Siamo in un “cul de sac”?

alla resa con un Conte

Serve chiarezza e concretezza; basta parole, servono fatti. Siamo in un “cul de sac”?

Siamo in un “cul de sac”? La situazione sembra sempre più ingarbugliata, l’orizzonte assai offuscato e, inoltre, non si percepiscono cambiamenti sensibili.

Le crisi perseverano e imperversano. Giallo, rosso, arancione: ormai siamo all’emergenza cromatica.

Divagazioni varie, proclami e annunci, polemiche e diatribe.

Chi dice qualcosa di cui non sa, chi sa qualcosa di cui non dice. Questo lo scenario, ormai preponderante.

E’ ragionevole essere stanchi; ed è altrettanto comprensibile nutrire più di qualche ragionevole dubbio, circa l’efficienza più volte sciorinata (con le parole) e puntualmente smentita (con i fatti).

Il tema sicurezza, in considerazione del dopo estate, non ha sortito positivi effetti; la scuola sembra una sorta di cantiere aperto: si va, non si va, la didattica a distanza, lezioni in presenza, dipende dal contagio. I banchi a rotelle, il distanziamento, le aperture differite. Si procede a tentoni. I docenti cercano di capirci qualcosa, ma si sentono in balia degli eventi; i genitori non sanno cosa accadrà il giorno dopo; scolari, alunni e studenti non si raccapezzano.

Il crollo delle speranze

Si cercano i frutti della fiducia riposta, si attendono i riscontri alle aspettative inculcate. Nulla di significativo è accaduto. Aziende al collasso, attività imprenditoriali allo stremo, interi comparti economici spazzati via. La sensazione, netta ed evidente, è che si assista al festival dell’incompetenza e dell’approssimazione. Le inibizioni sono infinite, ma le sicurezze assolutamente poche. Anzi, quasi inavvertibili.
Di gregge, fino ad ora, ci hanno dato solo la connotazione nell’accezione più negativa del termine. Il problema, tuttavia, sta nel fatto che i pastori hanno solo un aspetto presepiale. Con il massimo rispetto per la nostra tradizione che, di per sé, non accetterebbe mai simili analogie, con siffatte facce toste.

Siamo in un “cul de sac”?

Chi promette e chi assicura; puntualmente, in maniera imbarazzante, tutto nel vuoto assoluto. Sembra un gioco macabro: cercare il nulla nel niente, traendo il niente dal nulla.

Leggiamo di usura in piena attività; di malavita sul pezzo; di serie preoccupazioni – da parte delle Istituzioni – circa infiltrazioni della criminalità organizzata, nelle strategie della ripresa. Nonostante tutto, nessun efficiente strumento di contrasto appare adeguato.

Finalmente si avrà un sussulto?

I latini erano adusi distinguere, quando utilizzavano il verbo chiedere. Chiedere per ottenere, chiedere per sapere e chiedere con insistenza.

Se fossimo, allo stato attuale, in un simile contesto ci sarebbe davvero da riflettere bene.

In effetti, pur avendoci chiesto per ottenere, non appaiono intenzionati a risponderci a tono quando chiediamo per sapere.

Denotano, ormai, chiaro disagio e la deduzione che, inevitabilmente, traiamo è una soltanto: sono totalmente inadeguati.

La passione che li accomuna è quella del tirare a campare?

Non possiamo auspicare una rottura proprio adesso, ma osiamo sperare in un sussulto di dignità, in uno scatto di responsabilità.

Quanto prima possibile, il tempo è scaduto da tanto.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.