(Ri)fermiamoci: secondo lockdown in Campania

Secondo lockdown in Campania:

Il secondo lockdown in Campania. E’ alle ore 16.27 del 13 novembre che Luigi de Magistris dopo aver parlato ampiamente con il Ministro Speranza, annuncia tramite video su Facebook che la Campania è ufficialmente zona rossa.

“Servono misure drastiche, dobbiamo allentare la curva epidemiologica”

Sono queste le parole annunciate dal governatore campano Vincenzo De Luca. Parole masticate come pane quotidiano, con le quali ci troviamo ogni giorno a fare i conti. Le giornate sembrano essere scandite da questo senso di impotenza, che sfocia in reazioni disparate.

In che modo i cittadini campani avvertono il secondo fermo della Campania?

“È l’universo che grida il suo essere vivo. E noi siamo una di quelle grida”

Un grido dettato dalle disperazione di chi ad oggi non si sente tutelato, di chi ad oggi assiste ad una disunione amministrativa, istituzionale, politica. Troppe parole che conseguono ad ogni nuovo decreto, a nuove misure di restrizione, alla paura di non potercela fare, di non trovare un piatto sopra il tavolo.

D’altro canto sorge spontanea una domanda: come mai sabato 14 novembre, il giorno prima del lockdown, la gente si è rivoltata in strada come se fosse la vigilia di Natale?

Se da un lato c’è la paura e la sfiducia nelle istituzioni, dall’altro c’è la mancanza di civiltà condita da una buona dose di irresponsabilità che porta ad assembramenti, piazze piene, persone senza mascherine come se tutto quello che stiamo vivendo, fosse soltanto un brutto sogno, ma non la cruda e vera realtà. C’è inoltre una mancanza di rispetto verso gli operatori sanitari, gli infermieri, i medici, elogiati nella prima ondata epidemiologica, umiliati invece in questa seconda ondata per mezzo di impudenza, superficialità.

Il binomio -nuovi decreti -nuove restrizioni da un lato e mancanza di ristori economici dall’altro:

“a salute è ‘a primma cosa, ma senza sorde nun se cantano messe. Stop affitti, tasse e utenze”

È questa una delle frasi scritte su uno striscione durante le molteplici rivolte avvenute nel territorio napoletano, “chiudeteci, ma aiutateci”.
Se è vero che la salute è un fattore fondamentale per la sopravvivenza, è pur vero che si ha il bisogno di avere una certezza economica per poter continuare a vivere. La risposta a questa forte guerriglia è data da un popolo fortemente provato da questa dura condizione.

“Troppi galli a cantà nun schiara mai juorno!”

(Troppe persone a comandare non si mettono mai d’accordo)

C’è bisogno di un sentire comune, che mira ad uno stesso obiettivo, non una disgregazione che mette radici nelle diversità politiche, che inevitabilmente si ripercuotono sull’andamento del paese.

“Quello che ora mi sento fortemente di chiedere al governo e al presidente del consiglio: ristori economici immediati. Non si può pagare sulla propria pelle una zona rossa che con diverso lavoro nei mesi successivi al lockdown sul piano sanitario poteva essere evitato”

Questo l’annuncio di Luigi De Magistris, che suona come una polemica nei confronti della gestione e dell’organizzazione sul piano sanitario e socio economico.

“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia”