Roma: nasce progetto sport e salute per giovani detenuti

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Da metà ottobre, nell’istituto penale minorile di Casal del Marmo a Roma, parte un progetto per lo sport

Un progetto per lo sport di cinque giorni alla settimana dedicato ai detenuti dell’istituto penale minorile di Casal del Marmo, a Roma, che potranno praticare una disciplina tra calcio, rugby, tennistavolo, zumba e fitness.

Lo prevede un protocollo di intesa tra il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità (Dgpram), Sport e Salute e il Dipartimento per lo sport, che durerà tre anni e punta punta a migliorare il benessere psico-fisico dei giovani detenuti.

Lo sport supera le barriere, è una straordinaria opportunità di crescita ed è un diritto anche in carcere – ha detto il presidente di Sport e Salute, Vito Cozzoli, che nell’istituto, alla presenza di 40 detenuti, ha sottoscritto il protocollo insieme con il direttore generale del Dgpram, Giuseppe Cacciapuoti e la dirigente del Dipartimento per lo sport, Stefania PizzollaPer questo abbiamo deciso di investire nel progetto anche grazie al supporto finanziario della sottosegretaria allo Sport, Valentina Vezzali“.

A Roma, il protocollo prevede la redazione di un programma annuale, riservato ai minorenni e ai giovani adulti in carico alla giustizia minorile, di attività sportive, di squadra e individuali, la fornitura di materiale e attrezzature necessarie per l’arredo di impianti sportivi e di mezzi da competizione. E ancora l’organizzazione di corsi per la formazione di istruttori indicati dal Dipartimento.

Sport e Salute, inoltre, renderà disponibili tecnici e allenatori qualificati al fine di predisporre un’adeguata attività formativa e educativa dei giovani detenuti. Per la realizzazione degli obiettivi indicati nel protocollo e per consentire la pianificazione strategica degli interventi programmati, sarà costituito un Comitato tecnico-scientifico paritetico composto da sei componenti.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.

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