Espressioni di appartenenza per riscontri personali

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I meriti oltre le scelte

In ogni settore, in qualunque campo, i riconoscimenti dovrebbero essere commisurati alle reali competenze.

Nell’odierna realtà, purtroppo, accade spesso trovarsi al cospetto di approssimative cognizioni permeate, però, da specifiche connotazioni di conveniente appartenenza.

Non si è, ma si appare e, quindi, tale operazione, a lungo termine, funge da mezzo di emersione di limiti e inadeguatezze.

Soprattutto in politica, necessiterebbe che la meritocrazia assumesse un basilare punto di partenza; occorrerebbero impegno e metodo affinché i connotati positivi, di chi rappresenta la base, fossero facilmente evincibili da quanto messo in opera.

Invece, il più delle volte, tutto è concentrato sull’immediatezza di una tornata elettorale, con opinioni espresse a seconda di opportunità e tornaconti.

Non ci sono alternative: ci si schiera da una parte, o dall’altra, in virtù di qualche promessa ricevuta.

Le ragioni delle parti

La meditazione, l’attenzione, finanche la ponderazione, sembrano prerogative desuete per focalizzare l’argomento; non si valutano i meriti, ma solo le conseguenze

Siamo ad un punto di tale degrado che ci sono perfino i cecchini, all’interno di coalizioni e schieramenti.

Sono coloro che, per calcolo utilitaristico, remano contro; una eventuale affermazione positiva, per costoro, significherebbe perdita di privilegi mentre, al contrario, il “tutto cambi affinché nulla muti” – di “gattopardiana memoria” – comporterebbe la conservazione di uno “status quo”, atto a garantire il tirare a campare

Qualcuno potrebbe obiettare che la sensibilità politica dovrebbe prevalere, ma i più svariati temi hanno dimostrato che tale esercizio è assai raro.

Legalità, scuola, servizi, burocrazia, efficienza, problematiche sociali, tutti argomenti assai divulgati, ma scarsamente considerati. Almeno alla luce della realtà attuale.

Le soluzioni sotto forma di risposte

Dovrebbero essere i riscontri a valutare la soluzione dei problemi, ma l’eccessiva prolissità e la smisurata autoreferenzialità, unite ad una notevole dose di scarsa chiarezza, infondono confusioni e caotiche percezioni, da parte dell’elettorato.

Si richiama sempre e comunque la pochezza della parte avversa, una gestione non oculata di fenomeni e situazioni; ciascuno dell’opposizione – a turno – richiama il malgoverno della maggioranza.

Il sospetto della vendita di fumo è sempre in agguato.

Il tempo, inoltre, mette un ulteriore ostacolo: quello della verifica. Prima o dopo, le tempistiche sono diventate autentici patiboli su cui vengono sacrificati, a seconda di umori e circostanze,  i malcapitati, vittime del momento.

E’ difficile trovare il modo per avere informazioni certe e chiare, onde valutare possibilità circa l’effettiva valenza di proposte e salvifiche ricette.

Insomma, è oltremodo faticoso, per la base, riflettere sull’effettiva meritocrazia; meglio aderire a qualche promessa, foriera di un tornaconto.

L’auspicio è che ci siano condizioni nuove e propizie per la valorizzazione di competenze e culture

Lo speriamo, soprattutto per il bene delle nuove generazioni.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.