Saturi di lunedì: Barbero, Orsato, Mourinho e tanti altri protagonisti della settimana n°42 dell’anno

Inizia l’ennesima pallosissima settimana di questo 2021, e siamo già saturi in questo lunedì: vediamo chi sono i protagonisti

Saturi di lunedì, e non perché la domenica ci siamo ingolfati con i pranzi infiniti delle care nonnine. Non si parla di polpette, né di castagne (ad avercene!), ma di personaggi. Personaggi che, come dire, sono simpatici e che hanno animato l’intera settimana appena trascorsa.

Diciamo che, ‘nsomma, in Italia il sapore della polemica ci piace. Siamo chef stellati della caciara. Ma anche dei palati finissimi. In un certo senso, possiamo dire che l’italiano medio è una sorta di fashion traveller della polemica – riesce (e vuole) averne di tutti i tipi. Un degustatore etnico della diatriba (spesso triviale).

Infatti, c’è grande varietà: si mette in croce Alessandro Barbero. Il professore Alessandro Barbero. Il divulgatore più punk che ci sia in circolazione. Si mette in croce per un dubbio che si pone, il – fino al momento della crocifissione- tanto amato Barbero. L’onnisciente Barbero.

Poi c’è quella vecchia storia di calcio. Di juventini e interisti, di juventini e napoletani, di juventini e romanisti… Quella che vede il vecchio Daniele Orsato e la sua proverbiale imparzialità che si esprime solo dal lunedì al venerdì. Mentre nel fine settimana si trasforma in ingenuità, in bontà ontologica d’errore.

Ma il mondo intero regala robe interessanti. Sottovalutate dai polemisti etnologici italiani, e che il vostro scrivente tiene a raccontare. Ma racconterà qualche evento in più. Diciamo qualche storiella un po’ speziata con gli antichi strumenti del racconto.

Mad prof: Fury Barbero

Anno 2033. La Terra si è trasformata in un tugurio di sabbia e polvere in cui migliaia di automobili giacciono inutilizzate. La profonda crisi della compravendita di automobili ha decretato, di fatto, la fine di tutti i marchi storici: Mercedes, Volkswagen, Audi, FIAT… tutti, nessuno escluso.

Il motivo della crisi è banale, ma anche molto intuitivo: le scocche esterne delle automobili continuano ad essere prodotte dai muscoli del machismo imperante. Marmorei operai deformano il metallo con il fuoco, mentre sudano in salopette mezze abbottonate con vero pelo macho che sbuca da una sozza canotta bianca.

Ma mancano gli elementi interni. Manca la delicatezza. La delicatezza che solo le donne prive di spavalderia potevano fare. Mancano gli Arbre Magique. Come si può vendere un’auto senza Arbre Magique? A dir poco impensabile.
Ma cos’è successo? Che fine hanno fatto le delicate e non erculee (e ci sarà un motivo per cui non si dice Megaree, da Megara, moglie di Ercole?) mani femminili?

Dopo l’infausta esternazione di Alessandro Barbero, si è formata la U.D.c.A.M: Unione Donne contro Arbre Magique. Una spontanea organizzazione di protesta. Si sono rapidamente date una struttura, e l’organigramma prevedeva la messa al bando degli Arbre Magique e dei libri di Barbero – che, in tutta risposta è diventato leader di un paese separatista pro-Arbre Magique.

Infatti, nel 2033, solo questo piccolo paese separatista ha le auto, nonostante non abbia le donne; come fa? Sfrutta il lavoro minorile. E sono tutti contenti, tanto non frega a nessuno.

La nuova serie TV di Vince Gilligan: Running for governor

Michele Fiore, in Michele Fiore per Running for Governor, Vince Gilligan

Un minuto di assoluta adrenalina cinematografica, raffinatezza stilistica e profondità espositiva arricchite da un’interpretazione magistrale di Michele Fiore. Un trailer impacchettato benissimo, che ti fa venire la voglia di seguire le elezioni del governatore del Nevada a tutti i costi.

Dividiamolo in tre sequenze da 20 secondi.

La prima è accattivante; abbiamo questo pick-up con una ripresa dall’alto mentre domina le dune sabbiose del deserto del Nevada, il Black Rock. La colonna sonora blues-rock, è azzeccatissima e la schitarrata si alza di toni quando scende dal veicolo lei, la protagonista. Una bionda dalle tette enormi intonacata in un vestito rosso ci racconta chi è, cos’ha fatto e per chi l’ha fatto. Ha una pistola nella fondina e tutta l’intenzione di usarla.

La seconda è accattivante; la nostra femme fatale passa all’attacco, se la prende con l’establishment e prosegue con un reclutamento da Full Metal Jacket:

Noi abbiamo bisogno di combattenti!

La terza è la ciliegina sulla torta; la sexy war machine ci presenta il manifesto programmatico con tre colpi di pistola che riducono a brandelli tre povere birre. Impatto, sinteticità, epicità: ho visto trailer peggiori. Io la voterei, se potessi. Gli occhiali mi hanno convinto: oltre ad essere ‘na tipa tosta, è pure intelligente, sennò mica avrebbe gli occhiali?

Donald Trump è fiero di lei.

Un domenica bollente, vol. 1: C’era una volta il fischio

C’era una volta, nella lontana e sperduta valle di Vinovo, un giovane ragazzino che voleva diventare un vigile. Fin da bambino, provava a dirigere il traffico del bosco con tale severità e professionalità che si faceva fatica a credere che avesse soltanto 12 anni. Il giovane Daniele Orsato, per tutti Lele, era molto conosciuto tra gli animali.

I serpenti lo odiavano, i lupi gli inveivano contro e gli asini facevano di tutto per non subire le sue angherie. Lele, però era inflessibile con tutti. Fischiava solo in caso di necessario bisogno. E non credeva mai di essere il responsabile di alcuni incidenti: ad esempio, una volta ai Lupi fu revocato un regolare pasto, e Lele non se n’era accorto perché troppo vicino.

A dirla tutta, la sua clemenza era spesso travisata. Alcuni credevano agisse in favore delle zebre perché, come tutti sanno, a Lele le zebre piacevano tantissimo. Amava le strisce bianconere, e con loro aveva sempre un occhio di riguardo. Quelle striature bianconere gli ricordavano i capelli della sua defunta nonnina.

Ma gli altri animali non lo sapevano, e gli davano del venduto. Ed è così che viene scambiato l’amore proustiano con i sospetti di doppiopesismo. Povero Lele Orsato, bersagliato per amore.

Una domenica bollente, vol. 2: Il protocollo piegato

Il branco di lupi con un lupo soltanto, Josè Mourinho, dopo una scampagnata da 6 pensierini in Norvegia, ha ancora il fuoco dentro: contro il Napoli corre più di Gonzalo Villar. Anche perché lo spagnolo era in tribuna, per gentile concessione del tecnico portoghese – che poi si farà espellere. Moto perpetuo.

Luciano Spalletti da Certaldo non perde mai in campionato. Almeno non lo ha fatto ancora. Ma uno da “uomini forti destini forti” ha il bisogno di complimentarsi con gli “uomini deboli destini deboli” e per un applauso viene espulso pure lui. Che domenica bestiale!

Immagine presa da Tuttosport

Ma il più bello è per i più belli, e quando Simone Inzaghi assaporava una vittoria di corto muso, si assiste al protocollo piegato. L’arbitro vede, decide, ma poi viene richiamato: l’AVAR ci assolve dai nostri peccati – di corto muso vince solo la Juventus di Max Allegri.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.