A Napoli c’è la “Scuola fantasma”

Napoli protesta in Piazza del Plebiscito con la scuola fantasma, tra banchi di scuola vuoti che formano la scritta NO DAD

La protesta in seguito alla chiusura delle scuole

Venerdì mattina, successivamente all’ordinanza emanata dal presidente della Campania, Vincenzo De Luca, genitori e bambini sono scesi in piazza, al centro della quale sono stati sistemati sedie e banchetti distanziati, come protesta contro un sistema che, accendendo i dispositivi elettronici, sta “spegnendo” i rapporti sociali.
Già nei quartieri spagnoli si sono visti, nelle ultime settimane, bimbi e maestre sui gradini, incappucciati, a fare scuola in strada o dai balconi.

Banchi fantasma che mandano messaggi

I banchi all’aperto, per una scuola che intende sfruttare spazi, ribellandosi agli schermi, alla distanza. Sono banchi fantasma, che riportano i messaggi di bimbi che sono a casa, ma che in realtà non ci sono davvero, perché: “Sara non sente”, “Giovanni senza webcam”, “Anita fuori”, “Francesco solo”. Mostrano così l’impossibilità di alcuni bambini di poter partecipare alle lezioni, perché sono soli in casa o perché non hanno i dispositivi necessari.

Protesta per una scuola che sta cambiando

I metodi adottati con molta difficoltà e velocità, a fronte di una situazione che sembrava ingestibile, inizialmente, sono risultati efficaci ed innovativi. Essi hanno permesso di continuare e di andare avanti, senza bloccare la normale vita scolastica di bambini e ragazzi. Ma quanto hanno funzionato? Ecco il perché la “scuola fantasma“. Tre mesi, quasi quattro, davanti ad un computer, quanto hanno fatto bene?

Quanto ha influito sui ragazzi questo cambiamento?

Ce lo raccontano tantissimi ragazzi sui social, specialmente sulla piattaforma TikTok, la quale ha tenuto compagnia ad una gran fetta di ragazzini, durante il primo lockdown. E loro parlano, facendo video-racconti delle proprie giornate che, nel grigiore della monotonia, hanno preso colore con un po’ di creatività.
Una creatività un po’ forzata, troppo artificiosa e ricercata, diversa da quella che scopri di avere quando pensi di voler scrivere una poesia alla tua compagna di classe, mentre la professoressa legge una poesia di Catullo.

Cosa c’è di negativo in tutto ciò?

La “scuola fantasma” mette in evidenza anche la totale mancanza di rapporti veri, basati sul contatto fisico, sul confronto, la partecipazione a lavori o giochi di gruppo; insomma, questi ragazzi si sono privati dello stare insieme.
Creare rapporti umani è molto difficile anche in situazioni normali, come durante il primo giorno di scuola, quando la maestra ti mette accanto al compagno che non conosci e tu hai paura di rivolgergli la parola.
Quanto tempo ci vuole ad instaurare un legame? Magari chiedendo una matita, si finisce per diventare inseparabili.
Ma ora?

La “Scuola fantasma” contro la distanza sociale e culturale

La protesta si ha perché, adesso, dietro a degli schermi, come si fa?
La DaD ha tolto ai ragazzi la cosa più bella in assoluto che si ha a scuola, cioè quella socializzazione secondaria che, secondo le scienze umane, avverrebbe proprio ora. La scuola, i luoghi di aggregazione sociale, i gruppi creati attraverso le attività sportive, rendono questa realizzabile.
La Dad, come altri modi creati per incontrarsi, toglieranno parecchie possibilità alla futura società.
Adesso, in un presente distorto ed incerto, continuiamo a camminare più veloce che possiamo, cercando di stare al passo con i cambiamenti che ci travolgono, per finire in un futuro pieno di cicatrici che, così come adesso, proveremo a migliorare, pensando al modo giusto per correre senza farci più male, come in quel 2020 che ogni giorno ci sembrava così diverso e così perso.

Photocredit: @napoli_poesia_ditalia


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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.

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