Zalando, dimissioni Rubin Ritter: “mi occuperò della famiglia”

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Lascia per dare priorità alla carriera della moglie

Rubin Ritter si dimette, l’ad di Zalando dirà addio.

Che la notizia stia avendo una cassa di risonanza così ampia può trarre in inganno, per svariati motivi.

Un annuncio rilevante non solo perchè riguarda la scelta di un importante dirigente di un’azienda di successo come Zalando, ma anche perchè quest’ultimo lascerà la sua poltrona per dedicare il suo tempo a coltivare i propri affetti, la propria famiglia.

Una scelta, ai molti, che appare come inusuale e diversa.

Una decisione che con un patrimonio di 40 milioni di euro appare facile, ma di certo non scontata.

Un uomo, di 38 anni, che lascia un lavoro di tale importanza all’interno dell’azienda numero uno di moda online.
Per crescere i figli ed aiutare e sostenere la moglie nel suo percorso professionale.

Due società

È sicuramente sintomatico infatti di come sia un dato poco usuale da accogliere. Questo spiega come questo tipo di cose siano ancora fuori dall’ordinario. Ne viene fuori uno spaccato di due società altamente interessante, facce di una stessa medaglia.

Vengono scattate 2 istantanee:

  • la prima, di una società del lavoro, dove è l’uomo che mediamente deve arrivare a conseguire importanti successi lavorativi, coadiuvato dai suoi affetti, in una lotta verso il raggiungimento delle più alte aspirazioni di carriera.
  • la seconda, di una società della famiglia, dove si ritiene ancora preponderante ed inevitabile che sia la donna, nella sua figura femminile, a dover adempiere a dei predefiniti compiti di cura del nido familiare.

Chi è Rubin Ritter

Co-amministrato delegato, incaricato della supervisione della strategia e delle comunicazioni, il 38enne ha contribuito a trasformare la start-up con sede a Berlino nel principale rivenditore di moda online in Europa, con 14.000 dipendenti e un utile netto di quasi 100 milioni di euro nel 2019.

Fondata a Berlino da Robert Gentz e David Schneider nel 2008, Zalando conta 36 milioni di clienti in 17 Paesi e ha registrato un fatturato di 1,85 miliardi di euro nell’ultimo trimestre. 

«La mia decisione è il risultato di molti mesi di riflessione. Dopo oltre undici anni in cui Zalando è stata la mia priorità, sento il bisogno di dare alla mia vita una nuova direzione e voglio dedicare molto più tempo alla mia famiglia che cresce. Mia moglie e io abbiamo convenuto che per i prossimi anni le sue ambizioni professionali debbano avere la priorità. E, riguardo al mio futuro, non vedo l’ora di concedermi il tempo per esplorare nuovi interessi».

Gender equality

Rubin Ritter già alla nascita del primo figlio aveva preso il paternity leave, il congedo di paternità, così come un altro membro del consiglio di amministrazione, Robert Gentz.

Le dimissioni, però, che anticiperanno al prossimo maggio la scadenza prevista nel 2023, segnano un cambio di prospettiva, soprattutto per le parole che le hanno accompagnate con l’esplicito riferimento alla carriera della moglie giudice.

Lo stesso Ritter il mese scorso, ha pubblicato il primo rapporto della società sulla diversità e l’inclusione: “do.BETTER“. Il rapporto offre una panoramica sull’azienda e documenta gli sforzi e i progressi attivati fino ad oggi nelle aree della diversità e inclusione (D&I), oltre alla pianificazione di iniziative future per i propri dipendenti, clienti e partner.

Più donne nelle aree manageriale, parità di retribuzione, diversità all’interno dei team tech di Zalando.

Qualche altro esempio

Di una certa rilevanza anche la vicenda di Doug Emhoff, marito della prima vicepresidente donna della storia americana, che con il suo inedito ruolo di “second Gentleman” aveva aperto una nuova fase.

Prima ha chiesto l’aspettativa per seguire Kamala Harris durante la campagna elettorale e, dopo l’elezione, l’ha interrotta, rinunciando ad un prestigioso ruolo all’interno di uno degli studi legali di maggiore importanza negli Stati Uniti.

“Sono suo marito. Il mio ruolo era essere lì per lei, amarla, parlarle, aiutarla”

Parole e fatti che suonano distorte se applicate al panorama italiano, dove nel 2019 sono stati registrati quasi 40 mila casi di dimissioni di neomamme, a fronte di un totale di poco più di 51 mila abbandoni.

Augurandoci che scelte di questo tipo diventino abituali e nella norma.
Per far sì che notizie del genere diventino ordinarie e non più straordinarie.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.