Semplicemente Liberato

Liberato

14 febbraio 2017, su YouTube compare un canale musicale che fino a quel momento non esisteva. Liberato canta “Nove maggio”

Comincia così la carriera di uno dei fenomeni musicali più controversi degli ultimi anni.
Di Liberato si è parlato tanto. Forse fin troppo. Attenzione, merita tutti i riflettori mediatici puntati su di lui, ma la linea tra cantautore e personaggio è sottile. Ho sentito tante volte domande del tipo “Ma secondo te chi è?”, “Potrebbe essere Tizio? O forse Caio?”. Ho sentito, invece, poche volte parlare della complessità e della bellezza dei suoi pezzi.

Lo scorso anno uscì fuori un nome per via di alcuni collegamenti fatti tra SIAE, produttori e partecipanti al progetto Liberato. Non ho letto una sola parola di quelle righe fatte di ipotesi, ricche di se e di ma. Non mi interessava, non mi interessa e non mi interesserà. Una sola cosa so, Liberato incarna lo spirito di Napoli.

Liberato nelle sue strofe parla dei sentimenti di tutti

Ascoltate i testi di Liberato con attenzione, capiteli. Non solo il sound che, siamo tutti d’accordo, trasporta e suscita emozioni, ma i testi. Prendiamo in considerazione una delle sue canzoni in cui, abilmente, mescola italiano, napoletano ed inglese. In “Me staje appennenn’ amò” ci ritroviamo di fronte a qualcosa che più o meno tutti abbiamo affrontato, uomini o donne, chiunque si è trovato di fronte ad una persona che ci ha rubato il cuore, qualcuno che alla fine ci ha portati a sentirci vuoti.

“Int’ò core nun sento niente”, perché può capitare di ritrovarci in contesti sociali che ci impediscono di dire o fare quello che vorremmo davvero, dandoci una compostezza che mai avremmo pensato di avere, magari sorridendo, magari apparendo normali all’esterno ma sentendoci così. Vuoti.

Amori nati in città

Nelle sue canzoni Liberato parla d’amore e di Napoli, mischiando sentimento e luoghi di culto della nostra città. In “Partenope” ci parla di un amore nato O’ Chiostro ‘e Santa Chiara, splendido esempio di come gli incontri più belli possano accadere nei luoghi più impensabili. Mi è capitato di andarci qualche volta quando ero sovrappensiero, la pace e la serenità del Monastero è capace, con la sua sola presenza, di placare gli animi più tormentati. Certo non mi ci sono mai innamorato, ma sono sicuro che a qualcuno sia realmente accaduto.

Amori finiti male

Più facile, invece, capiti nel luogo che da nome ad un’altra canzone, “Gaiola”, in cui ci canta di uno dei luoghi più belli di Napoli ed anche qui ci parla di un amore, stavolta che finisce, che sta finendo, per mancanza di fiducia. “Ciento lacreme pe’ na bugia”. Qui è interessante pensare quanti amori quel luogo abbia visto terminare. Succede, ma quando questo accade per colpa di bugie messe in mezzo dalle famose capere, beh, allora fa ancora più male.

Volete dire che non vi è mai capitato di essere al centro di un inciucio? Fortunelli! Nella canzone la definisce “Gaiola portafortuna”. Chissà poi com’è andata a finire la storia.

Tutti ascoltano Liberato, un progetto vincente

E’ questo ciò che nelle sue canzoni io leggo. Sottolineo l’io perché, come in tutte le cose, non credo che l’oggettività esista. Le sfumature, in tutto, fanno la differenza e sta a noi capire, provare a metterci nei panni degli altri, traendo le nostre conclusioni. Proprio per questo, come dicevo all’inizio, non mi importa e mai mi importerà chi si nasconda dietro quella voce.

Le canzoni di Liberato funzionano ed ho visto cantarle a grandi e piccini. Perché succede? Perché è così che va quando della buona musica si unisce a testi degni di essere studiati, letti, capiti. Qualcuno mi ha detto che sì, le canzoni sono belle ma semplici, che dietro non ci sia nulla di che, raccontando semplici fattarielli quotidiani. Ed anche se fosse? Cosa ci sarebbe di male? Fa cantare e ballare ed è conosciuto da tutti, perché sminuire la cosa? Semplice non vuol dire sempre banale.

Il terzo scudetto e l’amore per la maglia azzurra

Unendo la musica allo sport, per la vittoria dello scudetto Liberato ha inciso il pezzo “O core nun tene padrone – 1926 mix”. Si parla sempre di Napoli e d’amore, stavolta l’oggetto del sentimento di Liberato non è però una ragazza, ma Napoli stessa. La parte finale del testo in cui nomina, con i rispettivi numeri di maglia, ogni calciatore che ha portato a questo inatteso quanto voluto successo è una vera poesia. Perché la poesia può e deve essere vista in ogni cosa, anche quando si potrebbe pensare siano prive di emozioni e passione. Ora, ditemi voi, più passione ed emozione che il popolo napoletano ha per la propria squadra dove possiamo trovarne?

Il mistero dell’identità

Potremmo stare qui a parlare di Liberato per ore. È un progetto? È una singola persona che ha avuto una brillante idea? È qualcuno di cui si è già sentito parlare, un po’ come ai tempi fece Damon Albarn che, nonostante il ruolo di frontman dei Blur, divenne la voce dei Gorillaz? A voi interessano davvero le risposte o volete semplicemente lasciarvi trasportare dalle emozioni? Io, come avrete capito, sono della seconda idea.

Ad ognuno il suo…

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