«Sarò con te»…poi ti hanno mollato

L’esonero di Sarri: il tramonto di un “Comandante” diventato “impiegato”. «Un pensiero poetico» per l’occasione

Sarri esonero. Riavvolgendo il nastro a poco più di due anni, troviamo Maurizio Sarri lì, sull’erba del San Paolo, a ringraziare il pubblico. Quel 20 maggio 2018, il Napoli raggiunge 91 punti – record della sua storia dal 1926 ad oggi – ma non ottiene il titolo, smarrito nei meandri di un lussuoso albergo fiorentino, dopo la scellerata Inter-Juve del giorno precedente.

Se, ancora, ci “abbandoniamo” all’amarcord, di felliniana memoria, lo troviamo ergersi ad esponente della napoletanità più autentica, tanto da non disdegnare l’appellativo di Comandante di questa battaglia – sportiva, s’intende – contro lo strapotere calcistico e politico delle squadre settentrionali, anzitutto di quella i cui (non) colori tanto ricordano vecchi esponenti delle comodissime celle di sicurezza.

La fine del Sarrismo e l’esonero dalla Juventus

Noi napoletani siamo gente di cuore, propensi a quel romanticismo – forse anacronistico – che certamente ci caratterizza, ed abbiamo creduto allo spirito di appartenenza di questo Comandante che, dopo l’ottima e legittima esperienza londinese, un anno fa decide di accasarsi con la società bianconera abiurando, di fatto, lo spirito “masanielliano” con cui si era presentato alla città nel 2015. Dodici mesi dopo, quindi, ecco la severa sentenza: Sarri è esonerato, addirittura dopo la vittoria dello scudetto.

Triste record per il mister di Figline: fissa l’obiettivo stagionale di conquista del titolo – stando anche alle dichiarazioni di Bonucci dopo l’eliminazione dalla Champions – eppure viene esonerato, dopo il fatidico match con il Lione. Effimera avventura, sterile illusione. A poco è valsa la conferenza stampa di iersera, con il triste appello ad un arbitro «non all’altezza», elogiando una sua squadra che dopo il lockdown è stata disastrosa in campionato, definendo lo scudetto vinto come il più difficile dei nove consecutivi.

Tutto vano. La Juventus l’ha esonerato. Lì non esistono né comandanti, né “capopopolo”: lì devi vincere e basta. Sarri non l’ha fatto ed è stato licenziato.

Caro ex Comandante, permettete…«un pensiero poetico»?

Scontato e un po’ banale ora parlare di rivalsa sportiva, di sghignazzare per le sorti dell’ex mister del Napoli. Altrettanto stucchevole è dire:« si, se l’è cercata!». Diamine, siamo napoletani! Un po’ di sagace ironia la dobbiamo comunque esprimere. La conclusione più appropriata, quindi, è una modestissima parafrasi del pensiero poetico, portato sul grande schermo dal genio di Luciano De Crescenzo:

Voi, Maurzio Sarri, che siete stato cacciato dalla Juve oscura, n’ata vota rimanite a Napule ca è cchiù sicuro… E chest’è.