Rimini Capitale Italiana della Cultura 2026?

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Sembrerebbe essere ormai ufficiale la candidatura della città romagnola

Dopo la nomina del giornalista Giorgio Tonelli come coordinatore del progetto – avvenuta lo scorso luglio ad opera dell’amministrazione comunale – e il rinnovato impegno espresso dal sindaco Jamil Sadegholvaad dal palco del Teatro Galli nella serata dedicata al “Sigismondo d’oro” nel dicembre dello stesso anno, il percorso che condurrà alla candidatura di Rimini come Capitale Italiana della Cultura 2026 sembra proseguire: la ditta Eventi 3 assisterà infatti il comitato promotore – che prevede, oltre che il supporto del Comune di Rimini in quanto ente capofila del progetto, anche il coinvolgimento della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Rimini, della Diocesi di Rimini, dell’Agenzia del Piano strategico Rimini Venture, dell’Alma Mater Studiorum dell’Università degli Studi di Bologna e della Camera di Commercio della Romagna – nella gestione delle varie fasi di elaborazione del dossier di candidatura, che porterà Rimini a far parte della lista delle città in lizza per il riconoscimento.

Le parole del Comune di Rimini

Un lavoro corposo e importante che rappresenta per l’Amministrazione comunale l’occasione di mettere nero su bianco le direttrici per la crescita culturale di Rimini, capace cioè di intercettare il pubblico e le esigenze legate alla ‘nuova’ domanda culturale, segnata dagli stravolgimenti dell’ultimo biennio e capace quindi di rispondere in maniera efficace ai profondi mutamenti ancora in corso. Obiettivi da raggiungere con il coinvolgimento di tutte le istituzioni culturali della città, da quelle pubbliche (rete dei teatri e musei comunali, Fellini Museum, cineteca e biblioteca) a quelle private, oltre che aperta all’intera comunità intera.”

È così che commenta l’amministrazione comunale, il cui proposito sarebbe proprio quello di fare del prestigio culturale della città – non è un caso che, di pari passo, prosegua spedito anche il progetto relativo al riconoscimento del Tempio e delle terre malatestiane come patrimonio dell’Unescoun punto di partenza per una sua crescita sociale ed economica ancora maggiore negli anni a venire.

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