Secondigliano, un quartiere che vuole rinascere

Secondigliano

Storia di Secondigliano, una terra piena di trasformazioni

Il quartiere “Secondigliano” nel passato recente è stato spesso considerato come una zona malfamata. Camorra e malaffare sembrano essere gli unici titoli associati a questa terra ma, di fatto, non è così.

L’origine del suo nome deriverebbe infatti dalla presenza in quei luoghi della nobile famiglia romana dei Secondili da cui il posto avrebbe preso il nome.

Alcuni storici sono in disaccordo con questa teoria, ritenendo che il nome del quartiere derivi dall’espressione “Due miglia”, la distanza cioè tra Secondigliano e Napoli.

Al di là delle ipotesi sulle origini del suo nome, Secondigliano è stato uno dei casali più antichi di Napoli, con magnifiche ville immerse in una campagna lussureggiante.

Nel 1700 era proprio dal borgo di Secondigliano che arrivavano a Napoli frutta, vino, grano, ortaggi e cereali, coltivati nella sua fertilissima terra, oltre al gelso e alla seta che venivano prodotti dagli abitanti del posto. Anche la produzione del lino era fiorente. Le donne in casa lavoravano i tessuti e gli uomini si dedicavano al commercio. Dalla macellazione delle carni di maiale si ricavava il rinominato “salame di Secondigliano”.

Le difficoltà del 1656 cambiarono Secondigliano

La storia di questo quartiere cambiò però tragicamente dalla peste del 1656, con conseguente carestia, che lasciò molte famiglie senza possibilità di sostentamento.

Le cose peggiorarono quando questo territorio fu scelto per le esecuzioni di impiccagioni e pene capitali.

Siccome però Secondigliano sorgeva in prossimità di Capodichino, che era una delle più grandi porte d’ingresso della città, nell’Ottocento si diede il via ad una bonifica della zona nella quale sorsero diverse ville attorniate da grandi giardini al fine di migliorare l’aspetto del luogo per chi arrivava dalla provincia.

L’aria salubre del luogo, famoso per la grande quantità di centenari che lo popolavano, continuò inoltre ad attirare flussi di napoletani che erano soliti trascorrere il tempo libero nelle verdi campagne della zona, organizzando a Secondigliano gite e scampagnate durante le quali ci si fermava a pranzare nelle rinomate trattorie lì presenti.

E’ stata l’edilizia selvaggia degli anni sessanta a cambiare per sempre il volto di questo quartiere

Secondigliano è stata infatti individuata come zona di edilizia popolare, dove confinare i ceti più bassi. Il cemento dei rioni popolari Berlingieri, di via Cassano, dell’INA-Casa, e Don Guanella ha sopraffatto il verde distruggendo la campagna. Dopo l’entrata in vigore della legge 167 del 1962 a questo agglomerato di palazzi si è aggiunto il grande quartiere Scampia, chiamato “167”, definito anche il “Ghetto del cemento nudo”.

Le recenti serie televisive e le fiction sulla camorra che hanno scelto questi luoghi come set privilegiati hanno infine contribuito ad aumentare gli stereotipi negativi che li penalizzano.

La bella storia di “Visit Secondigliano”

Eppure in questo quartiere un gruppo di giovani volontari, appartenenti ad associazioni laiche e religiose, lavora ostinatamente per mostrare la parte migliore di Secondigliano e per far conoscere le ricchezze storiche ad architettoniche di questi luoghi al grande pubblico.

Dal lavoro di questi giovani è nata la prima edizione di “Visit Secondigliano”, un ciclo di appuntamenti attraverso i quali sono state realizzate visite guidate al complesso monumentale dei Santi Cosma e Damiano, presso la masseria dove nel 1100 è nato il primo embrione di quello che sarebbe poi diventato il casale di Secondigliano, nelle ville in stile liberty di fine ‘800 per poi concludersi nelle viuzze del centro storico.

Un appuntamento che si ripeterà ancora per dare a questo quartiere il risalto che merita e per strapparlo dagli stereotipi che hanno provato a cancellare il suo passato glorioso.

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