Amazon: sciopero tutto italiano

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Sciopero Amazon in tutta Italia di circa 40.000 dipendenti

Nella giornata di ieri si è consumato il primo sciopero in Italia dei dipendenti Amazon: circa 40.000 lavoratori del colosso di Jeff Bezos hanno incrociato le braccia. Adesione del quasi 70% sul totale dei dipendenti.

Lo sciopero indetto da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti ha coinvolto praticamente tutta la filiera: adetti agli hub, ai magazzini, fino ai driver. Un vero e proprio primato mondiale.

I motivi dello sciopero Amazon

“Al gigante dell’e-commerce americano chiediamo di dare in tempi rapidi risposte alle questioni poste, perché alle lavoratrici e ai lavoratori vanno riconosciuti subito diritti e tutele”.

CGIL

Lo sciopero è nato come forma di protesta contro la rottura delle trattative, a livello nazionale, sul rinnovo del contratto di secondo livello. Sul tavolo ci sono la verifica dei carichi e dei ritmi di lavoro imposti, la verifica e la contrattazione dei turni di lavoro, la riduzione dell’orario di lavoro dei driver, gli aumenti retributivi, la clausola sociale e la continuità occupazionale. E ancora, stabilizzazione dei tempi determinati e dei lavoratori somministrati e il rispetto delle normative sulla salute e la sicurezza, indennità Covid

“Per un giorno ci vogliamo fermare, ci dobbiamo fermare. È una questione di rispetto del lavoro, di dignità dei lavoratori, di sicurezza per loro e per voi. Per questo, per vincere questa battaglia di giustizia e di civiltà abbiamo bisogno della solidarietà di tutte le clienti e di tutti i clienti di Amazon“; è l’appello lanciato ai cittadini dai dipendenti di Amazon. E ancora: “voi che ricevete un servizio siete le persone cui chiediamo attenzione e solidarietà, perché continui ad essere svolto nel migliore dei modi possibili“.

“Offrire occasioni di lavoro? Non basta”

 La segretaria confederale della CGIL, Tania Scacchetti intervenuta a margine dello sciopero nazionale, ha dichiarato:

è importante che Amazon incrementi le proprie attività in Italia, ma non è sufficiente offrire occasioni di lavoro. Abbiamo ancora problemi insostenibili di carichi, di tempi, di eccessiva precarietà lavorativa. In un’azienda con quel tipo di fatturato è giusto costruire un sistema di relazioni che riconosca ai lavoratori un premio di risultato e condizioni contrattate. Ossia relazioni sindacali stabili. Non è facile chiedere oggi ai lavoratori di scioperare, ma sappiamo che combattere e rivendicare diritti per la propria dignità è l’unica strada possibile per affermare il diritto a un lavoro di qualità”.

Non si è fatta attendere la risposta dai vertici Amazon tramite le parole della country manager di Amazon.it e Amazon.es, Mariangela Marseglia, in una lettera rivolta ai clienti:

“in Amazon rispettiamo il diritto di ogni individuo ad esprimere la propria posizione e voglio ringraziare personalmente i colleghi e i dipendenti dei fornitori dei servizi di consegna che ogni giorno lavorano per assicurare che possiate ricevere i vostri ordini. Mettiamo al primo posto i nostri dipendenti e quelli dei fornitori terzi offrendo loro un ambiente di lavoro sicuro, moderno e inclusivo, con salari competitivi tra i più alti del settore, benefit e ottime opportunità di crescita professionale. Usiamo le più avanzate tecnologie e le mettiamo al servizio dei nostri lavoratori e fornitori per migliorare la sicurezza sul lavoro e semplificarlo”.

Le controversie di Amazon

Che Amazon abbia investito in Italia, è ovviamente innegabile. Nell’ultimo decennio l’azienda di Jeff Bezos ha investito nel nostro paese ben 5.8 miliardi di euro, dando lavoro ad 8.500 italiani. Oltre 14.000 imprese italiane vendono su Amazon tutti i giorni e questo ha generato alcuni vantaggi per l’economia italiana: le piccole e medie imprese hanno creato 25.000 nuovi posti di lavoro, dando una forte mano all’export italiano sulla piattaforma di e-commerce più famosa al mondo, facendogli toccare un valore di 500 milioni di euro.

Ma tutto questo, che prezzo ha per davvero? Ogni sconto, anticipo sulla consegna, promozione, prezzo fuori mercato: viene pagato dai lavoratori. Segnati dalle predizioni di un algoritmo programmato per portare l’efficienza ad un livello estremo, ma non per tutelare la sicurezza e la salute dei dipendenti.

Oggi in Italia ci sono 9.000 dipendenti diretti, 9.000 interinali, 1.500 in appalto, circa 19.000 autisti di ditte di trasporto con cui Amazon sigla accordi continuamente da rinnovare. Nella stragrande maggioranza sono rapporti di lavoro a termine di 3 mesi rinnovabili con una durata media di 9 mesi. Questa situazione determina un elevatissimo turn-over e la continua ricerca di personale. Quasi tutti sono alle dipendenze della Adecco, tra le regine del lavoro interinale, che li “somministra” al gigante dell’e-commerce.

I driver che consegnano la merce, arrivano a fare anche 44 ore di lavoro settimanali e molto spesso per l’intero mese. Dentro i magazzini si lavora 8 ore e mezza con una pausa pranzo di mezz’ora, ma nessuna verifica dei turni di lavoro, nemmeno nei magazzini di smistamento. Nessuna contrattazione, nessun confronto sui ritmi di lavoro e per il riconoscimento dei diritti sindacali.

Amazon e la pandemia

Amazon ha rappresentato uno scoglio a cui aggrapparsi durante i complessi mesi della pandemia. Così come Zoom ci ha permesso di restare in contatto con i nostri cari e Teams ci ha permesso di lavorare e/o studiare, il colosso americano ci ha permesso di continuare a comprare, per necessità o piacere. Amazon rappresenta quella parte di progresso che ci garantisce uno standard di vita elevato, anche in momento di crisi.

Se nel pieno della pandemia, dunque, è risultato impossibile boicottare completamente Amazon, è giusto provare a fare uno sforzo attivo per usufruire nei limiti dei servizi dell’azienda fondata da Jeff Bezos, almeno in base agli ultimi fatti, per dare merito e sostegno alle lotte sindacali, che riguardano tutti i lavoratori.

L’azienda americana è il più grande affarista della pandemia al mondo, avendo visto entrate senza precedenti nell’ultimo anno. Queste entrate però non hanno portato a migliori condizioni di lavoro per i dipendenti, e nemmeno a prezzi più accessibili per i clienti. Quella di Amazon è sembrata una vera e propria speculazione, a tratti.

Public Citizen, un’organizzazione statunitense senza scopo di lucro per la difesa dei consumatori, ha svelato in un report che Amazon ha praticato una puntuale strategia di rincari su beni di prima necessità, addossando la responsabilità ai rivenditori di terze parti, senza fare nulla per fermarli. Amazon, come le altre grandi multinazionali della Silicon Valley, ha raggiunto dimensioni grazie alle quali è effettivamente al di sopra delle leggi nazionali, in taluni casi.

Boicottare è giusto?

Risulta difficile giustificare il boicottaggio continuativo di un’azienda che ha raggiunto letteralmente il ruolo di un monopolio. Il boicottaggio non ha il potere di danneggiare economicamente l’azienda, che non sente l’impatto del nostro impegno individuale, ovviamente, per cui deve essere usato in modo chirurgico, per accrescere il potere contrattuale dei lavoratori che oggi scioperano.

È chiedere troppo a chi guadagna 9 milioni di dollari l’ora?
Sig. Bezos, ci faccia sapere.

Photocredit: @UIL

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.