quarte gambe”. L’effetto delle dimissioni, immediate, del portatore del vessillo dello scudo crociato – a seguito delle indagini in Calabria – ha fatto cadere l’ipotetico domino che qualcuno aveva in mente.

Ora si parla di singoli e, quindi, di minima concretezza politica. Proprio ciò che al Colle più alto non è gradito.

I “Ristori” potrebbero risentirne, ma sui ritardi siamo ormai adusi e abituati.

Al peggio non esiste fine, ma “giocare” d’azzardo sulla pelle dei cittadini è davvero, oltremodo, disdicevole.

Lì, da loro, si calcolano i rischi; qui, da noi, si subiscono le scelte.

A quando un serio esame? La crisi è “parlamentarizzata”, il Paese è ben oltre la frutta, ma adesso?

Di certo, credo, non si andrà al voto e, sempre a mio sommesso avviso, il Matteo potrebbe tornare utile ancora. Evidentemente, non è stato uno stratega da strapazzo? Ammesso che davvero non si riescano a rimettere in sesto “costruttori”.

Bisogna ancora attendere poco. Intanto auguri a noi.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.