Roberto Bracco: un mancato Nobel dimenticato

L’episodio squadrista de  I pazzi e  l’accusa di “ibsenismo”. La fine nell’oblio e nella povertà

Scrittore attento alle variazioni del suo tempo, Roberto Bracco può essere considerato anticipatore di temi e problematiche trattate in seguito dai drammaturghi del Novecento. Il suo animo inquieto lo induce a precorrere il cosiddetto teatro del silenzio e a dedicarsi alla trattazione delle problematiche inerenti allo sdoppiamento della personalità che, se da un lato lo avvicinano a Pirandello, dall’altro ne determinano uno stile certamente differente. Autore pressoché dimenticato, con un Nobel non assegnatogli per le pressioni politiche del Governo italiano, Bracco è perseguitato dal Fascismo, a causa di una ferma opposizione al Regime e perché accusato di ibsenismo.
Pur avendo in comune con l’autore norvegese l’idea di un teatro che non ruotasse intorno ai fatti, ma alla vita interiore dei personaggi, lo scrittore napoletano dà una maggiore pregnanza, una più spiccata umanità ai suoi personaggi, popolando il suo teatro di umili e di oppressi.

La censura squadrista e la distruzione del teatro durante la replica de I pazzi

I pazzidramma in quattro atti scritto nel 1917 e incentrato sul tema della follia. Emblematico nella sua produzione – è rappresentato grazie all’intercessione di Emma Gramatica, grande attrice dell’epoca di provata fede fascista, che scrive direttamente al Duce per l’autorizzazione della messinscena.
Siamo nel 1929 e presentano il dramma a Napoli con strepitoso successo – anche grazie all’assenso di Mussolini stesso che invita i fascisti napoletani a non opporre resistenza. La replica romana però coincide con episodi di violenta gazzarra; gli squadristi malmenano gli spettatori che applaudono. Il teatro quasi totalmente distrutto e gli attori messi in salvo dalla polizia.

Bracco bersaglio della critica

Oltre a subire angherie di ogni genere, tentativi vani di “conversione” alla fede fascista, con tanto di promessa di lauti compensi, Bracco è bersaglio di di una critica cieca ed asservita al potere. Essa giustifica le azioni squadriste, dipingendole come un “monito” rivolto a quegli autori che non si allineano alla volontà ed al credo fascista.
Tra gli intellettuali di spicco che maggiormente inveiscono contro Bracco c’è addirittura il celebre Silvio D’Amico. Egli, passato il Ventennio, non solo userà parole sprezzanti nei confronti del regime appena tramontato, ma giustificherà il suo operato; prendendo le distanze dalla virulenza dei fascisti romani perpetrata nei confronti di Roberto Bracco. Il grande autore napoletano finirà i suoi giorni in una modestissima casa a Pozzuoli, tra mura di miseria ed onestà.



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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.

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